City of Gods
Editoriali
Il Brand Tibet PDF Stampa E-mail
venerdì 11 aprile 2008

L'altra sera ho visto un programma in televisione. Si intitola Niente di Personale, lo conduce il direttore de La7, Piroso, si chiama. Uno che tende a raccontarti la sua vita, intervistando altre persone. L'attacco è stato micidiale, d'effetto. Collegato da Parigi un dissidente cinese che si è fatto 9 anni di carcere per aver tirato, ha detto lui, uova contro il ritratto di Mao in piazza Tien an Men, nel giugno dell'89.

Ora è rifugiato politico in Canada. Parole forti, interessanti e una presa diretta da parte di un dissidente in carne e ossa. Giornalisticamente parlando, un bel colpo. Poi Piroso ha voluto metterci del suo: la Cina comunista di qua, la Cina comunista di là. E vabbè, fino a lì, insomma, formalmente la Cina si definisce ancora comunista.

Formalmente. E si sa che il Tibet è un brand di successo, che eleva i punti “democratici” di ognuno. E il discorso, per fortuna, non si è solo limitato al Tibet, ma anche, in generale, alla dura repressione cinese di ogni forma di dissidenza. E giù a lamentarsi di processi iniqui, di condanne assurde, operazioni di polizia scandalose. Niente da dire, anzi giusto stigmatizzarle.

Mi chiedo però, perché si debba andare fino in Cina per evidenziare trattamenti inumani. Forse Bolzaneto, per rimanere in ambiti di cui mi sono occupato, è meno spendibile in termine di share? Forse la Diaz, Aldrovandi, Bianzino e tanti altri, sono poco appealing in termini di vendita di spazi pubblicitari tra una notizia e l'altra?

E ancora: scandalosa la gestione mediatica cinese, si è detto, sui fatti in Tibet. Invece la brillante operazione della Diaz a Genova non ebbe in seguito, e negli anni a venire, una gestione mediatica scandalosa? Le molotov inventate, invece, sono un segno di grande democrazia?

Il capo e l'ex capo della polizia italiana che dicono, al telefono, che al magistrato che indaga sulla polizia bisogna “dare una bella botta”, è un sintomo di società garantista e democratica? (qui potete leggervi la richiesta di rinvio a giudizio per De Gennaro e amichetti)

E ancora Luperi, all'epoca del g8 di genova nel 2001 era Consigliere Ministeriale Aggiunto in missione alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, mentre ora è stato promosso a un non ben specificato compito alla Presidenza del Consiglio, che nelle dichiarazioni spontanee in aula dice che durante la riunione con tutti i più alti in grado della PS in cui si decise dell'operazione Diaz, lui non si rende conto di nulla perché "esce a sciacquarsi la faccia", "gioca a cambiare la suoneria del telefonino di Fiorentino", o "fuma una sigaretta"?

Ora, certo, l'argomento era il Tibet e non è che si possa chiedere a La7 di mischiare i piani, di mettere tutto insieme. Prendo solo come spunto la grnde mobilitazione del mondo dell'informzione per la causa tibetana, legittima e comprensibile e mi chiedo solo: l'indignazione sui fatti tibetani da dove nasce? Da una reale partecipazione, o dalla vendita di un altro brand, come si trattasse di spazi pubblicitari spendibili sul pubblico televisivo?

Analogamente si chiede cosa ne sia degli altri diritti di altri popoli all'autonomia, i palestinesi, i kurdi e i baschi ad esempio, nell'informazione internazionale, Uri Anweri, un israeliano che analizza il potere del brand Tibet in termini di opinione pubblica, paragonandolo ad altri territori in lotta per una propria maggiore autonomia. Lotte, culture che non trovano spazio nell'informazione internazionale. Meno facili da veicolare all'interno dei meccanismi di comunicazione di massa.

Come se in Tibet, perché c'è il Dalai Lama, non ci fossero invece realtà dure e pure, paragonabili a strutture di supporto a lotte indipendentiste, non lontane da quelle europee (baschi e corsi, per dire) o altre (quella palestinese).

Il brand Tibet è più forte e funziona meglio. A giustificarne l'attenzione ci prova un intervento di Polonews, ripreso dal blog sulla Cina del Corriere della Sera. Un post molto interessante e l'ennesimo ripasso – e interpretazione – della storia e le ragioni delle proteste tibetane.

Dal Web, 10 aprile:

Dati e sviluppo del Tibet (fonti cinesi)

Gli errori dell'ovest hanno acceso una nuova scintilla nazionalista in Cina? Alcuni blogger cinesi parlano di una seconda rivoluzione culturale

Spaccature interne al fronte tibetano, tra i giovani del Congresso, più intransigenti, e il Dalai Lama

Commenti
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Antonio   |127.0.0.xxx |2008-04-17 22:20:12
http://lanostracina.corriere.it/2008/04/la_storia_
il_tibet_loccidente.html
http://www.lastampa.it/_w
eb/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_
blog=98&ID_articolo=166&ID_sezione=&sezione=
buona lettura
1 firmare gli articoli   |127.0.0.xxx |2008-04-18 15:11:02
2 la svolta filocinese cosa serve ad ottenere fondi?
O un nuoo posto di
lavoro?

Dai CW ocupatevi dei precari che di geopolitica internazionale non
siete credibili e soprattutto non è il vostro obbiettivo.
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