| MayDay008 Milano - Rassegna stampa. Prima parte |
|
|
|
| mercoledì 07 maggio 2008 | |||||||
|
Riportiamo qui gli articoli comparsi sulla carta stampata tra il 30 aprile e il Primo maggio di presentazione della MayDay a seguito della conferenza stampa di lancio. Seguirà una raccolta degli articoli dei giorni successivi, degli approfondimenti comparsi in rete e delle testimonianze audio e video. Segnalateci ulteriori "avvistamenti".CORRIERE.it – 30/04/08
A Milano la «Mayday», la street parade dei lavoratori precari e atipici
-----
REPUBBLICA – 30/04/08
Doppio corteo, l´Expo diventa un mostro nero Reddito e sicu-rezza i temi caldi per Cgil, Cisl e Uil
di Ilaria Carra
Salari, sviluppo, insicurezza. Ruota attorno a questi temi il Primo Maggio milanese, che non sfuggirà al grande tema dell´Expo: una possibilità di sviluppo per i sindacati confederali, una fonte di speculazioni e sfruttamento per sindacati di base e centri sociali che porteranno in piazza per l´ottava volta la loro protesta contro il precariato. "Più reddito, più sicurezza" è lo slogan della tradizionale manifestazione di Cgil, Cisl e Uil, che partirà alle 9.30 dai Bastioni di Porta Venezia e si concluderà in piazza Duomo, dove parleranno dal palco Onorio Rosati, Fulvio Giacomassi e Walter Galbusera, segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil. Le tre maggiori organizzazioni sindacali che, unite, chiedono alla politica di dare più centralità al tema della sicurezza sul lavoro: «E al problema salariale, che è sì generalizzato - spiega Rosati - ma a Milano è più sentito perché il costo della vita è molto elevato». Per la prima volta il programma del Primo maggio, oltre al corteo, prevede anche appuntamenti musicali e divertimento. Alle 12.30 da piazza Duomo ci si sposta alla Palazzina Liberty di largo Marinai d´Italia per un concerto dell´Orchestra Verdi, seguito dalla "risottata"; nell´area sono allestiti un mercatino di prodotti solidali, giochi e musica di tutti i generi. Alle 14.30 nel parco di largo Marinai d´Italia un cedro del Libano verrà intitolato ai Caduti sul lavoro. Al rapporto tra famiglia, lavoro e casa è dedicata invece la riflessione del cardinale Dionigi Tettamanzi in occasione della veglia dei lavoratori, che si terrà, invece, stasera alle 20.30 nella parrocchia di San Giovanni Battista di Sesto San Giovanni. Nel pomeriggio di domani, alle 15 partirà, invece, l´altro corteo della "Mayday parade" organizzata da sindacati di base e centri sociali, che sfilerà da piazza XXIV Maggio a largo Cairoli. In testa al corteo gli immigrati, che porteranno uno striscione con scritto "No borders no precarity". «Legando il permesso di soggiorno a un contratto di lavoro - spiega Massimiliano Franchini, uno dei promotori della corteo - anche loro sono da considerarsi precari». A dividere le due manifestazioni la diversa visione dell´Expo 2015. Per Cgil, Cisl e Uil «può essere un incentivo all´innovazione delle imprese - come spiega Onorio Rosati - da declinare in buone pratiche sulla sicurezza del lavoro», come recita anche la lettera che hanno inviato al sindaco Letizia Moratti per chiedere l´istituzione di un´agenzia per il reimpiego delle nuove professionalità legate all´Expo. Un mostro che ingoia persone, case e parchi, lasciando in eredità macerie sociali, rifiuti e cementificazione selvaggia, è invece la raffigurazione allegorica dell´Expo di uno dei trenta carri della Mayday Parade. Alle 13.30 il centro sociale Sos Fornace e il comitato No Expo si ritroveranno, infatti, per manifestare alla Fiera di Rho-Pero. Durante il corteo verranno liberati in cielo 1.500 palloncini neri, il numero delle vittime che ogni anno in Italia perdono la vita sul posto di lavoro.
