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Fatti e Misfatti
Le mazzate (previste) della crisi finanziaria PDF Stampa E-mail
giovedì 18 settembre 2008
La crisi finanziaria di questi giorni sta cominciando a costare cara anche ai lavoratori. Pensioni e liquidazioni subiscono bruschi e ampi ridimensionamenti. E’ di ieri la notizia che il Fondo Pensione Integrativo dei metalmeccanici “Cometa”, gestito dai sindacati, per il solo crack della Lehmann Brothers, ha perso più 3,5 milioni di euro, pur se la quota di azioni non superava lo 0,1%. A tali perdite si devono sommare gli effetti derivanti dal calo di oltre il 35% delle borse mondiali. Anche il fondo pensione dei giornalisti (che conta più di 15mila iscritti) segna profondo rosso. Se si esclude la gestione garantita (+0,5% da gennaio a luglio) i valori delle quote degli altri tre comparti sono diminuiti. La linea "Prudente" (quella che conta il numero più alto di adesioni) ha perso nei primi sette mesi dell'anno il 3,65 per cento. Peggio hanno fatto il "Mix" (secondo per numeri di iscritti, quasi 4mila) che ha ceduto l'8,25% e la linea "Crescita" (-10,48%).

Di converso, se i rendimenti borsistici scendono, chi ha lasciato il Tfr in azienda ha ottenuto una rivalutazione di gran lunga superiore, pari al 3,1% netto.

Sono dati che non possono stupire.La crisi, infatti,  nasce e si sviluppa all’interno di quello che è il cuore del capitalismo contemporaneo.  Non riguarda un settore marginale, bensì il luogo dove si materializzano i profitti e si decidono le strategie di finanziamento dell’accumulazione. Molti soggetti economici hanno pensato di cavalcare il nuovo ruolo dei mercati finanziari con l’illusione di poterne trarre profitto, senza rendersi conto pienamente che, lungi dall’eliminare le gerarchie e i poteri economici, i mercati finanziari andavano a costituire una nuova forma di potere più sofisticato e pervasivo. Con questa illusione (e non sempre in buona fede), hanno operato anche i maggiori  sindacati, all’interno di una logica non dissimile da quella concertativa. I risultati non potevano che essere disastrosi. Far dipendere quote crescenti del reddito da lavoro dall’andamento delle borse mondiali significa infatti legare l’andamento delle retribuzioni e il salario differito (Tfr e pensioni) alla dinamica speculativa e dei profitti. Quando va bene, si raccolgono le briciole, quando va male – come oggi – si prendono mazzate. Possiamo dire che i sindacati sono così diventati complici di quello stesso sistema di sfruttamento del lavoro che in teoria avrebbero dovuto combattere.  Emma Marciagaglia, neopresidente di Confindustria, recentemente ha invitato i sindacati a diventare, guarda caso,  "complici" delle imprese.  Lo sono già.
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 19 settembre 2008 )
 
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