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Formazione fuffa: a Milano pagano i precari


Da lì vengono gestiti i finanziamenti e gli accreditamenti per la 'Formazione'


La crisi economica che sta colpendo Milanocity non è sempre una tragedia. C’è chi, nell’ombra, zitto zitto si frega le mani. Anche ora, mentre aumentano i disoccupati e la precarietà azzanna ormai la maggioranza dei cittadini del milanese.

I fondi degli enti

Sono gli ‘Enti di Formazione’ una realtà poco conosciuta che si divide una fetta da ben 45,8 milioni di euro nella sola Lombardia. Fondi europei, comunali, provinciali, regionali finiscono nei loro progetti/associazioni/società/consorzi che come denunciato dall’ultimo rapporto Isfol: ‘Creano una sovrastruttura sganciata dalle esigenze reali del mercato del lavoro’. Non stiamo parlando di corsi per disabili o per minori in difficoltà ma di formazione per la maggioranza di inoccupati, disoccupati e precari di Milano.


La denuncia

Armando Rinaldi, presidente dell’Atdal, un’associazione che tutela i diritti di disoccupati e precari ultra 40enni è più esplicito: ‘ La media dei disoccupati lombardi ha più ore di formazione che di lavoro ‘vero’. In pratica cercano lavoro e gli vengono offerti corsi e rimborsi spese. Gli unici che riescono a trovare un’occupazione, spesso, è grazie a conoscenze personali. Su 10mila euro di fondi pubblici 3 mila vanno a disoccupati e precari mentre 7mila vengono ‘filtrati’ da chi organizza e gestisce i corsi.
I dati sembrano dar ragione ai critici. Nonostante l’entità dei fondi solo 168 allievi in tutta la Regione sono riusciti a realizzare una micro-impresa, ancora più sconfortanti i numeri di chi ha trovato un’occupazione ‘vera’.


Inchieste penali in tutta Italia

Intanto, il prossimo novembre si apre a Roma il processo che vede coinvolto Giorgio Simeoni, assessore PDL alla scuola, accusato di aver intascato una tangente per corsi di formazione inesistenti. Le inchieste riguardano entrambe gli schieramenti politici in Liguria (Giancarlo Cassini e Vito Vattuone del PD) Veneto, Puglia, Campania e Sicilia.
E dopo le denunce e le indagini delle Procure di mezza Italia che hanno visto l’incriminazione di ‘pezzi grossi’ della formazione, come il presidente dell’Enaip Sarda Tonino Tidu, anche a Milano la puzza inizia a farsi pesante.

Situa a Milano

Le richieste d’intervento arrivate allo Sportello San Precario, gestito dai gruppi che organizzano la May day Parade, parlano di una crescente precarizzazione di formatori e tutor, gli insegnanti dei corsi, costretti ad aprirsi la partita iva per lavorare. In alcuni casi poi, formatrici in gravidanza, hanno visto il proprio contratto a tempo determinato non rinnovato dopo il parto. Nulla di illegale certo, ma quando a non rinnovare è un sindacato che dovrebbe difenderti, l’odore di marcio inizia a diventare insopportabile.
Senza parlare di firme false sui registri, di educatori schifati, di direttori di progetto e coordinatori interessati più al ‘found raising (leggi i soldi) piuttosto che di pedagogia, budget al posto di ‘vero’ insegnamento.

Omertà precaria
Nessuno sporge denuncia, guai a metterci la faccia. I precari lo sanno. Chi parla non lavora più visti i meccanismi che stanno alla base di accreditamenti e progetti, corsi di formazione e iniziative di riqualificazione lavorativa.
Il paradosso è che in Lombardia, e a Milano in particolare, i corsi vengono gestiti soprattutto da enti legati ai sindacati. Tra i più attivi spicca lo I.a.l. della Cisl, una delle realtà che gestisce i corsi più importanti insieme a Obiettivo Lavoro e Enaip Nel 2009 solo di Fondi Sociali Europei lo Ial ha incassato ben 726mila euro senza contare gli ulteriori finanziamenti erogati da Comune, Provincia e regione Lombardia. Tra le società accreditate spiccano le ex agenzie interinali, come la Quanta risorse umane spa, mentre la Provincia garantisce 380mila euro a progetto per il ‘Servizio Crisi’, dedicato alle aziende in difficoltà. Il bilancio provinciale nel 2009 ha visto lo stanziamento di 4,3 milioni di euro in politiche di welfare, e di 29 milioni di euro in politiche di welfare community.

Un botto di soldi. E i risultati?
I risultati ottenuti da un così ingente dispiegamento di forze e fondi sono insufficienti. I fondi erogati dagli enti di Formazione sotto forma di rimborsi spese per i corsisti garantiscono ammortizzatori sociali a un numero troppo esiguo di cittadini in difficoltà, senza dare una pur minima continuità di reddito alla totalità dei precari Milanesi. Oggi solo il 25% di chi perde il lavoro riesce a ottenere, a stento e superando ostacoli burocratici da panico, i soldi della Cassa Integrazione Ordinaria e in deroga.
Il panorama e le cifre parlano chiaro: non è la mancanza di stanziamenti pubblici che impedisce l’erogazione di un reddito minimo ai precari ma una precisa volontà politica che vede forti interessi trasversali. Una constatazione oggettiva da tenere ben presente in tutti i percorsi di rivendicazione di continuità di reddito: come può opporsi all’instabilità lavorativa chi si finanzia con la formazione di precari e disoccupati?
Stefo

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