----
LIBERAZIONE – 30/04/08
Let's May Day: 1° Maggio di festa, cospira e lotta
Milano, la parade degli anti-precarietà e sindacati di base Fra ricatto e consenso?
di Claudio Jampaglia
Milano – Alle ultime riunioni i carri sono lievitati a 35 e le diverse associazioni, d'affinità e di quartiere, dei migranti hanno preso la testa del corteo. Senza discussioni, naturalmente. Così, dopo averli cercati e conosciuti si sono auto-organizzati (da Bologna, Milano, Brescia, Torino) e la May Day numero "8" sarà nel loro segno: "migrariato". E come sempre la metafora diventa globale. Non solo per l'elenco di date "euro" (da Berlino a Madrid, Helsinki, Vienna e altre 12 città) e "trans" con il ponte Tokyo (Osaka e altre quattro tappe nipponiche) San Francisco (e Washington), ma soprattutto per il tema che dai "janitors for justice" californiani - i lavoratori in prevalenza ispanici del settore delle pulizie, da anni punta avanzata del movimento di rivendicazione sindacale e civile Usa - arriva alle "badanti" di casa nostra, perché contratto di lavoro e permesso di soggiorno sono doppia precarietà, crudele, ancor più se indissolubilmente legata. Naturale per il composito gruppo di lavoro della "parade" del primo maggio milanese, meno ovvio dati i tempi. Come dire: chiudere i Cpt, reddito per tutti/e, case, salute istruzione gratuiti e permesso di soggiorno per tutti/e. E così, carri, spettacoli teatrali sulla sicurezza del lavoro (con il gruppo "le Lumache"), decine di dee-jay, bande e performers e decine di migliaia di (r)esistenze si prenderanno Milano, da Piazza XXIV Maggio al Castello Sforzesco nel pomeriggio di giovedì, disseminando tasselli di un vero puzzle (i pezzi in distribuzione ai carri) che mischia tutto ciò che in quest'anno ha contraddistinto la "cospirazione precaria": vertenze reali (e vittoriose) come quella delle lavoratrici Sea di Malpensa, i sempreverdi call-center con in prima fila gli esternalizzati Wind, il bubbone Esselunga (sarà distribuito ai consumati-lavoratori una "Precarity Card"), con nuovi orizzonti del conflitto come Expo 2015, il "mostro" bipartisan benedetto da Cgil-Cisl-Uil che si mangerà terreni agricoli, viabilità e vite, per sputare fuori tonnellate di cemento, cantieri e migliaia di "posti di lavoro" da hostess e accompagnatore. Cosa lascerà sul territorio? Basta farsi un giro nelle città che l'hanno già vissuta… E ancora i precari del tempio dell'arte (la Scala di Milano, con quasi il 40% di intermittenti ormai decennali) insieme a nuovi schiavi del cognitariato, giornalisti, grafici e diplomati di ogni infingarda professione a ritenuta d'acconto (in strada sarà distribuita una "free press" sovversiva, "City of Gods", alla sua quinta apparizione). E poi una proposta di "long long May Day" per continuare con la teoria e le pratiche ovvero "dall'accumulazione precaria tra ricatto e consenso" (l'analisi) alla "idea di un nuovo Welfare" (continuità di reddito, garanzie sociali e tutto quello a cui la separazione tra lavoro e società praticata da politica e sindacati - ma non dalle imprese - non riesce a rispondere). E se proprio siete allergici ormai ad ogni riflessione c'è sempre il "Cash & Crash": cause legali contro l'abuso dei contratti atipici, per rivendicare "cash" (il denaro), e azioni che rovinano in modo irreparabile l'immagine dell'impresa, generando "crash" (lo scontro). Toccargli portafoglio e l'immagine. Il catalogo più o meno è questo, perché "la precarietà picchia duro" e la festa "divertiti, capisci, cospira, agisci" pensata per scuotere l'ingessata "festa del lavoro" da qualche collettivo postfordista più avveniristico e sindacati di base (Cub e Sdl), è ormai la metafora di tutto il resistere e rilanciare possibile. E San Precario sia con voi. I siti: www.euromayday.org; www.precaria.org; www.colsenter.noblogs.it; www.sslunga.noblogs.it; operaisociali.noblogs.it; www.noexpo.it.
