| Esselunga di lotta o di governo? |
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| mercoledì 12 marzo 2008 | |||||||
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La vicenda della lavoratrice umiliata e picchiata nel supermercato Esselunga di Viale Papiniano a Milano sta assumendo aspetti su cui vale la pena riflettere. L’impressione che si ricava dall’evoluzione della vicenda e dalle diverse prese di posizione sia sindacali che aziendali è che sia in atto un tentativo di strumentalizzazione. Un meccanismo che ha a che fare con il futuro stesso della più grande impresa per numero di addetti dell’area milanese. E' evidente che il grave fatto accaduto rappresenta la punta di un iceberg di un modello di organizzazione del lavoro (precario e non) che è decisamente noto ai più. Solo i sindacati sembrano accorgersene adesso. Patron Caprotti si guarda bene dall’entrare nel merito dell’accaduto, ma - tramite comunicazioni a pagamento dirette alla clientela, pubblicate sui principali quotidiani nazionali - denuncia un clima di intimidazione contro la sua azienda. Non è la prima volta che succede. Nell’autunno scorso, sempre tramite quei giornali che oggi accusa di “connivenza con il nemico”, Esselunga si lamentava dei favoritismi economici e commerciali consentiti alla Coop. A quell’epoca, era stata ventilata dallo stesso Caprotti la possibilità di vendere Esselunga oppure di quotarla in borsa. Nel comparto della grande distribuzione organizzata - luogo di taylorizzazione moderna e alienazione antica del lavoro - Esselunga riveste il quarto posto in Italia per quote di mercato con l'8,7% - dopo Coop (17%), Carrefour (10%) e Auchan (9,3%) - con un fatturato di 5 miliardi, 132 punti vendita e 17 mila dipendenti, quasi tutti concentrati in Lombardia.
Si erano ipotizzati contatti con Wal-Mart, da tempo interessata a penetrare nel mercato italiano, o con Tesco, il colosso inglese della distribuzione. Giornali stranieri, quali il tedesco Handelsblatt, hanno parlato di una possibile intesa con il gruppo Rewe (i tedeschi che controllano Standa). E’ stato fatto anche il nome della spagnola Mercadone, in grado di acquisire Esselunga e continuarne lo spirito. L’azienda milanese presenta ancora buoni margini di attivo, seppur con un trend inferiore a quello atteso, soprattutto grazie al fatto che ha la più elevata
Il tentativo di prendere la leadership del settore è oramai tramontato di fronte alle campagna acquisti delle multinazionali d’oltralpe Carrefour e Auchan e le prospettive, causa anche la diffusione dei discount e la crisi dei consumi, non sono rosee.
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 07 aprile 2008 ) | |||||||
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