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venerdì 27 luglio 2007 |
E alla fine la montagna partorisce il solito topolino, che assomiglia a uno scarrafone.
L'italia è un paese dal welfare schizofrenico, costoso e disarticolato. Il principio con cui era stato creato e poi cresciuto è chiaro: esso vuol essere un immenso tappabuchi.
I buchi sono le mille falle che il sistema italia di volta in volta ha generato. La questione meridionale, le ristruttutrazioni del sistema produttivo, le emergenze di ogni tipo sono state affrontate così, senza visione d'insieme. Tappa qua, tappa là e domani chi lo sà !
Ci siamo arrovellati sulla necessità /possibilità di scrivere un comunicato:
sdegnato ? incazzato ? analitico ?
Ci siamo resi conto però che sarebbe stato un'inutile esercizio di stile.
E' evidente a tutti che un pacchetto del genere non intacca la precarietà e non riforma il welfare.
Ci soffermeremo quindi su poche e veloci valutazioni Questo parto del tavolo sul welfare fa schifo, rientra nella piena tradizione italiota del tappabuchi e dimostra anche una preoccupante continuità con il pacco dei pacchi Treu. Siamo oramai convinti che nessuno abbia compreso la precarietà meglio del centro sinistra. Gli interventi parolai, minuscoli e parziali dimostrano la volontà di continuare, perseverare ed insistere. Lo pensano profondamente: la precarietà è necessaria e fa bene alle aziende.
Ogni scarrafone è bello a mamma sua.
Per quanto riguarda la sinistra radicale invece siamo convinti che costoro della precarietà non abbiamo capito un cazzo.
A forza di girovagare fra i meandri del movimento, un giorno, e nei corridoi dei palazzi quelli successivi, hanno smarrito nei mille tatticismi una qualsiasi idea di insieme. Solo così si spiega un risultato come questo: l'influenza percepibile della sinistra sedicente radicale sui pacchi Damiani è nulla. Non esistono correzioni ad un abominio simile che va contro a tutte le indicazioni, visioni, speranze che seppur nella diversità i movimenti contro la precarizzazione avevano indicato.
E' chiaro che non bisogna tentennare. E' necessario riprendere l'iniziativa al più presto possibile.
Ma bisogna avere più coraggio. Vi è un ritardo cronico, quasi resistenziale, nell'accettare le profonde conseguenzea cui la precarizzazione ci conduce.
Il precariato non può essere abolito, ma deve essere attraversato, agitato e servono strumenti nuovi e strategie differenti proprio perchè la precarietà ( il mondo precario) è il frutto di una sconfitta storica del modo di pensare e d'agire a sinistra. Crediamo anche che la questione del reddito, ovvero l' affermazione di un welfare realmente incisivo ed adeguato meritino un impegno ed una riflessione meno declamatoria e occasionale.
Ovvero: parlare di reddito oggi significa saldare una continuità fra un' idea di welfare, un insieme di diritti, dentro e oltre il lavoro, e una nuova civiltà del conflitto.
Ci rivolgiamo quindi a chi, (precari e precarie, realtà lavorative, sindacati di base, centri sociali, reti e movimenti) in questi anni ha animato una sana avversione ai meccanismi di precarizzazione.
Pensiamo che la cosa peggiore sia quella di organizzare lo sdegno in un corteo, simile a quello novembrino ( 4/11) dell'anno passato. Corteo che (ri)uscirebbe partecipatissimo ma poco efficace. A noi piacerebbe intraprendere una mobilitazione differente, che sappia sedimentare continuità , capace di indicare misure concrete e un piano di attuabilità ,
con declinazioni locali e nazionali. Un punto di vista di precari/e, lavoratori, migranti.
Su questo e per questo ci impegneremo.
