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Denise e Boby: simboli involontari del razzismo che colpisce i Rom in Italia

Milano, 12 settembre 2008. Denise Pipitone e Boby: una bambina rapita quattro anni fa in Sicilia; un ragazzino Rom che appare a scadenza fissa sui quotidiani, a dimostrazione di come i Rom siano ladri, immorali e sfruttatori di minori.

Denise viene avvistata diverse volte ogni anno, sempre in compagnia di fantomatiche Romnì. Probabilmente non è mai uscita dalla Sicilia, eppure è diventata il paradigma del più antico pregiudizio con cui sono demonizzati i Rom: il rapimento di bambini. Ogni volta, stampa e TV vanno a nozze con gli "avvistamenti": quali migliori occasioni per gettare fango razzista sul popolo più discriminato del mondo?

Le smentite e gli esami del DNA non servono, perché il "gioco" fa
Boby, secondo la stampa, sarebbe un bambino ‘zingaro’ maltrattato dai genitori-aguzzini e costretto a scippare – dal 2006 – i passanti in zona Stazione Centrale, a Milano. Di volta in volta, nei racconti delle autorità e della stampa, verrebbe legato, frustato, segregato, torturato con sigarette accese, preso a pugni e "calci in pancia". Nessuno, però, sa spiegare come mai il ragazzino, sistemato in accoglienti comunità alloggio e affidato ad amorevoli educatori per ben 46 volte (sic!), a Milano e fuori, sia sempre fuggito e tornato dai suoi "persecutori".

Roberto Malini – EveryOne Group –

 info@everyonegroup.com

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