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Mayday2008 - La precarietà sulla pelle |
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venerdì 02 maggio 2008 |
Non avrete la mia pelle! Lo grido forte e stavolta lo tatuerò sulla mia pelle di tutti i colori. Oggi sono qui per festeggiare, e bastano un po' d'acqua e il tatuaggio di San Precario (se non ce l'hai ancora smetti di leggere e vai a cercarlo! Ci sentiamo quando sarai più trendy...).
Domani lo leggerete sul mio volto. Sono il migrante e il precario che
cercano di sopravvivere alla precarizzazione e chiedo nuovi diritti per
tutti e per tutte. Diritti più ampi, documenti e reddito dignitoso.
Sono la precaria che per due lire allestisce i vostri Expo e non riesce
a pagarsi un affitto. Sono il migrante che ravviva le vostre città e
che è ricattato anche se lavora come e più degli altri. Sono la
freelance che scrive le vostre notizie – perché le mie non me le fate
scrivere – e non so cosa sia un contratto.
Nel 2001 abbiamo gridato per la prima volta “May Day! May Day!” per
denunciare la sfiga dei precari. Dopo sette anni e centinaia di
migliaia di persone passate per le strade di decine di metropoli
europee, la sfiga è rimasta tale e quale. Però ho capito che non basta
piangersi addosso per capire chi siamo e cosa vogliamo. Ho detto "sono"
oppure "siamo"? Toh, non sono più solo. Siamo tanti, siamo i mille
pezzi di un puzzle ma ci riconosciamo l'un l'altra (per forza, con il
tatuaggio...). La sfiga la possiamo archiviare.
Vogliamo dimostrare che è possibile inventare diritti nuovi, diversi,
che vadano oltre a quelli ottenuti dalle lotte degli operai. Perché noi
siamo operai ma sociali: lavoriamo insieme, la nostra vita è flessibile
e multiforme, ci pieghiamo alle esigenze della produzione ma sappiamo
anche sfuggire alle tenaglie dello sfruttamento che nutre i vampiri che
stanno ai piani alti delle imprese. Lo facciamo cooperando e inventando
strumenti per generare nuova cooperazione. Il nostro è un Primo maggio
nuovo. È musica, festa, fraternità, solidarietà. È il giorno in cui
smettiamo di lottare e liberiamo le energie dei nostri corpi. La techno
a 2000 decibel e i motori dei camion della May Day non riescono a
coprire il rumore dei nostri cuori che battono all'unisono. Come hai
detto? Comeeee? Non sentooooooooooo. Parla più forteeeeeeeeeee. Ho
detto che non avranno la nostra pelleeeeeeee!
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