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Vita da steward lombrosiani PDF Stampa E-mail
+Curling | sabato 01 marzo 2008

 

Negli stadi italiani oltre i 7500 posti l'obbligo di avere cittadini in pettorina gialla addestrati a controllare i tifosi. Ecco come li hanno preparati
Roberto Anchini mostra tutti i documenti, le schede di valutazione, il materiale sulla scrivania, sparse nel piccolo ufficio. Bisogna fare in fretta e bene, perché ci sono delle regole, dei controlli, ispezioni. E naturalmente soldi che ballano, professionalità da rispettare e ritorno mediatico da attendere.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 03 marzo 2008 )
 
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Domenica vado in trasferta PDF Stampa E-mail
+Curling | giovedì 08 novembre 2007

QUI STADIO A VOI STUDIO: gli stadi italiani sono pieni di problemi? Certo, ma diametralmente opposti a quelli che sembra vedere chi osserva lo sport solo attraverso i giornali, decidendone però le sorti politiche

"Huligani dangereux Hippi realisti Bucuresti Capelli corti niente cresti Fuma tzigarra disonesti Leggere poco Manifesti". Leggi, decreti, divieti, biglietti nominali, tornelli, divieti di trasferte, diffide, daspo, repressione, osservatorio, acab, sigle, destri, sinistri, fascisti, steward, stadi di proprietà, calcio moderno, marketing, pay tv, spalti, deserti. Tante parole, tanta retorica e tante disposizioni. Il decreto Amato, dopo la morte dell'ispettore Raciti a Catania. Una morte attribuita al fenomeno ultras. Nessuno che dica che è più probabile che Raciti sia morto per un tragico incidente, la famosa sportellata dell'auto "dei colleghi". Ma dire "Raciti" è come dire "la legge Biagi". Un nome, un manifesto ideologico, per porre le distanze. Come se dire Raciti equivalesse ormai a segnare un terreno oltre il quale non si può andare. Tutte le discussioni possono stare solo all'interno dell'ambito del post Raciti. Il resto è chiacchiere da delinquenti, estremisti, teppisti. E il nome di un morto, funziona.

La mentalità ultras non è che non abbia limiti, anzi. Nei gruppi ultras vive uno strato sociale dedito alla malavita e alla ricerca di fare soldi con il calcio e di fare scontri contro le forze dell'ordine perché altrimenti non sei un ultras. Lasciando da parte il dilagare di fenomeni fascisti e malavitosi, sul quale la sinistra tutta o quello che resta farebbe bene a indagare, si può concludere quindi che - così come vanno respinte le misure repressive ideologiche - non può essere assunto tutto il mondo ultras con le sue componenti più becere. Ma le battaglie ideologiche non si fanno con la realtà, ma con la sua trasfigurazione. Un caso su tutto: proibire le trasferte. Senza essere considerato un estremista, un dirigente di polizia tempo fa metteva in guardia da tale misura, con argomentazioni tanto semplici quanto banali: “nelle trasferte organizzate si può controllare meglio che non accada nulla; proibendo le trasferte i tifosi si mischiano e il rischio è ancora più alto”.

Qualche sabato fa: Inter- Napoli. Poco è mancato alla tragedia. Colpa sicuramente dei teppisti napoletani, così delinquenti e cattivi, si chiederanno i più? No, perché il settore ospiti era straordinariamente vuoto, lo ha deciso l'Osservatorio del Viminale. E allora centinaia di focolai di risse in giro per lo stadio. Fiorentina Juventus, uguale. Tutto contro senso, apparentemente: i rimedi infatti sembrano ottimi per assicurare un calcio a disposizione solo di chi ha i soldi per la pay tv o di chi avrà i soldi per stadi lussuosissimi, dove mangiare, comprare, bere e guardare la partita, di cui magari si conoscerà in anticipo il risultato. Lo stadio come supermercato, il calcio, da sempre, come avamposto ideologico. E domenica tutti in trasferta: dalla cucina al divano.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 08 novembre 2007 )
 
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