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eXgae: contro la Siae e per la cultura libera in Spagna

La Sgae o Sociedad General de Autores y Editores è l’equivalente spagnolo della Siae, la Società Italiana Autori ed Editori. Mentre eXgae, come dice il nome, è un gruppo basato a Barcellona che lotta contro l’entità che gestisce i diritti d’autore e ne chiede la chiusura o quantomeno una riforma radicale. eXgae è uno degli esperimenti più avanzati del fronte per la liberazione della produzione culturale dai lacci imposti dal copyright, che sostiene le grandi aziende e i dinosauri della cultura a spese di artisti emergenti, circolazione dei saperi e alla faccia delle trasformazioni causate dall’avvento di Internet.

Poche settimane fa la Sgae ha fatto pervenire a eXgae una lettera in cui intimava di non usare più il nome (che richiama troppo da vicino quello di Sgae) e di cessare le sue attività. Il copyright usato per soffocare la libertà di espressione. Simona Levi vive a Barcellona ed è una delle principali animatrici di eXgae. Le abbiamo chiesto di spiegarci cosa fa eXgae, quali saranno le conseguenze di un’eventuale causa contro di loro, e cosa accadra se e quando (perlomeno in Spagna) vivremo in un mondo ex-Sgae.

Quando è nata eXgae e da chi è formata?
eXgae è nata nel 2008 e ha una struttura completamente rizomatica: non c’è un inizio o una fine. C’è invece un nucleo di affinità, un gruppo di persone a Barcellona che però lavora costantemente in rete con altri gruppi e singoli. Abbiamo reti molto grandi sia a Madrid che in generale in Spagna. Barcellona rappresenta solo il 25% di eXgae. La rete è formata sia da artisti che da hacker, professori, persone che hanno negozi di informatica, e gestori di spazi culturali che pagano canoni per la diffusione di musica. Per questo abbiamo i piedi per terra, dobbiamo rispondere a bisogni reali di chi fa cultura, suona, scrive o semplicemente vuole trasmettere musica nel suo bar e non vuole più sottostare alle gabelle della Sgae.

Perché avete scelto la Sgae come bersaglio?
La Sgae è il braccio armato delle lobby discografiche e finanzia le lobby piu retrograde della produzione culturale. In un anno la Sgae ha ricevuto 164 milioni di euro che poi non ha redistribuito. Pigliano i soldi da chi non è iscritto e non li restituiscono. Scrivono il tuo nome sbagliato e i tuoi soldi spariscono…

Quali sono le vostre attività principali?
L’idea principale è che è molto facile vivere senza Sgae, basta cambiare le proprie abitudini. Ci sono cittadini che hanno bisogno di strumenti per risolvere problemi legati a Internet e alla proprietà intellettuale, e noi cerchiamo di consigliarli. Se invece c’è bisogno di un avvocato, invitiamo le persone a rivolgersi ad avvocati esterni, che non sono legati a eXgae. Facciamo in media 1.400 consulenze all’anno (consigli ecc) e di queste circa 20 hanno davvero bisogno di avvocati. La nostra pagina web ha 10.000 visite al mese e lì si possono trovare tutti gli strumenti legali per emanciparsi dalla Sgae. Ce l’hanno resa complicata per renderci dipendenti dalla Sgae e dagli avvocati, ma in realtà la produzione di cultura senza bisogno di un intermediario è facile, puo farlo chiunque.

Per esempio?
Per esempio, se sei un artista o hai una sala che fa concerti, il contratto per un concerto solitamente recita: “i diritti d’autore saranno liquidati attraverso la corrispondente entità di gestione” ma in realta questo non è obbligatorio e si fa solo per un’abitudine sbagliata. Inoltre spesso gli artisti non sono iscritti: sono solo soldi regalati alla Sgae. E poi quando un agente Sgae entra in un bar la gente si spaventa perché pensa sia un poliziotto, invece è un agente di una compagnia privata e non è obbligatorio firmare nulla… noi suggeriamo soluzioni diverse per i contratti e suggeriamo per esempio di mettere musica copyleft, non soggetta a Sgae. Infine cerchiamo di analizzare la situazione legale e facciamo proposte per l’era digitale. Siamo una specie di think tank su questi temi, vedi per esempio il Forum della cultura libera che si terrà a Barcellona dal 28 al 31 ottobre (box a fianco).