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 19 settembre 2007 )
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venerdì 27 luglio 2007 |
Logica straordinaria
La prima chicca riguarda gli straordinari. Attualmente, le aziende con più di 15 dipendenti che superano le 40 ore di lavoro devono pagare un contributo che aumenta al crescere degli straordinari. Miracolosamente, grazie al protocollo, i contributi aggiuntivi vengono azzerati. Tradotto: lo straordinario costerà meno. Non è difficile dedurre che tale strumento verrà utilizzato in maniera più massiccia. Davvero una bella pensata: l'orario medio in Italia supera le 1800 ore all'anno ed è tra i più alti in Europa (dati Ocse, 2007)! IL SAGGIO DICE: la precarizzazione ha eroso prima i diritti e poi il potere di acquisto dei lavoratori? Ha reso le imprese strapotenti e strafottenti?
Fatalità ! Se non si vive più con lo stipendio normale, stare al lavoro una dozzina di ore al giorno, è buono e giusto. Domani, se necessario, potremmo pure fornire le aziende di una zona dormitorio con lettini pieghevoli.
La matematica non è un'opinione (per cogliere appieno gli importanti risvolti di questo secondo provvedimento bisogna aver sostenuto un esame: metafisica dell'analisi matematica 3 - prego astenersi incompetenti ). Qui si parla di competitività del lavoro e di accordi aziendali (quelli che si siglano solo nelle grandi imprese). Da un lato, gli sgravi contributivi a carico dei lavoratori aumentano dal 3% al 5% (pazzesco!!!), dall'altro, le imprese avranno uno sgravio di ben il 25% (cioè, 5 volte di più dei lavoratori). Tradotto: se la contrattazione integrativa permette 100 euro lordi di aumento salariale -di cui 50 netti in busta paga- sui restanti 50, 2,5 euro (rispetto agli attuali 1,5) andranno in tasca al lavoratore, mentre le imprese risparmieranno, per ogni lavoratore,12,5 euro. IL SAGGIO DICE: su questo secondo punto il saggio non ha un cazzo da dire.
Ma veniamo al clou, alla parte pregnante, attinente i contratti precari. Se quello che avete letto fino a questo punto vi sembra una presa in giro, non allarmatevi: ciò che segue è anche peggio.
Lavoratori terminali
Per i contratti a termine si prevede un tetto massimo di 36 mesi (che può essere diluito nel tempo) al termine del quale scatta l'assunzione a tempo indeterminato. Ma (c'è sempre un "ma" o un "se"), il passaggio non è automatico. Se l'impresa, con l'avvallo del sindacato o del singolo lavoratore (in assenza del sindacato), dichiara, presso la Direzione Provinciale del Lavoro, che ha bisogno di prolungare il contratto di lavoro temporaneo, il limite dei 36 mesi può essere bellamente ignorato. Ve lo immaginate il povero lavoratore che dopo tre anni di lavoro temporaneo dichiara di non essere d'accordo con il prolungamento del tempo determinato? Senza contare che l'impresa può dismettere tranquillamente il lavoratore prima della scadenza dei 36 mesi e magari riassumerlo come interinale. IL SAGGIO DICE: sbaglia chi pensa di scorgere un provvedimento contro la precarietà partendo dal punto di vista del lavoratore a termine. Per lui poco cambia. Ma il sindacato, la direzione provinciale del lavoro, magari il tribunale e gli ispettori del lavoro avranno un bel daffare nel verificare, stipulare, analizzare l'eventuale continuità del lavoro a termine (decine di assunzioni negli ambiti interessati?). Per sostenere il costo di tutta questa baracca si potrebbe trattenere qualcosa dalla busta paga del Terminale
Incentivazioni e rottamazioni
Il governo vuole abolire la piaga del precariato e quindi è disposto a dare incentivi per favorire l'assunzione di donne, giovani fino ai 29-30 anni ed ex lavoratori di età superiore ai 50. A tal fine si valorizza il contratto d'inserimento (ve lo ricordate i Cpe, il contratto di primo impiego francese?) Ovviamente, gli incentivi vanno alle aziende! IL SAGGIO DICE: se si incentivasse il lavoratore giovane, la lavoratrice, il lavoratore over 50 a mandare a cagare le aziende, le loro sottoretribuzioni, i loro ricatti -la precarietà -, queste sarebbero costrette ad avere un atteggiamento ben più attento e meno vessatorio. La scelta è questione di possibilità . Un welfare che cerca di incidere sul mondo precario dovrebbe fornire scelta, possibilità e opportunità ai lavoratori e ai precari e non alle aziende.
