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Ai lavoratori botte, ai caporali mazzette

Dietro la logistica lombarda, un giro di sporchi affari. Una storia che nasce dallo sfruttamento degli operai e finisce con le speculazioni finanziarie.

d. e.

La logistica è un settore economico strategico, che rende bei quattrini a padroni e padroncini. Soprattutto rende a quei moderni «mercanti di schiavi», che gestiscono la forza lavoro.

Nella stragrande maggioranza, i lavoratori della logistica sono extra comunitari, sottoposti a un estremo sfruttamento, in condizioni lavorative prive della minima tutela, in un clima di ricatti e di

minacce, grazie alla legge Bossi-Fini. Ma anche la pazienza ha un limite e, di fronte all’ennesimo giro di vite, i lavoratori hanno detto basta! E così negli ultimi mesi sono scoppiate lotte in alcuni importanti centri logistici delle province di Varese, Milano, Pavia e di Lodi, la cui attività riguarda soprattutto grandi catene commerciali.

Le vertenze, sostenute dallo Slai-Cobas, hanno messo in luce molte porcherie. Per prima cosa, si è visto che in queste lotte erano assenti, se non avversi, i tre sindacati confederali: CGIL, CISL, UIL. E presto si è capito perché fossero assenti.

– La gestione dei lavoratori è affidata a cooperative, dove i soci-lavoratori hanno tutti i doveri e nessun diritto. In poche parole devono solo obbedire ai soci-caporali.

– Le cooperative sono organizzate e dirette da molti ex sindacalisti, ben ammanicati con il «mondo del lavoro», ovvero con le Camere del Lavoro, gli Ispettorati del Lavoro e le Asl.

Dopo che le lotte hanno messo a nudo queste connivenze, qualche cosa è andata storta e, finalmente, qualcuno è stato preso con le mani nel sacco. Si è scoperto che l’amministratore delegato della Morgan Facility Management SpA, Morgan Fumagalli, aveva a libro paga Alfonso Filosa, ex direttore dell’Ufficio Provinciale del Lavoro di Piacenza, nonché il segretario provinciale della CISL, Gianni Salerno, e un altro sindacalista CISL, Giorgio Cantarelli. Costoro, in cambio di un pugno di euro, garantivano un comportamento «morbido», in caso di ispezioni nelle aziende di logistica, presso le quali Morgan Facility Management prestava servizi di pulizia, di facchinaggio o di «prestazione» di manodopera [«La Cronaca», edizione di Piacenza, 10 marzo 2010, pp. 6 e 7].

Lo scorso febbraio, nel corso della dura lotta della GLS di Cerro al Lambro (Lodi), il sindacalista CISL si distinse per la sua azione antioperaia, scagliandosi in particolare contro lo Slai-Cobas, chestava gestendo la vertenza. Doveva ben guadagnarsi il suo sporco compenso.

PRENDI I SOLDI E SCAPPA

A noi non interessa sapere chi è il corruttore e chi è il corrotto, è un compito che lasciamo alla magistratura. Quello che vediamo è un padrone che paga alcune persone, tra cui un funzionario dello Stato e due sindacalisti, al fine di ottenere un «servizio», ovvero la possibilità di fare in pace i propri affari. Alla faccia dei diritti e della sicurezza dei lavoratori!

Questa meretricio presenta però molti altri aspetti, sui quali è molto istruttivo fare luce. Vediamo allora chi è Morgan Fumagalli e che cosa è la Morgan Facility Management. Morgan Fumagalli è un giovane manager milanese che si è fatto le ossa come capo del personale in una multinazionale del lavoro interinale, ovvero del lavoro precario in appalto, proliferato grazie alla Legge Biagi. Dopo di che, ha fondato la Morgan Facility Management SpA, un’impresa che si occupa di «Facility», ovvero, detto in italiano, offre alle aziende una serie di servizi: pulizie, manutenzione, sorveglianza, nonché la logistica (vedi il sito: /www.mfmanagement.it/).