-----
Il MANIFESTO – 30/04/08
Mayday Parade, un primo maggio precario e migrante
San Precario. Corteo a Milano e in contemporanea in mezzo mondo. Dopo due anni di cocenti delusioni e la mazzata elettorale
di Mariangela Maturi
Miracolo (neanche a dirlo, di San Precario), o tradizione ormai consolidata. Nonostante la debacle elettorale, e nonostante il governo Prodi abbia driblato il tema della precarietà, la MayDay Parade anche quest'anno c'è. E non è solo questione precaria. La rete dell'Euromayday supera i confini e si dedica ai migranti. I protagonisti questa volta sono le persone che attraversano paesi e disavventure per vivere intorno a noi, per lavorare e raccontare la loro storia, la paura, le minacce di essere ancora confinati in una realtà di sfruttamento, lavoro nero, espulsioni e razzismo. Non male, in un paese come il nostro, dove il tema sicurezza anti-stranieri viene strumentalizzato, a destra e a sinistra. Per non parlare della città di Milano dove gli sgomberi rom sono all'ordine del giorno. La Mayday 2008 chiede ai migranti l'onore e l'onere di aprire il corteo e lanciare lo slogan «no borders, no precarity» con la rete «cittadini di fatto» e altre associazioni. «Abbiamo anche organizzato un collegamento con San Francisco e Washington - dice Frenchi di Chainworkers - per condividere questo pomeriggio con i migranti che il primo maggio scendono nelle piazze americane». Contemporaneamente a Milano si muovono altre città d'Europa e del mondo (per la prima volta anche Tokyo). L'appuntamento centrale è a Aachen (Aquisgrana) dove, in opposizione all'incoronazione di Angela Merkel come «politica europeista dell'anno», la rete dell'Euromayday si incontra per marcare la distanza tra la dimensione politica e la realtà di chi arriva a stento a fine mese. In Italia (si manifesta anche a Napoli e Palermo) la nota dolente è ben altra: il governo di centrosinistra, votato da tanti precari, dopo due anni non ha mantenuto gli impegni e non ha neppure lontanamente posto in discussione la legge 30. E ora al governo c'è chi consiglia alle giovani precarie un buon matrimonio d'interesse. A proposito, tra i 30 carri milanesi c'è anche quello delle precarie vestite da sposa, consapevoli che l'alternativa alle nozze con Piersilvio sia un licenziamento senza buonuscita per chi rimane incinta. Ci sono anche i lavoratori dell'Esselunga (ancora in agitazione dopo la vergognosa vicenda della dipendente umiliata e picchiata), e i precari della rete «colsenter». C'è il carro della Cub «perchè è necessario amplificare l'attenzione sulla sicurezza, e dire basta ai 1300 morti per incidenti sul lavoro e ai 1300 morti per malattie». La vittoria milanese dell'Expo 2015 comporta forti rischi di precarietà, per i lavoratori, per i cittadini e per l'ambiente. Luigia Pasi del Sindacato dei lavoratori (Sdl) propone di «fronteggiare un progetto che riverserà sulla città colate di cemento, disuguaglianza sociale, una nuova iniezione di lavoro precario e in nero». Un tema centrale per molti carri, in particolare per quello del comitato NoExpo? (ospiti da La Fornace di Rho). Con loro altri centri sociali, la free press «City of God», i precari della Scala, e ciò che di precario sopravvive in città. Immancabile il gioco creativo: lungo il corteo si distribuiscono pezzi per comporre il «puzzle di san Precario». Ma non è tutto qui. L'Euromayday prova ancora una volta a non esaurirsi in una sola bella giornata: si allunga e diventa Longmayday, con l'ambizione di proporre inziative e confronti per tutto l'anno. Un impegno gravoso e una sfida sempre più difficile, soprattutto ora che la sinistra è più debole che mai, i sindacati confederali sono sdraiati sul Pd di Ichino e il movimento milanese è in stand-by da troppo tempo. Un nuovo inizio? Potrebbe. Se solo la sinistra politica, come si affanna a dire da un paio di settimane, cominciasse a prestare attenzione a ciò che si muove sul «territorio», e se l'apatia dei movimenti milanesi non verrà inghiottita dalla vetrina dell'Expo. Per ora si riaprono le danze, poi si vedrà.
