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Cgil: «I ricercatori restano precari»

da il manifesto del 15 Giugno 2007

L’allarme di Panini (Flc): migliaia senza risposte negli atenei ed enti, intervengano Nicolais e Mussi
Cgil: «I ricercatori restano precari»
I problemi vengono dalla finanziaria e da alcuni rettori. Anche la Rdb si mobilita, oggi presidio al ministero dell’Università e Ricerca: «A un anno dal voto promesse non mantenute»
Antonio Sciotto


Il segretario della Flc Cgil Enrico Panini non potrebbe essere più chiaro: «La finanziaria 2007 sui precari è un brodino ristretto». La legge varata dal Parlamento lo scorso dicembre, infatti, non include i ricercatori tra gli «stabilizzabili» degli atenei, così come esclude i parasubordinati degli enti di ricerca. Come dire: la grandissima parte degli «atipici» del settore. Il sindacato, dopo mesi di battaglia per correggere la legge, e dopo aver raccolto qualche parziale successo, lancia dunque l’«allarme precari». Ma la denuncia si estende anche ad Università ed Enti di ricerca: diversi atenei non si stanno adeguando alle leggi, che seppure «ristrette» già permetterebbero una serie di stabilizzazioni, e molti enti lasciano inutilizzati i fondi disponibili. Risultato: a restare fregati sono i «soliti noti». Borsisti, assegnisti, ricercatori, cococò: quell’esercito di lavoratori senza diritti che oggi manda avanti la ricerca in Italia.


I commi della finanziaria che interessano i precari sono il 519, il 520 e il 529: fuori dai tecnicismi, il problema fondamentale è che la manovra esclude non solo i ricercatori delle università, ma anche i parasubordinati di atenei ed enti di ricerca. L’opera di pressione del sindacato è riuscita a far correggere almeno una parte, portando il governo a emanare una direttiva – il 30 aprile scorso – che chiarisce l’inclusione delle università tra i destinatari delle stabilizzazioni. Ma la Crui – conferenza dei rettori – prova ancora a chiedere interpretazioni restrittive, mentre alcuni atenei sollecitano ulteriori direttive per prendere tempo.
In particolare, nella «lista nera» delle università negligenti dobbiamo includere: Politecnico e Statale di Milano, Torvergata di Roma, Politecnico di Bari, gli atenei di Perugia, Venezia e Bologna. Qui i rettori fanno i «capricci» e fanno di tutto per non assumere. Più «virtuose», al contrario, le università di Catania, Palermo, Bergamo e Macerata – che hanno già emesso un bando per la stabilizzazione – e Foggia, che ha concordato un percorso. La Sapienza di Roma ha fatto un primo accordo, ma restano fuori ancora tanti precari.
«Ci sono atenei che chiedono ulteriori chiarimenti, non prendendo atto che legge e direttiva sono chiarissime, o enti che lasciano inutilizzate le risorse disponibili – spiega Panini – Inoltre resta sempre aperto il nodo che dalle norme rimangono esclusi i ricercatori universitari e i parasubordinati di atenei ed enti. Noi chiediamo al governo, ai ministri Nicolais e Mussi, di fare un ulteriore sforzo per includere tutti. E, soprattutto, chiediamo un investimento serio sulla ricerca nel Dpef per il 2008».
Il Dpef e la finanziaria 2008 daranno il vero segno: il governo si ostinerà a lasciare Università e ricerca tra le «cenerentole» italiane o finalmente invertirà la rotta? I sindacati erano tanto insoddisfatti della passata finanziaria da aver organizzato il primo sciopero dei confederali nell’epoca dell’Unione, il 17 novembre scorso. «Chiediamo di azzerare il precariato – dice Panini – Nel prossimo biennio si dovrà disporre l’assunzione di 20 mila precari delle università e 10 mila degli enti di ricerca».
Inoltre, più in generale si chiedono: 1) diritto di voto per i precari nelle elezioni delle Rsu (richiesta a Nicolais); 2) piene tutele nei rinnovi contrattuali anche per i precari (richiesta a Mussi e Nicolais); 3) eliminare contratti come i cococò, gli assegni e i vari altri per arrivare – spiega Panini – «a un unico contratto diverso dall’indeterminato, quello a termine, corredato di tutte le tutele» (richiesta nel tavolo di riforma del mercato del lavoro, in particolare al ministro del lavoro Cesare Damiano).
Intanto anche le Rdb si mobilitano, e oggi alle 10 manifestano davanti al ministero dell’Università e Ricerca: «A un anno dal voto tante promesse non mantenute: il privato dilaga e i precari non vengono assunti».

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