| METTI UN PIEDE NEL FUTURO |
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| martedì 23 ottobre 2007 | |||||||
Sciopera il 9/novembre/duezerozerosette
La precarietà è una brutta bestia.
E' un animale vorace che si mangia i salari, che erode i diritti di tutti/e, che aumenta gli infortuni e le
morti sul lavoro e crea insicurezza sociale.
L'idea che abbiamo del futuro è ben diversa da questo infame presente.
Vogliamo affermare i diritti di tutti, nel lavoro oltre il lavoro.
Reclamiamo reddito e salari europei.
Vogliamo rilanciare l'istruzione pubblica, laica e plurale e una sanità all'altezza dei tempi.
Chiediamo l'accesso ai saperi e alle tecnologie, la mobilità gratuità per le classi sociali più
deboli.
Combattiamo per una politica abitativa degna di questo nome, contro il caro affitti e la speculazione che gioca sulla nostra pelle.
Questo è il momento del tuo riscatto!
Lo sciopero indetto da tutto il sindacalismo di base, appoggiato dagli studenti, dalle associazioni dei lavoratori, dai centri sociali, dalla cospirazione dei precari può diventare momento di opposizione sociale partecipata, efficace, diffusa.
[Appello] [Volantino] [Manifesto]
E' nostra intenzione, lo abbiamo già ripetuto più volte, costruire un punto
di vista precario.
Badate bene che per "punto di vista precario" non
intendiamo in nessun modo fermarci al racconto della nostra
esperienza di precari, alla narrazione delle sfighe e del travaglio
quotidiano che siamo costretti a subire.
Al
contrario. Pensiamo la presa di parola dei precari per
essere vera ed influente debba essere organizzata e che questo compito,
nell'era dell'atomizzazione sociale, sia la questione politica più
pressante.
Serve una cospirazione precaria, sociale e diffusa, un'immane
opera di sottrazione che asciughi i meccanismi sudaticci dell'accumulazione
liberista che coincidono oggigiorno con l'organizzazione della
precarizzazione esistenziale. Parleremo di ciò che intendiamo per "cospirazione
precaria" nel prossimo numero di city of gods.
Adesso veniamo al nove di novembre. Si potrebbero spendere molte
parole sul significato di questa data, che segue il 20 di ottobre, le primarie,
le consultazioni confederali sugli accordi del 23 luglio. Anche in questo caso
rimandiamo le valutazioni all'imperdibile numero venturo de "la Città degli Dei"
( city of gods )
Vogliamo invece soffermarci agli aggettivo che seguono la parola
"sciopero" generale e generalizzato.
Negli ultimi anni dell'ottocento Sorel inaugurando la stagione del
sindacalismo rivoluzionario individuò nello sciopero la forma mitica della
contrapposizione fra proletari e capitale. Una forma sociale che incarnava in sè
la rottura del presente e il paradigma del futuro. Il blocco completo della
produzione era il frutto di due fattori. La conoscenza perfetta del modo di
produzione e quindi dei modi di sabotaggio di questa e il fronteggiamento
diretto, vis-a-vis, nelle strade, fuori dalle fabbriche, con la
retroguardia del dominio borghese: gli apparati repressivi
Sorel vedeva nello sciopero generale l'elemento costitutivo di una moralità
superiore del proletariato.In esso voleva scorgeva l'esperienza che avrebbe
costruito l'architrave umana sulla quale sarebbe appoggiata la
volta della nuova civililtà.
Lo sciopero generale per molto tempo ha fatto malissimo al capitale.
Poi piano piano la sua efficacia è diminuita. Oggigiorno la compelessità
umana, sociale, "rivoluzionaria" di questo evento si è persa con la sua
incisività.
Si parla quindi - con opera di rinominazione più che di
attualizzazione - di generalizzazione dello sciopero. Con un gioco degli
specchi, assumendo come sedimentate ed irreversibili le trasformazioni
avvenute in seno a capitalismo, nel suo modo di produrre materialità e
immaterialità, ci si è assunti il compito di ridefinire un'idea
diversa di sciopero generale. Ma si sà, una cosa è l'intuizione, un'altra è la
realtà.
Il nove a Milano, la produzione non verrà fermata, il corteo
non sfilerà raccogliendo centinaia di migliaia di persone, e anche se ci
saranno delle azioni, queste non potranno essere considerate come
un'indizio di un cambiamento genetico del modo di generare
sciopero. Quindi ?
Quindi pensiamo che fra le priorità che questa rete milanese
contro la precarietà - e la sua prospettiva nazionale, il patto contro
la precarietà - c'è quella, urgentissima, di indagare e sperimentare
timidamente nuove forme di interferenza nella produzione, nel flusso delle merci
materiali ed immateriali Per poi verificare gli effetti mitici, come si
diceva negli ultimi anni dell'ottocento, sul morale delle persone e
sul blocco della produzione.
Anche questo è uno degli obiettivi della cospirazione
precari.
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La precarietà è una brutta bestia.