-----
Il MANIFESTO – 01/05/08
Porta Ticinese «La MayDay? di Milano è meticcia per difendere il diritto di esistere»
La parata attraversa la città con trenta carri e si prepara a radicarsi nel territorio al di là della festa comandata
di Mariangela Maturi
Milano Ci siamo. La Mayday milanese parte oggi pomeriggio (ore 14,30, Porta Ticinese). Giovanni di Intelligence Precaria ci racconta quest'ottava edizione. Com'è la Mayday 2008? Per il primo anno la Mayday sarà aperta dai migranti. Alle riunioni per prepararla hanno partecipato migranti di Bologna, Torino, La Spezia, Vicenza e Milano. La precarietà migrante riveste una centralità politica legata non solo al tema della sicurezza, ma soprattutto al ruolo paradigmatico che riveste nel mondo del precariato; è l'emblema della precarietà dei diritti non soltanto lavorativi, ma anche di cittadinanza, di vita e di accesso ai beni primari, come la casa. E' interessante che per la prima volta una manifestazione di questa portata faccia da ponte fra la precarietà indigena e quella migrante, e la scelta di valorizzare il tema del lavoro migrante nasce dalla condivisione di un progetto, oltre che di una condizione. Com'è nata questa collaborazione? E' frutto di un lavoro capillare e reticolare, che spesso è poco visibile: dal Punto San Precario lavoriamo per creare un elemento di connessione tra le varie anime del lavoro. Siamo felici di quest'interazione con le associazioni migranti che quest'anno concretizzano una partecipazione superiore a quella degli scorsi anni. La lotta che vogliamo condividere non è solo quella dell'uscita dalla clandestinità, ma anche la conquista di una migliore condizione esistenziale. Sette anni dopo, la riproposizione del tema non rischia di diventare solo l'«ora d'aria» dei precari? Ce lo chiediamo anche noi. Sinora il lavoro che accompagna la MayDay ha vissuto di tre fasi fondamentali. Quella di denuncia della condizione precaria, il rendere chiaro che il precariato esiste e non è solo una concezione transitoria. Poi abbiamo voluto sottolineare che il precariato esce dalla dimensione del lavoro e diventa paradigma fondante di modelli di lavoro e di vita, per arrivare al fatto che i lavoratori precari sono il cuore pulsante della produzione della ricchezza. Per questo abbiamo formulato proposizioni imprescindibili: l'accesso al lavoro e ai beni, la riduzione delle tipologie contrattuali (una giungla di 37 forme diverse), e la rivendicazione di un giusto salario, tema che ci avvicina ancor più ai migranti. Ora uniamo la capacità vertenziale alla condizione del lavoro migrante, aggravata dai ricatti dei Cpt e dal legame tra lavoro e permesso di soggiorno. L'altra novità di quest'anno è che la MayDay si fa «Long long Mayday», sono stati già impostati dei momenti di prosecuzione del nostro lavoro con Intellingence Precaria, i lavoratori Sea, Wind, gli operatori sociali, e le sperimentazioni, come quella di City of God, allo scopo di coaugulare e rafforzare le iniziative sul territorio. Ci ritroveremo già l'11 maggio per fare un bilancio della Mayday. Ci impegnamo anche per concretizzare una proposta di welfare partendo dalle realtà effettive, ad esempio quella dei lavoratori della Sea, che per far fronte all'uscita di fondi per la cassa integrazione dei dipendenti interrompe 450 contratti atipici. Non mettiamo in dubbio la salvaguardia dei contratti, ma non è possibile che la scorciatoia sia scaricare il peso sui precari, non occuparsi delle loro istanze neo-sindacali e poi stupirsi se i voti passano alla Lega. E' necessario anche un intervento sul welfare, che è strettamente legato alle rivendicazioni contrattuali. La sinistra di governo non ha ascoltato i precari... Due anni fa abbiamo quasi firmato una delega in bianco al governo Prodi, una fiducia decisamente malriposta. Non so se la sinistra abbia imparato la lezione, sembra ci sia poca attenzione al nuovo mondo del lavoro. Sappiamo che la nostra sfida, la cospirazione a danno di soldi e immagine (il cuore delle aziende) sarà lunga. Il futuro del resto non promette nulla di buono. Saranno tempi pesanti, vogliamo rompere il meccanismo di comunicazione e creare una nuova immagine del precario, che non è uno sfigato usa e getta, ma un lavoratore a tutti gli effetti. Ci muoviamo ormai in un contesto internazionale, per proporre un welfare di attuazione europea o mondiale, questa è la sfida decisiva. Altro nodo fondamentale su cui dare battaglia sono gli incidenti sul lavoro, che ormai non coinvolgono più solo gli operai.
