| Azzardo Sawiris |
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| giovedì 24 gennaio 2008 | |||||||||||||||||||||||||||||||
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di Marco Lillo
L'ex numero uno della società, Paolo Dal Pino, ha lasciato la guida di Wind al suo direttore finanziario, Luigi Gubitosi, dopo essere entrato in conflitto con lui sulla strategia aziendale. Tra i due, il 'faraone' ha scelto di buttare giù dalla piramide l'amministratore delegato. Con Gubitosi il baricentro di Wind si sposta verso le banche e verso Il Cairo. Un terremoto che sta passando inosservato nei palazzi romani nonostante le promesse fatte da Sawiris ai tempi dell'acquisizione da Enel. Una cifra fa impressione. Quei 600 milioni di euro a cui arriverebbe il totale di commissioni e consulenze incassato dalle banche e dai grandi investitori istituzionali per le operazioni di indebitamento del magnate egiziano. Mister Sawiris, pur di comprare il secondo operatore italiano, ha messo in azione un'idrovora di risorse che succhia i soldi dai telefonini e li dirotta alla finanza internazionale. Invece di finire in investimenti che avrebbero generato infrastrutture e ricchezza per il nostro paese, quelle risorse entrano nelle casse dei soggetti finanziari coinvolti nelle operazioni che hanno permesso al topolino africano di ingoiare l'elefante italiano. Non senza qualche sintomo di indigestione. Tutto inizia con l'acquisizione: Sawiris, cristiano copto del Cairo, titolare di un piccolo gruppo telefonico che cresce velocemente in Africa e Asia, investe poche centinaia di milioni di euro nella conquista di Wind. Un'operazione che gli riesce solo grazie al megaprestito di Abn Amro, Deutsche Bank e Imi San Paolo. A Londra lo chiamano: "Pay for play". Sawiris paga le banche con laute commissioni e loro gli garantiscono finanziamenti generosi. Sui dodici miliardi di debito dell'acquisizione, per esempio, sono volati 360 milioni di euro tra spese di consulenza e commissioni. Le banche 'giocano' ancora con Sawiris un anno dopo, con il lancio della seconda tranche di finanziamenti che si stima abbiano fruttato loro 40 milioni. Ora Sawiris, secondo quanto risulta a 'L'espresso', sta per sborsare altri 192 milioni, in buona parte destinati alle quattro banche che accompagnano la ristrutturazione del debito appena partita. Wind nega di avere dato tutti questi soldi e precisa: "Le commissioni per l'acquisizione ammontano a poco più di 310 milioni di euro". Comunque tanti. E tali da giustificare l'ottimo feeling tra le banche e la coppia Sawiris-Gubitosi. Il signore del debito L'approdo alla poltrona di amministratore delegato dell'ex direttore finanziario della Fiat prelude dunque a una ristrutturazione del debito Wind. Che oggi ammonta a poco più di 9 miliardi, così suddivisi: 5,8 miliardi sono in capo a Wind, che li garantisce con i suoi asset, altri 1,5 miliardi sono i bond tradizionali e poi c'è il cosiddetto debito pik da 1,8 miliardi che insiste sulla società Wahf (Wind acquisition holding finance), controllata attraverso un trust di beneficienza dal gruppo Weather Investments di Sawiris. Wahf sta chiedendo il consenso agli obbligazionisti per rimborsare anticipatamente questo prestito troppo oneroso. Il magnate egiziano ha spiegato così la sua scelta: sul mercato dei capitali oggi Wind può avere un tasso di interesse molto inferiore a quello concordato nel 2005. Sotto la guida di Dal Pino la società ha tagliato costi e investimenti. A differenza dei rivali non ha speso un euro per sviluppare la rete Umts e il modello 'low cost' si è rivelato vincente in particolare nel mobile. Nonostante le difficoltà del fisso e della banda larga, la società ha dimostrato di essere in grado di ripagare il suo debito anticipatamente. Sono lontani i tempi nei quali Wind faceva paura e i suoi bond erano etichettati dai giornali come 'junk', cioè spazzatura. Il rifinanziamento ai tassi odierni, dicono le stime di Wind, porterà un risparmio di 100 milioni di euro all'anno. Eppure qualcosa non quadra. Le commissioni per le banche e le 'penali' per i detentori dei bond superano di molto questo ipotetico risparmio e fanno sorgere qualche dubbio sulle reali intenzioni di Sawiris. A ben vedere il 'faraone' non punta solo al rifinanziamento a tassi più bassi, ma vuole anche distribuire alla sua holding le riserve prodotte dalla compagnia italiana. La concorrenza è mobile Ripartizione dei nuovi clienti al netto di quelli persi (2006, fonte: Wind) Al termine dell'operazione Wind avrà 