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Precarizzazione è esternalizzazione |
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mercoledì 14 novembre 2007 |
Come fai a fare partecipare alla gestione della cosa pubblica i giovani
della tua città? Come fai a renderli protagonisti del futuro, uomini e
donne preparati alla vita e a tutte le sue difficoltà? Non c’è una
soluzione unica, non esiste la bacchetta magica, ogni Amministrazione
Comunale prova a cercare le soluzioni più coerenti con i percorsi
formativi messi in campo in collaborazione con i vari Assessorati ai
Gggiovaniconibluejeans: se la giunta Cofferati si arma di manganello e
superpoteri di polizia ed applica dei metodi all’avanguardia –
recuperando la scuola del prof.Oliodiricino, luminare, illustre
pedagogo e sincero democratico che dagli anni ’20 ha trovato forte
seguito in Italia anche a livello istituzionale - a Bergamo la giunta
Bruni (di centro-centro-centro-sinistra, con qualche consigliere
comunale della maggioranza schierato su posizioni lefevriane e qualcun
altro che appoggia l’occupazione Israeliana in Palestina ma, si sa, è
il new deal del Partito Democratico) pensa bene di essere palestra di
vita per i suoi ragazzi, predisponendo un’iniziativa ad hoc di sicuro
successo che verrà replicata in altri settori. Di che si tratta?
Biblioteche, pinacoteche, palazzi storici e tutta una serie di siti di
interesse artistico, culturale e turistico avranno a disposizione
personale che non sarà più comunale (e quindi con un contratto di
lavoro degli Enti Pubblici) ma esterno, esternalizzato. Il nuovo corso
delle amministrazioni comunali (e il Comune di Bergamo entra in scia) è
quello di costruire partecipazione nella gestione della Res Pubblica:
basta con i dipendenti comunali, meglio una bella cooperativa
multiservizi, alla quale il Comune paga 15 euro per ogni ora lavorata e
la cooperativa ne paga 6,50 al lavoratore, meglio dei contratti a
progetto per i consulenti. A bando assegnato – alla Cooperativa Servizi
Teatrali, di Piacenza, che nelle buste paga si diverte a manomettere i
dati degli straordinari dei lavoratori, ci troviamo le maggiori
biblioteche della città gestite in maniera “mista” da bibliotecari
assunti dal Comune e da lavoratori di cooperativa - se i primi sono
“garantiti” e hanno la percezione dei propri, nuovi, colleghi come
bibliotecari di serie b, la schiera dei lavoratori della cooperativa
deve svolgere le stesse mansioni dei bibliotecari comunali. Senza
averne le garanzie né i contratti, inquadrati con una mansione di 3
gradi inferiore (come portinai) al lavoro svolto. Il tutto nel solito
bailamme di appalti con gara al ribasso - dove il deprezzamento di un
servizio come questo ha effetto diretto sia sulla qualità del servizio
stesso che sulla busta paga del lavoratore- cooperative con una mission
che si chiama puro profitto, orari flessibilissimi, domeniche di
apertura delle sale espositive. Per sopravvivere alle miserie della
precarietà, il Comune di Bergamo ha trovato per tanti suoi giovani la
soluzione frizzante, fresca e che strizza l’occhio ai reality come
l’Isola dei Famosi: creare ulteriore precarietà, e farci sguazzare
dentro un po’ di giovinastri facendogli fare tecnicamente i
bibliotecari, ma senza riconoscere questa professionalità e senza
assumerli (meglio le cooperative usa-e-getta). Pronti via quindi, verso
l’outsourcing totale. Perché avere dei lavoratori esternalizzati alla
biblioteca Tiraboschi o alla Caversazzi è sì una scelta spregiudicata,
ma è anche un bel modo di formare tanti giovani verso un futuro radioso
di precarietà.
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