Due pesi, due misure, un'unica presa per il culo
Il governo è sinceramente intenzionato a ridurre la precarietà e, con sommo gaudio, annuncia l'abolizione del lavoro a chiamata e dello staff leasing, cioè l'affitto di manodopera anche a tempo indeterminato. Questi provvedimenti riguarderanno lo 0,01% dei lavoratori. Bene. Nel frattempo i MILIONI di co.co.pro rimangono in vigore. Anzi, per loro è previsto un aumento di un punto percentuale delle aliquote contributive nei prossimi tre anni, dal 23,5% attuale al 26,5% del 2010. L'intenzione è quello di rendere più caro per le imprese il ricorso al lavoro precario. In realtà , tale incremento viene quasi sempre scaricato sui redditi dei lavoratori. Attenzione! Il giochetto è semplice: se, per esempio, un'ora di lavoro costa alle imprese, diciamo, 10 euro, di cui 3 in contributi e 7 in tasca al collaboratore, con l'aumento degli
oneri sociali avviene che i contributi passano da 3 a 4, il salario del lavoratore diminuisce, in proporzione, da 7 a 6 euro e l'impresa - beata - paga sempre 10 euro. IL SAGGIO DICE: Ma che te lo dico affà ?
Ammortizzare l'ammortizzabile!
Vi domanderete. Ma dove stanno i fantomatici provvedimenti di welfare? Non ci sono, ma arriveranno, niente paura. Ci sarà la riforma degli ammortizzatori sociali, cioè aumento del sussidio di disoccupazione e l'estensione della casa integrazione alle piccole imprese. Peccato, che oggi poco più di un quarto di quelli che sono di fatto disoccupati riescono a rientrare nei parametri giusti per accedere al sussidio di disoccupazione. E ci si guarda bene dal toccare tali parametri. IL SAGGIO DICE: è comunque questione di quarti, quartini e quartetti. Per i quarti, fra i più famosi, c'è il quarto di bue, il quarto trimestre e così via. Per i quartini, c'è quello di vino e quello che mi da il pusher quando sbiello e lo imbarazzo davanti alla gente per bene. Per i quartetti ricordiamo il quartetto Cetra, quello d'archi e i quattro dell'Ave Maria. In pratica tutto sta nel farsi trovare al posto giusto nel momento giusto (si fa prima ad emigrare).
La Confindustria plaude, i sindacati, Cisl e Uil, approvano. La Cgil, come al solito, si lamenta ma si appresta a firmare. I precari e le precarie si incazzano e sempre più comprendono che solo la loro autonomia li potrà riscattare.
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 19 settembre 2007 )
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martedì 19 giugno 2007 |
da il manifesto del 15 Giugno 2007
L'allarme di Panini (Flc): migliaia senza risposte negli atenei ed enti, intervengano Nicolais e Mussi Cgil: «I ricercatori restano precari»
I problemi vengono dalla finanziaria e da alcuni rettori. Anche la Rdb si mobilita, oggi presidio al ministero dell'Università e Ricerca: «A un anno dal voto promesse non mantenute»
Antonio Sciotto
Il segretario della Flc Cgil Enrico Panini non potrebbe essere più chiaro: «La finanziaria 2007 sui precari è un brodino ristretto». La legge varata dal Parlamento lo scorso dicembre, infatti, non include i ricercatori tra gli «stabilizzabili» degli atenei, così come esclude i parasubordinati degli enti di ricerca. Come dire: la grandissima parte degli «atipici» del settore. Il sindacato, dopo mesi di battaglia per correggere la legge, e dopo aver raccolto qualche parziale successo, lancia dunque l'«allarme precari». Ma la denuncia si estende anche ad Università ed Enti di ricerca: diversi atenei non si stanno adeguando alle leggi, che seppure «ristrette» già permetterebbero una serie di stabilizzazioni, e molti enti lasciano inutilizzati i fondi disponibili. Risultato: a restare fregati sono i «soliti noti». Borsisti, assegnisti, ricercatori, cococò: quell'esercito di lavoratori senza diritti che oggi manda avanti la ricerca in Italia.
