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EuroMayDay08: Il cammino è cominciato

Il bello è essere in ottantamila, migranti e precari, insieme, a Milano, per l’EuroMayDay 008, la parata del primo maggio dei precari europei.

Da
Piazza XXIV maggio fino a Piazza Castello, 30 carri hanno sfilato dalle tre
del pomeriggio alle otto di sera, musica a palla, età media meno di
trent’anni. Sotto un sole caldo nel cielo limpido che ha sconfessato
tutte le brutte previsioni, alla faccia di chi ci vuole male. Da Torino,
da Bologna, da Vicenza, da Brescia, da Piacenza, da Feltre, da Bergamo,
da tutta la Lombardia. Apre il carro dei migranti, affidato a San
Precario, versione mediorientata, con in testa una kefiah, con gli
striscioni che dicono "No border, no precarity", "Libertà di movimento".
Il bello è essere in ottantamila a condividere queste rivendicazioni:
regolarizazzione permanenet, no al legame fra permesso di soggiorno e
contratto di lavoro, chiusura dei cpt. Rivendicazioni che parlano di
precarizzione della vita e del lavoro e che nquindi on riguardano solo i
migranti ma tutti/e coloro che hanno invaso le strade di Milano.
I tamburi tuonano mentre uomini e donne di nazionalità diversa portano, su
un palmo di mano, vien da dire, lo striscione "patchwork" della catena
transazionale delle realtà di lotta
dei migranti europei, ogni pezzo cucito vicino all’altro corrisponde a un
nuovo
appuntamento: adesso è qui, EuroMayDay 008.
Subito dietro, il carro
delle donne precarie che vogliono "partorire i loro diritti" e ballano
arrabbiate dentro una gabbia, la gabbia della precarietà che deve
saltare. Sfilano le realtà di lavoro della rete Intelligence Precaria: i
lavoratori dei call center, gli operatori sociali, le cassiere Esselunga
e gli autorganizzati delle Scala, l’autobus delle
autoproduzioni, i giornalisti freelance sul carro di
City of Gods, la free-press precaria. E poi ancora i centri sociali e i
sindacati di base: confederazione Cobas, cub, Sdl, Slai cobas.

Ma non è festa solo per chi marcia, è festa di tutta la città, anche di
chi sta ai bordi delle Parade e legge City of Gods, sorride, resta a
guardare e commenta. Chi accusa la Mayday di essere "soltanto una festa"
dimentica che "uno degli aspetti essenziali della Vera Festa costiste
nella presa dello spazio, nel suo rovesciamento, nella risacralizazzione
umanizzata" di una festa addomesticata, distante, senile come quella del
Primo maggio tradizionale.
I precari festeggiano perché è in questo spazio che si risonoscono e perchè
è in questo tempo che la loro presa di parola, lasciadosi alle spalle
autocommiserazioni e sfighe, si sta tramutando in forza
Non ci sentiamo precari/e: lo siamo.
Noi siamo precari e precarie, lavoratori e lavoratrici, uomini e donne,
migranti
e nativi. E siamo i più incazzati.

Intanto su un balcone, in via Torino, appare una scritta: "Migranti
abbiamo bisogno di voi, non lasciateci soli con gli italiani". E dal
camion rispondono le voci, al microfono, dei latinoamericani, dei
magrebini, dei senegalesi, stanchi di veder appiattita la loro esistenza
sul lavoro, ricchezza vitale di uomini e donne che non solo viene
disconosciuta ma addirittura si trasforma in problema per una sinistra
che ha smarrito il senso di sè e a cui restano solo le politiche
securitarie della destra.La parte migliore di questo paese si è fatta
viva a Milano il Primo maggio 2008. Per collegarsi e ricomporsi, i
partecipanti raccolgono e mettono insieme i pezzi del puzzle precario
distribuito dai carri. Collegamenti anche in senso radiofonico: dal
carro dei giornalisti precari di City of Gods vanno in onda i
collegamenti in diretta/differita con le Mayday di Aachen, dove Sarkozy e
Merkel
vengono ricoperti di fischi; con i migranti di San Francisco e
Washington; con le Euromayday sparse per tutta Europa, da Lisbona a
Maribor. Ci si collega con Pomigliano d’arco, dove ci si oppone alla
deportazione di 316 "operai e precari" e con Roma dove precari e migranti
hanno occupato un’ex sede del messaggero proprietà di caltagirone.Una
partecipazione, quest’anno,
che non solo è cresciuta numericamente e si è allargata a nuovi soggetti
precari, ma è maturata, si è fatta più analitica, condivisa e rivendicativa.

DeCorato, vicesceriffo di Milano sul Corriere della sera la mette giù così:
"A dispetto delle assicurazioni date dagli organizzatori del corteo, i bravi
ragazzi
dell’area no-global e dei centri sociali che hanno partecipato alla
MayDay hanno lasciato il segno. Una vergogna che grazie
agli impianti di video sorveglianza e alla collaborazione dei cittadini
non resterà impunita!" Come ogni anno, De Corato & company gridano allo
scandalo. E i giornali — da buoni vassalli — amplificano. Ovviamente
senza scrivere nulla sul perché della MayDay, sui suoi contenuti e sulle
decine e decine di migliaia di uomini e donne che l’hanno attraversata.
Per i giornali, la MayDay esiste solo grazie alle scritte sui muri. La
stampa e De Corato possono stare tranquilli. Finchè l’informazione sarà
questa, continueremo a scrivere sui muri. Almeno, alcuni concetti, del
tutto condivisibili, quali "Equo canone", "Diritto alla casa" "Più case,
meno chiese", passeranno sulle pagine dei giornali.
Concetti, inoltre, ben più pregnanti – solidarizziamo con i denunciati !-
e sapienti di quelli veicolati attraverso i tantissimi manifesti
pubblicitari che infestano le vie
della città, rovinandola, oltraggiando il decoro metropolitano, svilendo
l’intelligenza dei cittadini.
Questo è un vero esempio di vandalismo urbano, come lo sono i cantieri a
cielo aperto di decine di parcheggi inutili, costosi e
tangentati.

Ed ancora: il vandalismo per noi è quello dell’Expo, come ricorda il carro
dei comitati NoExpo: un mostro di precarietà e distruzione degli spazi
pubblici della città di Milano. Cementificazioni, infrastrutture immense che
"utili" per poco diventeranno un attimo dopo cattedrali nel deserto. Si
stanno abbattendo ora le brutture di Italia90. L’Expo attirerà investimenti
miliardari che per noi che viviamo qua in basso, nel mondo di sotto, si
tradurranno in contratti precari, per i fortunati, in lavoro nero, per tutti
gli altri addetti alla costruzione della metropoli vetrina del 2015.
Non lamentatevi delle scritte sui muri voi che sfregiate l’anima di una
città !

Nel silenzio assordante della politica che si ricorda della precarietà
solo in campagna elettorale, i precari della EuroMayDay 008 mandano a
dire che possono fare da sè. Non hanno solo cuore ma idee, creatività,
capacità comunicativa ma anche proposte sul reddito, sul welfare, la casa,
l’ambiente.
Mentre la sinistra dei partiti e dei sindacati confederali si lamenta, e
s’allontana dal paese reale, la Mayday s’incammina per darsi continuità e
stringere nuove complicità precarie .
Una la Long-lunga-larga EuroMayDay che si farà sentire nei prossimi mesi. Ma
questa è una altra
storia.

Per il momento, ricordiamo il primo appuntamento dell’Assemblea MayDay per domenica, 11 maggio, h. 15.00, Ponte della Ghisolfa, V.le Monza 255, Milano.

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