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EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro! PDF Stampa E-mail
mercoledì 09 aprile 2008
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Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell'informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione.

Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista.

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne' un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne' un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.

Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l'EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.

Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l'anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.

La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento.

Il primo maggio, a Milano, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa l'Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna... e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.

Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l'idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.

La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E' un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l'Expo 2015. Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l'orgia bipartisan dell'orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenica nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un'oscena colata di cemento.

Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un'idea di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di condivisioni dei saperi.

Let's MayDay,

Milano, primo maggio,

Porta ticinese, ore 15.00

Commenti
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NICOLA  - MAH?   |127.0.0.xxx |2008-04-10 15:30:19
SCUSATE..LEGGO DELLA VOSTRA INIZIATIVA E MI SEMBRA MOLTO INTERESSANTE..SONO UN
GIORNALISTA CHE PER VIVERE FA ANCHE (SOPRATTUTTO) ALTRO..MA MI
CHIEDEVO...COM'èPOSSIBBILE CHE IN TUTTO IL BLOG NON CI SIA UN COMMENTO??
DOVE
SIETE GIORNALISTI PRECARI??..MAMMA MIA ..STANCHI PURE DI SCRIVERE ORMAI..
Paolo   |127.0.0.xxx |2008-04-17 16:28:26
Effettivamente. Il sistema di commento non è particolarmente comdo.
Ma la
prigrizia intelettuale e poltica è il limite più grande.
Lucille  - Finalmente   |127.0.0.xxx |2008-04-23 13:48:29
Trovo giustissima questa iniziativa, e spero che aderiscano tutti quelli che
come me lavorano nelle cooperative sociali.
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Ultimo aggiornamento ( martedì 15 aprile 2008 )
 
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