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Dieci Volte Gratis

 

TRUFFA. La storia curiosa di una famiglia legata a sisde e finanziarie fantasma e della loro impresa editoriale nello sport

 


La “fortunata avventura” di Dieci è finita ufficialmente il 3 settembre, dopo circa otto mesi dal suo inizio. Per noi che ci abbiamo lavorato è finita molto prima, “ufficialmente” il 26 giugno quando, arrivando in redazione, abbiamo trovato una sorpresina sulla porta: “A seguito delle immotivate argomentazioni poste dal Comitato di Redazione e della conseguente decisione di astenersi dall’attività lavorativa l’Editore ritiene che si renda necessario procedere al licenziamento per giusta causa di tutta la Redazione di Dieci. Si riserva altresì di valutare una richiesta di danni subiti a causa della reiterata posizione assunta da tutta la redazione”. Venti giornalisti licenziati in tronco per "inopportuna, illegittima e immotivata" decisione di scioperare. L’“inopportuna e illegittima” decisione era stata presa dalla redazione contro i mancati pagamenti degli stipendi.

Socio di Fabio Caso (figlio dell’ex agente del Sisde Giandomenico) nei primi tre mesi di vita del giornale è stato Alberto Donati, noto a tutti quelli del settore, trattandosi infatti del capo delegazione della Federazione Italiana Editori Giornali. Ma la famiglia Caso non è nuova a questo genere di comportamento. Sembra che il loro hobby preferito sia aprire attività per poi non pagare i dipendenti, i fornitori e tutti coloro che “normalmente” andrebbero pagati, e dopo qualche mese licenziare tutti in tronco per giusta causa e mettere in liquidazione l’attività. È stato così per il “Globo”, free-press romana fondata nel 2001 con, udite udite, un finanziamento iniziale dell’Unione Europea. È stato così, solo pochi mesi prima di aprire Dieci, tra maggio e settembre del 2006, che i lavoratori del call center “Laer” di Macchiareddu si sono imbattuti nelle stesse dinamiche. Fabio Caso è a capo della holding Hopit, a sua volta controllata da due finanziarie nel Nicaragua, che pare anch’essa inesistente, nonostante un elevato, teorico, capitale sociale (90 milioni di euro) frutto di depositi presso istituti centroamericani.

A corollario delle domande più ovvie e banali quali “Come pensa questa gente di aprire attività e far lavorare i dipendenti senza pagarli?”, “Com’è possibile che sistematicamente il gruppo Hopit, guidato dai Caso, perda le cause dei licenziati e non paghi mai?”, altre domande inquietano ben di più: perché degli imprenditori, se così possiamo definirli, aprono attività già sapendo di chiuderle poco dopo con la certezza di non guadagnarci? In che modo queste manovre portano dei soldi nelle loro tasche? Perché la legge italiana permette loro di continuare a “investire” in queste truffe? Se noi comuni mortali non paghiamo le multe ci viene recapitata a casa una cartella esattoriale e, se non paghiamo nemmeno quella, vengono a pignorarci i beni. Se io truffo qualcuno vado in prigione, ovviamente se mi beccano. Queste persone hanno fatto tutto alla luce del sole e sono già state beccate più volte. Senza pagare.

Per chiudere in bellezza: le ultime notizie danno per certa la riapertura di Dieci con sede a Roma. A Gennaio 2008. Auguri.

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