-------
LIBERAZIONE – 01/05/08
A Milano e in altre decine di città non solo europee il primo maggio precario e migrante A volte diciamo sì a chi ci sfrutta Oggi no. Precari all'EuroMayDay?! Intelligenze precarie
«Non c'è niente da festeggiare", così Repubblica parla del primo maggio nella pagina milanese in cui dedica un trafiletto al primo maggio e alla Mayday Parade. Noi invece diciamo che nell'esplosione creativa della Mayday sono visibili modi nuovi di produrre conflitto. Fino a qualche decennio fa era precario colui che era escluso dal sistema fordista, tutto fabbrica e ammortizzatori sociali. Era una condizione tipicamente meridionale, fortemente contigua e intercambiabile con la disoccupazione. La precarietà di cui si parla e che si vive oggi è invece interna al tessuto produttivo ed è un prodotto tipico del Nord dell'Italia. Attenzione: non vogliamo sostenere che la prima non esista più, ma che la nuova precarietà è profondamente radicata nel sistema produttivo, ne costituisce corpo e mente e quindi è potenzialmente esplosiva. Una precarietà altrettanto nuova ma che si manifesta anche nei settori tradizionali, come fabbrica e servizi, è quella dei migranti. Quanti sono i precari e i migranti? Milioni, non è facile quantificarli. Quello che è certo è che la precarietà del nuovo millennio agisce così profondamente e diffusamente da tenere in scacco il mondo del lavoro e dominare una società che culturalmente ha introiettato i valori fondanti dell'impresa: individualizzazione, profitto, competizione. Riteniamo da tempo che la precarietà sia insieme ricatto e consenso. Dei due termini del problema, tuttavia, la novità è il consenso. Da sempre il capitale esercita ricatto sul resto della società in modo cangiante, ma lo scarto oggi è proprio rappresentato dal consenso. Trent'anni di arretramento nei diritti e nel potere di acquisto di lavoratori e famiglie sono passati senza che si creasse il finimondo. Ciò non si giustifica con la sola retorica del sindacato venduto, dei politici corrotti e del popolo bue. Il problema è più ampio, il problema è il consenso: le imprese oltre a ricattare, tagliare e sfruttare sono capaci di illudere, affascinare e creare aspettative. Questo punto è essenziale. Se vogliamo darci un nuovo ritmo, se ci assumiamo il compito di rinnovare i modi e gli obiettivi del nostro agire dobbiamo capire la società che ci circonda. Ragionare sul "consenso" significa - in settori come moda, comunicazione, telefonia, servizi, informazione, ma anche trasporti e logistica, settori determinanti nelle aree metropolitane e strategici per le imprese - pensare alla mentalità che lega l'impresa al lavoratore, alle aspettative di quest'ultimo, alle regole d'ingaggio che possono tramutare questo rapporto in conflitto. Nei rapporti di lavoro è cambiato tutto. Tra padrone (quando c'è o lo si riconosce come tale) e dipendente, tra capo e sottoposto ci si da del tu, la gestione dell'azienda è orizzontale, sembra di stare in una grande famiglia, quasi quasi sulla stessa barca... Questo è frutto di politiche di marketing che mettono in gioco meccanismi di fidelizzazione del lavoratore nei confronti dell'impresa. Aumentano profitti e produttività, diminuisce il conflitto. Il rapporto padrone e lavoratore diventa meno ideologico ma più viscerale, e la sua rottura genera risentimento e smarrimento. Insomma, tra i lavoratori c'è la sensazione diffusa che impegnandosi e insistendo si riuscirà a migliorare le proprie condizioni individuali - quasi mai collettive. Non si tratta di porzioni marginali del corpo sociale e, attenzione, non si tratta neanche di arrendevolezza. È una mentalità diversa, che ci piaccia o no, da cui si deve partire. Nell'esperienza dei Punti San Precario, sportelli di nuova generazione, poco attenti alla causa legale ma più attratti dall'agitazione dentro e fuori i luoghi di lavoro, tutto questo si è delineato con chiarezza. Nel momento in cui un lavoratore si sente tradito dall'azienda viene pervaso