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Bellezza, cultura e precarietà 

C’era una volta Pane, Amore e Fantasia, il film di Luigi Comencini che è diventato un classico della commedia all’italiana. Immaginiamo che Comencini dovesse scrivere adesso una  sceneggiatura, immaginiamo che volesse farlo sulla situazione dei lavoratori, mettiamo che si tratti del personale dei musei, quelli privati ad esempio. Sarebbe parecchio difficile trovare uno spunto di comicità perché la situazione è parecchio deprimente.

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Come molte altre aziende infatti, i musei privati, spesso gestiti da
fondazioni di tipo bancario,demandano la selezione del personale e
l’assunzione alle agenzie interinali secondo criteri stabiliti: per
lavorare in un museo privato come assistenti di sala (ovvero vestire la
prestigiosa divisa degli addetti a dire “no flash”, “niente fotografie”
e “il bagno è in fondo a destra” in una o più lingue) infatti sono
necessarie moltissime qualità.

Prima di tutto è necessario essere
donne perché, come recenti studi hanno dimostrato, le donne hanno una
voce più dolce e conciliante, un uomo non potrebbe mai e poi mai dire
“no flash”, “niente fotografie” e “il bagno è in fondo a destra” nella
stesso modo suadente.

In secondo luogo è necessario avere la
famosa “bella presenza”, ma essendo la bellezza un fatto spesso
soggettivo, i datori di lavoro ne delineano i canoni: altezza (che come
ci insegna la saggezza popolare è mezza bellezza), taglia non superiore
alla 44 (qui secoli di arte potrebbero smentire, ma d’altra parte sono
loro a decidere… non se ne può mica discutere), un sorriso smagliante
(anche qui revival della tradizione secondo cui per sapere se un
cavallo è in buone condizioni bisogna guardare i denti).

Dopo
aver attentamente vagliato una donna in base a questi canoni come se
fosse poco più che un animale si passa all’aspetto caratteriale e
culturale: una laurea, anche presa con i punti del mulino bianco a
Universitalia, ce la devi avere, devi sapere almeno 2 lingue e poi è
necessaria una predisposizione al contatto umano, frase che non
significa assolutamente nulla ma che, nel gergo aziendale,
significa:“debitamente sottomessa, quanto al cliente tanto al padrone”.

Hanno
anche il coraggio di chiederti se hai esperienza, sebbene, specificano
poi, non sia un requisito fondamentale. In questo scenario
apocalittico, una volta assunti, a tempo determinato ovviamente, si
viene pagati intorno ai mille euro per un part-time di 5 ore, 6 giorni
su 7, e le uniche feste comandate sono quelle autorizzate dal
Presidente della struttura che in questi casi, si sostituisce a Dio (25
dicembre), alla Patria (1 maggio) e, se gli girano, anche alla Famiglia
(compleanni, anniversari, ecc).

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