| Cgil, inserti e il Manifesto |
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| lunedì 07 maggio 2007 | |||||||
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Il primo maggio stesso la Cgil si accorge dell'inserto mayday, pubblicato da "il Manifesto" che anticipa alcune parti dell'irriverente ed incazzato free press dei precari " City of gods " che contiene un subvertising della recente ossessiva campagna affissioni della Cgil [ 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 ] . Immaginiamo lo sguardo solerte ed indignato dei funzionari, i commenti increduli, le telefonate roventi, le frasi concitate " come si permettono" " li schiacciamo come insetti" " li voglio vedere strisciare"" questa ce la pagano" Come non pensare all'espressione, in quegli sguardi, in quelle parole, del Potere umiliato che vuole riaffermare la propria forza secolare. Sono sufficienti qualche articolo e qualche tg per gustare la solita retorica che ogni potentato - da berlusconi alla chiesa - usa contro la satira che lo colpisce: queste cose in un paese ( in una sinistra ) civile non devono accadere! Nei giorni successivi sentiamo il Manifesto scusarsi , più e più volte. I redattori di City of Gods, da sempre sensibili e solidali con chi subisce delle intimidazioni, spediscono una lettera in cui si assumono ogni responsabilità. Questa viene pubblicata, contrariamente alle promesse, tagliata nelle sue parti più critiche e viene impachettata in una pagina di lettere e commenti veramente poco dignitosi. Va bene la solidarietà ma se l'esercizio di ogni potere, a destra come a sinistra, si tramuta in censura, e la voce grossa trova di fronte a sé sguardi sempre abbassati, ci chiediamo, qual è il luogo da cui ripartire per costruire una società differente senza che il luogo stesso sia parte del problema. Fino a che ci saranno i precari e le precarie, fino a che ci sarà la precarizzazione, ogni logo, ogni brand, ogni simbolo diventeranno terreni di contesa, attraversamento e stravolgimento. Il perché è chiaro e scritto nelle tante paroline che circondano l'opera di subvertising in questione, nell'allegato autogestito del primo maggio precario, Mayday, sul quotidiano più volte citato precedentemente. (Avvertenza: le Parti in grassetto sono quelle “tagliate” da Il Manifesto) Gentile Redazione del Manifesto, alla luce delle polemiche e delle prese di posizione che sono seguite alla pubblicazione dell'inserto di due pagine sulla MayDay milanese all’interno del Manifesto del 1 maggio, in qualità di autori dei contenuti e delle pubblicità ivi espresse, vorremmo ricordare che il subvertising è patrimonio del movimento e delle nuove forme di comunicazione in un contesto di concentrazione e manipolazione dell'informazione crescente, così come l'etica hacker si oppone alla privatizzazione dei saperi e dei diritti di proprietà intellettuale. In secondo luogo, il subvertising che ha come oggetto la Cgil, è ben accompagnato dal contenuto ironico e di denuncia degli articoli riportati nelle due pagine che fanno da contorno, di cui ci assumiamo la totale responsabilità. E' necessario inoltre chiarire un equivoco. Non volevamo accusare di tradimento la Cgil, per il semplice motivo che l'accusa di tradimento presuppone un cambiamento di posizioni e/o di alleanze. La Cgil (e il governo di Centro Sinistra) sono stati invece coerenti, hanno molto parlato di precarietà ma non hanno mai attuato misure concrete per dimostrare nei fatti di voler cambiare la precarizzazione. Gli esempi possibili sono numerosi e non c’è spazio per ricordarli tutti. Si parte con l'approvazione del Pacchetto Treu e del lavoro interinale. Questo dovrebbe riguardare solo i lavori di consulenza, invece il lavoro interinale viene introdotto soprattutto nel settore dell’artigianato, dell’edilizia e della metalmeccanica. Poi, abbiamo la firma del contratto dei tessili del maggio 2004, la pantomima della non accettazione della Legge 30, con la sottoscrizione della stessa a livello locale grazie all’applicazione del decreto 848 che, guarda caso, recepisce la legge 30. Per non parlare dell'accordo Atesia anti-precari firmato nel 2006 e del costante tentativo di mantenere salde le posizioni del lavoro garantito a spese dei precari e degli esternalizzati. Dulcis in fondo, l’impossibilità per i precari di diventare membri delle Rsu e quindi di essere direttamente presenti al tavolo delle trattative (vedi il tavolo sul Welfare di Damiano, dove i precari non ci sono e di precariato, infatti, non si parla). Da questo punto di vista, la confusione che il subvertising volutamente cerca, è uno strumento potente per svelare l'incoerenza tra le dichiarazioni e le pratiche. E' l'inganno che svela l'inganno, e non ci sorprende che la Cgil l’abbia presa tanto male. Vogliamo anche ricordare che la MayDay rappresenta, almeno dal punto di vista simbolico, il vero 1 maggio della condizione precaria, che è condizione strutturale, esistenziale e generalizzata. E vogliamo ringraziare Il Manifesto per lo spazio che ci ha concesso, perché le due pagine del giornale del primo di Maggio sono state una delle poche occasioni per dar voce ai precari, che, non a caso, per farsi sentire, hanno ideato e prodotto una free-press precaria, City of Gods. Ribadiamo che il Manifesto non ha responsabilità alcuna sul contenuto delle pagine riprese da City of Gods. L'unica sua responsabilità è quella di averci ospitato e di essersi comportato "democraticamente". Elemento che, nel contesto dell'informazione attuale è ormai una rarità (un'opinione critica espressa dal Palco di San Giovanni viene considerata alla stregua di terrorismo). Forse, il Manifesto ha commesso un errore grafico, decontestualizzando una pubblicità che era concepita per una pubblicazione non ufficiale e dichiaratamente parodistica. Con Il Manifesto, infatti, ci eravamo accordati per pubblicare l'intero City of Gods”, il free press precario. Poi, questioni di spazio hanno consentito solo la comparsa di un'”assaggio” del nostro giornale. Respingiamo qualsiasi tentativo di intimidazione. Siamo disponibili ad aprire un confronto con laa Cgil a 360 gradi, senza peli sulla lingua, sui contenuti e sulle critiche apparse su City of gods sulle tematiche della precarietà, magari dalle pagine del Manifesto stesso. Un’ultima precisazione. Non siamo né Cobas, né pazzi ma Agenti dell'Intelligence Precaria e tra i promotori della MayDay di Milano. Soprattutto siamo precari e incazzati, produciamo critiche e creiamo politica attraverso strumenti e modalità differenti dall’usuale. D’altronde, diversamente da Dolce & Gabbana e dalla Cgil non abbiamo inserzioni e abbonamenti da far valere nell’arena informativa. Agenti dell'Intelligence Precaria
Due pagine di "City of gods" pubblicate da "il Manifesto" il 1 maggio 2007: Editoriale di Polo pubblicato da "il Manifesto" il 3 maggio 2007: Articolo di De Marchis su "la Repubblica" del 3 maggio 2007: Articolo di Panoramix pubblicato su "Europa" del 4 maggio 2007: Pagina delle lettere contenente la risposta di Intelligence Precaria pubblicata il 6 maggio 2007 su "il Manifesto": lettere
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 11 maggio 2007 ) | |||||||
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"Maledire l'in/civilità delle aziende, svelare le ipocrisie dei
governanti, alimentare la cospirazione precaria " Slogan riportato
su un manifesto del primo maggio Milanese.