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Ultimo aggiornamento ( martedì 19 giugno 2007 )
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lunedì 18 giugno 2007 |
da La Repubblica _Affari&finanza_ 18 giugno 2007
Ma l’eccesso di liquidità non è andato a finanziare i consumi delle famiglie
di Giovanni Ajassa*
C’è sempre più moneta nel mondo. Gli aggregati monetari si espandono più velocemente della crescita nominale del Pil, ma senza che ciò generi inflazione. Accade soprattutto nell’area dell’euro. La tanta liquidità odierna non sembra presagio di aumenti futuri dei prezzi al consumo. Qualcosa sta cambiando nella distribuzione della moneta così da ridurre i rischi di rimbalzi inflazionistici. Proviamo a mettere qualche numero in fila.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 18 giugno 2007 )
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lunedì 18 giugno 2007 |
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Il 24 maggio 2007 è stato reso noto l'indagine annuale sulla povertà da parte dell'Istat relativo all'anno 2005.
I dati sono eclatanti. Li riassumiamo brevemente.
Nel 2005 quasi una famiglia su sei (il 14,7%) ha dichiarato di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà , mentre quasi una su 3 (il 28,9%) non è riuscita a far fronte a una spesa imprevista anche se di importo inferiore a 600 euro.
Le famiglie con spesa per consumi inferiore alla soglia di povertà , cioè povere in termini relativi, sono 2 milioni 585 mila (l'11,1% delle famiglie residenti) per un totale di poco più di 7 milioni e mezzo di persone (il 13,1%).
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 18 giugno 2007 )
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lunedì 18 giugno 2007 |
editoriale del Corriere della Sera - 18 giugno 2007 -
Il lavoro precario è fermo dal 2001 Le leggende sulla Biagi di Pietro Ichino
 Le modifiche alla legge Biagi annunciate dal ministro del Lavoro sono quelle indicate fin dall' anno scorso nel programma elettorale dell'Unione come necessarie per la lotta contro il lavoro precario: abolizione del lavoro a chiamata, o job on call, e dello staff leasing. Il ministro però farebbe bene a rispondere in modo preciso e pertinente alle obiezioni che da più parti, e anche dall'interno dello schieramento di centro-sinistra, sono state mosse contro questo punto del programma.