1,8 miliardi di debito in più e la società controllante, Weather Investments, si sarà liberata di questo fardello. La mossa non è piaciuta all'agenzia di rating Fitch che ha messo in osservazione negativa Wind. Spiega David Shnaps, l'analista che segue Wind per la Fitch: "Il miglioramento dei ricavi aveva permesso alla società di ripagare anticipatamente il debito contratto per l'acquisizione. Per questa ragione, tra le altre, a maggio avevamo migliorato il rating di Wind. Quel percorso positivo è stato interrotto con la scelta di rifinanziare il prestito 'pik' della controllante aumentando il debito di Wind". O la Borsa o la vita Lo spostamento a valle della montagna di debiti serve a Sawiris per liberare Weather e renderla appetibile in vista della quotazione in Borsa a fine anno. La holding del gruppo ha in pancia solo partecipazioni (la greca Tellas e il pacchetto di controllo di Orascom, oltre a Wind), ma il collocamento dovrebbe fruttare comunque 3,2 miliardi di euro. Probabilmente 960 milioni saranno usati per saldare l'Enel per l'acquisto della quota di minoranza della società. I restanti 2,2 miliardi non necessariamente andranno a Wind. Potrebbero finire in Grecia o altrove. Al termine di questa rivoluzione saranno in pochi a ricordare le promesse del 2005, quando l'egiziano doveva convincere i politici a dare semaforo verde al suo ingresso in Italia. "Wind diverrà il centro di un grande gruppo internazionale basato a Roma"; e ancora: "Il management resterà immutato e italiano". Sono passati due amministratori delegati, nei briefing si parla arabo e Wind sembra una periferia dell'impero, sempre più indebitata per sostenere investimenti che poco hanno a che fare con il suo sviluppo. Decisioni sotto le Piramidi In azienda si avverte uno spirito di rivalsa e sfiducia dei capi egiziani sui dirigenti italiani. L'aria è pesante. Gli acquisti sono teleguidati dal Cairo. Il vero uomo forte è il giovane egiziano Khaled Bichara. Sotto la sua direzione la telefonia fissa ha visto ridursi i margini da 621 a 595 milioni di euro. Nonostante la performance, il pupillo di Sawiris (già arrestato nel 2004 negli Stati Uniti per frode poi sanata con un'ammissione parziale di colpa e una multa) è stato promosso direttore generale con le deleghe più pesanti. Si potrebbe pensare che l'operazione Tele2 sia farina del suo sacco, essendo Bichara competente sull'area del telefono fisso. Invece sembra cheil grande sponsor dell'acquisto sia Alessandro Benedetti, il discusso mediatore dell'operazione Wind, mister 90 milioni di euro. Anche le promesse di Sawiris di aiutare la ricerca e creare un nuovo call center in Sicilia e uno in Puglia, hanno avuto vita breve. Il faraone ha deciso di tagliare i finanziamenti alle università e di cedere il call center di Sesto San Giovanni alla Omnia, garantendogli 5 anni di tranquillità grazie a una commessa blindata. Un mese fa dal Cairo è arrivata la richiesta di studiare il passaggio del traffico dei customer care di Ivrea, Roma e Sesto San Giovanni, verso un grande call center che il gruppo Orascom ha intenzione di costruire a Tunisi. Intanto a settembre partirà il trasferimento delle funzioni direzionali della telefonia fissa da Milano a Roma. Una mossa osteggiata dai sindacati con uno sciopero. Al termine del 2007 si prevede che i lavoratori di Wind scenderanno a 6.700 da oltre settemila attuali. Altri 450 potrebbero uscire dallo spin-off dei ripetitori. Operazione tower Lo scorporo e la cessione della rete delle grandi torri Wind per fare cassa, partita in sordina sei mesi fa, ha subito un'improvvisa accelerazione negli ultimi tempi. L'idea di Dal Pino era quella di mettere insieme i grandi ripetitori di Tre con quelli di Wind e anche di Vodafone per poi affidarne la gestione a una società da vendere al miglior offerente. Gubitosi, invece, sembra preferire alla gara la trattativa privata con una cordata composta da Autostrade (che conferirebbe i suoi ripetitori) e Sirti, controllata dal Fondo Clessidra. Per la guida della nuova società circola il nome di Francesco Di Giovanni, in buoni rapporti con Gubitosi e attualmente partner in una società di consulenza di un altro ex uomo Fiat, Roberto Testore. Ma tutti smentiscono.
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 25 gennaio 2008 ) | |||||||||||||||||||||||||||||||
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Il boss di Wind è pieno di debiti. E deve chiudere diverse attività. Ma rilancia puntando sull'acquisto di Tele2. Ecco i piani del magnate egiziano.