Come vedete il vostro ruolo negli scontri sul copyright?
Per noi, in fondo, si tratta di “normalizzare” la situazione. Nel paradigma digitale in cui viviamo grazie a internet, produttore e consumatore si confondono e condividere liberamente cultura (per esempio scaricando e diffondendo film e musica) è semplicemente la norma. Ma dal punto di vista legale vige ancora il vecchio paradigma, mentre noi invece facciamo eventi per normalizzare la cultura (come gli oXcars, il gran galà della cultura libera e no-copyright che si terrà il 28 ottobre durante il Forum della Cultura Libera) secondo i canoni del mondo in cui tutti noi viviamo.

Fate anche azioni diverse da quelle legali?
Facciamo comunicazione, video, grafiche anonime… aiutiamo i movimenti con una produzione artistica virale che permette loro di manifestarsi in forma pubblica. Il ministro della cultura Molina ha fatto entrare le società di gestione a parlare di pirateria nelle scuole materne, per cui il 19 gennaio 2009 abbiamo lanciato il concorso Molina Pirate (gioco di parole tra “pirata” e “vattene” in spagnolo, ndr.) in cui bisognava trovare uno slogan per mandarlo via. Da questa campagna è nato un video e dopo un mese Molina in un rimpasto di governo è sparito.

Quale sarà l’effetto della lettera degli avvocati della Sgae? Vi aspettate un processo?
Ci basiamo sulla frase di Ghandi: prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti attaccano, poi tu vinci. Dopo che il nostro sito, grazie a loro, ha avuto 110.000 visite in un giorno… pensiamo che la loro attitudine sia cambiata. Noi abbiamo sempre invitato la Sgae a tutti i dibattiti, siamo sempre stati disposti a lavorare dialetticamente con tutti, ma loro non sono mai venuti e non hanno mai risposto. Comunque se decideranno di farci la guerra non faranno altro che accelerare la loro scomparsa. La società civile stavolta non li appoggerà. Nessuno ci considera malvagi, abbiamo appoggi politici, mentre loro stanno usando il copyright come mezzo contro la libertà di espressione.

Perché nessuna forza politica propone una seria riforma di quelle agenzie?
Purtroppo in Spagna tutti odiano la Sgae ma c’è un tabu per la sinistra a opporvisi seriamente, anche se sappiamo che dietro le quinte lo fanno. La Sgae infatti è appoggiata da molti artisti importanti legati alla fine della dittatura. A destra invece non c’è questo problema, e il Partido Popular è piu veloce e intelligente su questi temi e tende un po a capitalizzare il nostro lavoro.  Spesso dicono “visto? È una lotta di destra” e noi dobbiamo continuare a ripetere che siamo di sinistra, così come gli artisti che ci appoggiano.

Come immaginate il futuro?
Io vorrei fosse senza Sgae. Pero siamo disposti anche (se ci fosse una riforma seria) a prevedere una Sgae come ente privato che un artista può contattare se ha molti introiti, che si occupa dei suoi iscritti ma non di altri diritti obbligatori. Un ente privato in cui non sono rappresentati autori ed editori insieme. Oggi sfruttato e sfruttatore sono rappresentati dallo stesso cartello e questo non ha senso.

Cosa diresti a un artista o una band che vuole iscriversi alla Siae?
In certe situazioni lavorative è impossibile non essere soci di un’entità di gestione (per esempio per chi lavora in TV). Infatti i precari dell’industria culturale sono pagati solo via royalties, ed eliminarle sarebbe un duro colpo per loro. Pero invitiamo a essere sempre padroni della propria vita: se non è necessario che qualcuno gestisca le tue cose, se suoni live o se distribuisci la tua musica online, la Siae non ti serve. Se pero devi essere dentro al sistema cerca di aiutarci a cambiarlo da dentro!

Alessandro Delfanti  – Da Alias (Il Manifesto) di sabato 16 ottobre 2010

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