da una rabbia che lo porta a chiedere più soldi possibile e a cercare di abbattere l'immagine dell'impresa. L'abbiamo chiamato "Cash & Crash": per organizzare conflitto bisogna penetrare nei luoghi di lavoro per intaccare i profitti dell'azienda ottenendo soldi (il cash) e sminuirne l'immagine (il crash). L'esperienza che ne è seguita, modellata dalla collaborazione a molti conflitti e vertenze, è servita a diffondere il conflitto, allargarlo e renderlo adatto a insinuarsi nel luoghi di lavoro, comunicare con i lavoratori precarizzati e quindi ricattabili e cercare di tutelarli. Ovviamente ciò non funziona ovunque, e il sindacato ha difficoltà a rapportarsi con questa versione fluida del conflitto. È cospirazione precaria e parte dalla convinzione che la precarietà non si combatta semplicemente proponendo rigidità nel rapporto di lavoro, che non si traduce automaticamente nell'affermazione di diritti, ma "garantendone" la fluidità, per esempio incrementando la possibilità di rifiutare un lavoro peggiore. Ciò significa garantire a ognuno di noi la possibilità di scelta, unica strada per ridare fiato ai conflitti. Tradotto: serve un welfare che pesi in positivo sul bilancio che ognuno fa tra vantaggi e svantaggi quando deve decidere se andare contro all'azienda o meno, diminuendo la forza del ricatto che il lavoratore subisce. Per questo bisogna legare i diritti alla persona e non al contratto. Certo, non tutto il mondo del lavoro segue queste regole, ma con la crescita del peso dei precari è necessario dare uno sbocco ad una nuova cultura del conflitto. Chi confonde questa prospettiva con una forma fuori tempo di assistenzialismo dimentica che, nel nord del paese e in buona parte delle aree metropolitane la precarietà è a tempo "indeterminato" proprio perché i dati della disoccupazione sono bassissimi; ovvero si lavora sempre per prendere due lire precarie. L'esperienza del Punto San Precario lo dimostra: saper mostrare di poter compromette l'immagine di un'azienda significa esercitare efficacemente conflitto. L'importanza dell'attenzione maydayana alla "alleanza" fra precari e migranti parte proprio da queste considerazioni. La precarietà agisce diversamente nel corpo sociale frammentandolo, ogni parte ne subisce aspetti diversi. Bisogna agire sulla specificità della condizione, alimentare il protagonismo dei soggetti e fomentare i conflitti in quei settori sociali traditi, dimenticati dalla retorica dei diritti e delle tutele che ogni giorno diventano più sbiaditi. La regolarizzazione dei migranti e l'abolizione dei cpt, la richiesta di un reddito e l'affermazione dei diritti, scritti in calce sul poster della mayday (vedi a pagina 24 di questo giornale) non vogliono essere una sommatoria di rivendicazioni, contentino per i soggetti che la animano, meticci e nativi, ma rappresentano la consapevolezza che per opporsi alla precarizzazione è necessario ripensare a un'offensiva dentro e fuori i luoghi di lavoro, attraverso il sociale che ponga al centro della sua attenzione "la cultura del conflitto" e l'agitazione culturale come basi della propria azione e comunicazione precaria.org
----
Il CORRIERE della SERA – 01/05/08
In centro In mattinata sfilano i confederali, il pomeriggio i centri sociali
«Meno precari, più soldi»
Oggi i cortei del Primo Maggio
di Rita Querzé
Milano - Meno rischi sul lavoro, meno precariato, più soldi in busta paga. Sono queste le istanze all'ordine del giorno del Primo Maggio di oggi. Confederali e sindacati di base si contendono la piazza. Con le solite polemiche preventive sul rischio vandalismi lungo i cortei. Sullo sfondo monta il dibattito su ruolo e rappresentatività del sindacato. Anche a Milano. Cgil, Cisl e Uil sfileranno stamattina da porta Venezia a piazza del Duomo. Davanti alla Madonnina discorsi dei tre segretari generali cittadini. Rispettivamente, Onorio Rosati, Fulvio Giacomassi e Walter Galbusera. Lo slogan del corteo: «Più reddito, più sicurezza». Nel pomeriggio tocca a