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lunedì 18 giugno 2007 |
dal Corriere della Sera - 14/06/07 -
Caro Direttore, dalla scadenza del contratto dei giornalisti sono passati 837 giorni, e non pochi altri ne passeranno, se gli editori continueranno a rifiutarsi di sedere al tavolo. Ma i problemi non vengono mai da soli; e così ci tocca pure la bacchettata che ci rifila il professor Ichino, dalla prima pagina del Corriere
Sbagliano i sindacati, dunque sbaglia anche la Federazione della Stampa, quando parlano di un «diritto dei lavoratori al contratto». Questo diritto «non esiste proprio, ed è bene che non esista», argomenta l'editoriale, perché «se accordarsi fosse obbligatorio, avremmo un regime di cogestione». Non abbiamo certo le competenze del professor Ichino in materia di diritto del lavoro. Però non sono soltanto i sindacati a pensarla diversamente da lui. Ricordiamo le parole pronunciate in questi mesi dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha sottolineato ripetutamente «il diritto primario dei giornalisti ad un contratto di lavoro regolarmente rinnovato». Concetti simili hanno espresso i Presidenti del Senato e della Camera. Nelle loro affermazioni abbiamo colto un riconoscimento del valore del lavoro - giornalistico e no - che poco traspare dalle tesi di Ichino.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 18 giugno 2007 )
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giovedì 14 giugno 2007 |
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dal Corriere della Sera - 13 giungo 2007-
editoriale:
Relazioni industriali, il sistema non funziona più IL CONTRATTO IMPOSSIBILEÂ
di PIETRO ICHINO
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 Che cosa sta accadendo al nostro sistema di relazioni sindacali? Da anni ormai i contratti collettivi nazionali di lavoro per la maggior parte si rinnovano con gravi difficoltà e in pesante ritardo o non si riescono a rinnovare affatto. Il più noto è quello dei giornalisti, che è scaduto da due anni e per il quale sono risultate inutili 15 giornate di sciopero; ma parliamo anche di quasi tutti i contratti del trasporto pubblico (i cui scioperi, con immancabile cadenza mensile, gravano pesantemente sull'intera economia del Paese), del settore statale e di numerose grandi categorie industriali e del terziario.
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 15 giugno 2007 )
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giovedì 14 giugno 2007 |
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dal Il Manifesto 3 giugno 2007La recente riforma per il reclutamento dei ricercatori è un ulteriore segnale della crisi degli atenei italiani. Da qui la necessità di un movimento che si riappropri dell'università e salvaguardi l'unità della conoscenzadi
Franco Piperno
Qualche settimana fa, in base ai poteri conferitigli, quasi di sfuggita, da un codicillo annegato nell'ultima legge finanziaria, il ministro Fabio Mussi ha decretato l'ennesima riforma della università . Si tratta del quarto intervento legislativo di «innovazione» della struttura universitaria italiana in meno di dieci anni: un primato senza precedenti non solo rispetto a quel che accade nel mondo contemporaneo, ma soprattutto se rapportato alla storia millenaria dell'Università come pubblica istituzione. Un primato che ha qualcosa di grottesco, se si pensa all'«inerzia» insita nella trasmissione dei saperi. Gli effetti sulla formazione culturale delle modifiche nell'organizzazione degli studi richiedono infatti, per rivelarsi, almeno quattro o cinque generazioni di studenti (grosso modo un trentennio). Dunque, se si procede a una nuova riforma ogni due anni e mezzo, l'innovazione procede alla cieca, senza alcun riscontro con l'esperienza.
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 15 giugno 2007 )
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giovedì 24 maggio 2007 |
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Sabato 26 maggio, una giornata particolare…
L'OPEN DAY!L’Università Statale di Milano si presenta agli studenti, si mostra luccicante e splendida alla città . Un paradiso di aule, laboratori, biblioteche, prestigiosi istituti, meravigliosi dipartimenti, nonché centro d’eccellenza per la ricerca.
Dietro a tutto questo ci siamo anche noi, i precari e le precarie che lavorano negli uffici dell’Università , noi che non votiamo alla rsu, noi che dovremmo essere stabilizzati secondo la Finanziaria del 2007. Abbiamo capito scartabellando nella Direttiva n. 7 del 30 aprile 2007, che non tutti rientreremo nella stabilizzazione. E’ bastata una riunione del personale precario martedì 22 (la prima!), organizzata fuori dall’orario di lavoro (stile intelligence, come il kit della cospirazione precaria consiglia) insieme ai volantini informativi ai dipendenti a far salire la tensione in Università . Si è deciso di presentarsi la mattina di sabato 26 dalle 9:30 in poi in via Festa del Perdono per far vedere l’altra faccia dell’Ateneo. Quella del contratto integrativo scaduto dal 2005, quella degli stipendi da 1000 euro, quella dei precari e precarie che attendono da anni la stabilizzazione.
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 25 maggio 2007 )
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