City of Gods
Editoriali
Beati i morti sul lavoro PDF Stampa E-mail
venerdì 04 aprile 2008
Beati quelli che precipitano dal tetto di un capannone che cede all’improvviso, beati quelli che vengono schiacciati dal carrellino elevatore che stavano guidando, beati coloro che vengono investiti da frane di materiale edilizio nei cantieri abusivi...

Beati i rumeni morti sul colpo scivolando dal tetto alle 14 e 30 del primo giorno di lavoro mentre stavano operando in un capannone da mettere in sicurezza nella frazione dei Quercioli a Massa, che sarebbero rimasti a lavorare nella provincia apuana per circa due anni, per mandare soldi alla famiglia, moglie e tre figli, moglie e figli ancora in attesa dei risultati dell’inchiesta della magistratura.
Christian Raimo – La montagna bianca

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Mentre il Vaticano sfiora il record dei santi franchisti, lo Stato italiano detiene in Europa il triste primato dei beati morti sul lavoro. I funerei dati INAIL denunciano infatti ogni anno oltre 1300 morti, 250.000 invalidi, 1.200.000 d’infortuni. Cifre per difetto, perché nelle statistiche non rientrano i morti post-ospedalizzati, quelli incidentati  per andare/tornare dal lavoro, i lavoratori  precari, in nero e gli immigrati irregolari.

Certo non è un argomento facile di cui scrivere. Proprio per questo ci affidiamo a City of gods, sperando che la sicurezza sul lavoro non rimanga soltanto un argomento da trattare come un bollettino di guerra con truculente immagini mostrate nei TG e le costanti dichiarazioni di politici di tutti gli schieramenti. Ma una questione che riguarda tutti, costretti quotidianamente a frenetici ritmi di vita e di lavoro che non ci fanno percepire i rischi a cui siamo esposti. Veloce, dobbiamo andare sempre più veloce, senza percepire rischi.

Il rischio coincide con la conoscenza, o meno, dei pericoli effettivi implicati nei processi e prodotti lavorativi. Le preoccupazioni di mantenere il posto di lavoro tendono a far relegare in secondo piano la salute e la sicurezza. I lavoratori precari sono maggiormente esposti al pericolo di contrarre una malattia professionale o un infortunio anche in relazione al loro minore grado di conoscenza. Questo accade non solo nei cantieri edili ma anche nei call center, tra i pony express, tra i fornitori di servizi alle imprese e alla persona.

Per prima cosa va analizzato il linguaggio ufficiale che fa diventare la precarietà un feticcio e i morti e gli incidenti sul lavoro una consuetudine a cui siamo ormai tristemente abituati.
Le chiamano "morti bianche", come se il tutto fosse frutto della casualità e della sfortuna. Le chiamano “morti bianche” quasi non ci fossero dei responsabili dietro gli omicidi che si compiono ogni giorno.

Ma le responsabilità hanno un nome-cognome-indirizzo. Governi e parlamenti, enti locali, aziende e loro associazioni datoriali che applicano politiche degli appalti al massimo ribasso con la conseguente eliminazione delle  spese per la sicurezza. A questo si uniscono appassionatamente CGIL-CISL-UIL con i loro retorici proclami accompagnati da  inefficaci interventi. Anche i poco formati RLS (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) che pur potendo agire in forza di legge (L.626/94) per prevenire, denunciare e sanare, non sono supportati in questa mission.
“Morti bianche”, come pallido e scarno è il tributo sociale del riconoscimento, il misero e ridicolo vitalizio che la madre-moglie-figli ricevono come “rimborso spese” per la violenza del lavoro.
Solo nel Lazio in queste ultime due settimane ci sono stati quattro morti.

L’11 ottobre Roberto Pignalberi di 35 anni muore per un'esplosione che si è verificata all'interno della fabbrica inglese di armamenti leggeri, Simmel Difesa, di Colleferro. Il 17 ottobre Michele Cozzolino di 31 anni perde la vita mentre lavora alla riconversione a carbone della contestatissima Centrale dell’Enel di Torre Valdaliga Nord. Un tubo innocente lo colpisce da un’altezza di 60 metri, questo accade mentre da mesi i lavoratori denunciano la mancanza di sicurezza nel cantiere che occupa oltre 3000 persone, provenienti da Roma, Napoli e Bari. Sotto inchiesta per omicidio colposo è finito il lavoratore a cui è caduto il tubo innocenti.

Quello descritto sembra uno scenario di altri tempi. Siamo invece nel 2007 nella provincia di Roma, in fabbriche dove al momento dell’assunzione ti costringono a firmare le tue dimissioni. I lavoratori di Civitavecchia li chiamano “contratti globali”: ti permettono di guadagnare anche 20euro l’ora, se vuoi di ore ne puoi fare anche tredici, di tubi innocenti ne casca uno al giorno, il vero lavoro sono le acrobazie quotidiane che ti devi inventare per evitarli!

Il problema della sicurezza e dei morti del lavoro deve essere al centro del prossimo sciopero generalizzato del 9 novembre convocato contro il “protocollo pensioni-welfare del 23 luglio”. Il tema della precarietà e della sicurezza sul lavoro sono due facce della stessa medaglia. Per attrezzarci a questa sfida abbiamo pensato ad un blog, che possa raccontare le storie personali degli uomini e delle donne che ogni giorno subiscono la violenza del lavoro per trasformarle in lotte collettive.

Il comitato nomortilavoro.noblogs.org è dedicato ad Antonio Salerno-Piccinino, morto sulle strade di Roma nel 2006 mentre svolgeva una consegna straordinaria. Un ragazzo di 29 anni consapevole dei meccanismi di sfruttamento che era costretto a subire, un precario che lottava quotidianamente contro la precarietà del lavoro e della vita. Per continuare a cospirare con lui abbiamo immaginato un blog che possa essere uno strumento di informazione sulle cause che portano ogni giorno ad ingrandire questa montagna bianca.

Visita nomortilavoro.noblogs.org
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Il primo e ultimo mercoledì del mese dalle 17.00 alle 19.00 siamo alla Palazzina del centro sociale Ex Snia Viscosa 173 – Roma
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