Ovviamente, questi servizi sono svolti da lavoratori, che qualcuno provvede ad «arruolare». Infatti, questi lavoratori non sono certo dipendenti diretti della Morgan Facility Management SpA, che risulta averne meno di dieci (vedi il sito: http://www.impresaitalia.info/MSTDB81017252/morganfacility- management-spa/milano.aspx/).

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Il fatturato, «sorprendentemente», è compreso tra i 5 e i 13 milioni di euro. Una bella cifra, per un’impresa che conta meno di dieci dipendenti! Per farla breve, la Morgan Facility Management SpA subappalta i lavori a cooperative compiacenti. Solo nel Piacentino, è stato stimato un giro di affari annuo attorno ai due milioni di euro. Cifra raggiunta grazie al supersfruttamento dei lavoratori, condito con l’evasione fiscale e previdenziale (Inps e Inail), assicurata da un sistema di «scatole cinesi», chiudendo le vecchie cooperative e aprendone di nuove, secondo le necessità [vedi: http://www.inail.it/repository/ContentManagement/information/P1214322374/QDU2F.pdf/].

Questa gallina dalle uova d’ora ha consentito a Morgan Fumagalli di tentare nuove avventure. Seguendo la carriera del giovin rampante milanese, sappiamo che ha aperto filiali in Inghilterra e anche in Russia [vedi: http://www.morganhunt.com/about-us/morgan-hunt-group/], … ma soprattutto veniamo a sapere che ha preso la residenza nel noto paradiso fiscale di Lugano, dove ha inaugurato un’attività finanziaria (hedge funds?), la Morgan Fumagalli & Partners SA, con interessi anche nel campo immobiliare e in qualche altro promettente settore (biotecnologie) [vedi: http://www.foglioitaliano.com/pdf/Foglio_106_settembre_07.pdf/].

Come si vede, i soldi ricavati dallo sfruttamento dei lavoratori delle cooperative padane finiscono in quell’infernale girone speculativo, in cui oggi il capitalismo si dibatte, senza soluzione di continuità.

E domani, non stupirebbe scoprire che il brillante Morgan non è altro che una «testa di turco» di un ben più alto giro di affari.

RITORNO AL PASSATO? NO, AL FUTURO!

Tutta la faccenda rivela quello stretto legame tra lavoro schiavistico e speculazione finanziaria, che è l’aspetto tipico dell’attuale fase economica e che la crisi sta solo portando alle sue estreme conseguenze. Le cooperative della logistica dimostrano in modo esemplare che oggi lo sfruttamento degli operai viene esasperato, in quanto è l’unica fonte da cui ricavare la ricchezza, ovvero il plusvalore. Non ci sono cazzi: è solo il plusvalore estorto agli operai che fornisce i capitali per le più spericolate speculazioni, di cui ci parlano le cronache quotidiane. La folle illusione di creare ricchezza in tempi sempre più brevi è una sfida permanente al rischio inevitabile di bruciare ricchezza, condannando alla miseria i proletari.

Ma per quanto traballante, la baracca capitalista assicura sempre grandi privilegi a una folta schiera di sfruttatori e di faccendieri. Si capisce allora che, per mantenere i propri privilegi, costoro sono disposti a tutto, pur di sottomettere gli operai, facendoli lavorare nelle più bestiali condizioni. Le mazzette elargite a sindacalisti e a funzionari dello Stato, per quanto ricche, sono una piccola cosa, rispetto alla ricchezza ottenuta dallo sfruttamento degli operai. Oltre alle mazzette, ci sono gli onorari e i compensi, pagati a diverso titolo a commercialisti e ad avvocati, a professionisti e a faccendieri, ai consulenti finanziari e alle «escort», per finire con gli indispensabili guardaspalle.

Tutti costoro formano una vasta rete di interessi, e di quattrini, alimentata solo dallo sfruttamento degli operai. Si capisce infine la violenza repressiva dello Stato, che viene scatenata contro ogni minima protesta operaia, che può mettere in discussione questo sistema di sfruttamento e di oppressione.

Milano, 15 marzo 2010.

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