sindacati di base (Cub, Sdl) e centri sociali. Insieme partiranno con la Mayday parade da piazza XXIV Maggio per arrivare in piazza Castello. Cavalli di battaglia: la contestazione del precariato e dell'Expo. «Non vogliamo una città vetrina dove la flessibilità del lavoro può solo aumentare con l'esposizione del 2015», dicono gli organizzatori della manifestazione. Il vicesindaco, Riccardo De Corato, mette in guardia rispetto ai vandalismi: «Lungo tutto il percorso vigileranno almeno 30 telecamere: 13 controlleranno la sfilata del mattino e 16 quella del pomeriggio. Per incastrare gli imbrattatori, la polizia municipale effettuerà anche riprese prima e dopo il corteo ». Per la prima volta quest'anno il sindacato confederale ha organizzato una festa in largo Marinai d'Italia. Si parte alle 12.30 con un concerto dell'orchestra Verdi alla palazzina Liberty e si continua con risotto e musica gratis per tutti fino a sera. Ma c'è anche un altro Primo Maggio. E' quello dell'Ugl. Il sindacato di destra porterà otto pullman alla manifestazione nazionale romana dell'organizzazione. «Il primo maggio non è più la festa di una sola parte politica e i lavoratori lo hanno capito », taglia corto Stefano Salomone, segretario dell'Ugl milanese. E poi ci sono i sindacati di base. Che cercano di rubare la scena ai confederali per quanto riguarda la lotta a precariato. Cgil, Cisl e Uil hanno gettato la spugna? «Al contrario, il nostro è un lavoro concreto, quella dei sindacati di base è una battaglia ideologica», doce Fulvio Giacomassi della Cisl. Rosati della Cgil: «Misurarsi con un mercato sempre più destrutturato è inevitabile. Pensare di risolvere tutto abrogando una legge è pura utopia». Dopo le elezioni, quello di oggi è anche il Primo Maggio dell'autocoscienza all'interno del sindacato. Chi rappresenta chi? E per andare dove? «E' giusto interrogarsi ma non vedo un sindacato in difficoltà. Tant'è che siamo stati noi per primi a segnalare, per esempio, la necessità di rivedere lo schema di contrattazione», dice Giacomassi della Cisl. «Fisco, sicurezza e livelli contrattuali: il sindacato confederale riparte dalla presentazione al nuovo governo di istanze condivise su questi temi», fa notare il segretario generale della Cgil metropolitana. «E sulla sicurezza possiamo fare molto, a partire dall'uso delle nuove tecnologie», si inserisce Galbusera della Uil. Per quanto riguarda le faccende più strettamente milanesi, dopo il protocollo che fa da cornice alle relazioni comune- sindacato firmato a febbraio 2007, non è più successo nulla. Tutto sarebbe pronto per il varo di un Osservatorio sul mercato del lavoro. Ma per ora resta il nulla di fatto.
----
EPOLIS Milano – 01/05/08
Festa dei lavoratori. Al mattino sfilano i confederali, poi sindacati di base e centri sociali
Due manifestazioni per la città e al Mayday sorvegliati speciali
De Corato: lungo il percorso 30 telecamere. Muhlbauer: il sindaco ascolti i giovani precari
di Francesca Monti
Milano - "Più reddito, più sicurezza" è lo slogan scelto quest’anno da Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio. A Milano il corteo partirà alle 9.30 ai Bastioni di Porta Venezia fino ad arrivare a piazza Duomo. Dal palco parleranno i segretari generali Onorio Rosati, Fulvio Giacomassi, Walter Galbusera. Al termine dei comizi, nella Palazzina Liberty, in largo Marinai d’Italia, alle 12.30 si terrà un concerto dell’Orchestra Verdi. Le celebrazioni proseguiranno poi per tutta la giornata, fino alle 19, con una "risottata", un mercatino di prodotti solidali e naturali, un’esposizione di stand di associazioni di volontariato, giochi per bambini e tanta musica. Alle 14.30 è prevista la cerimonia di intitolazione di un imponente cedro del Libano ai Caduti sul lavoro. Alla manifestazione dei sindacati confederali sarà presente il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati e anche Rifondazione comunista che parteciperà anche al corteo dei sindacati di base e i centri sociali. «È dunque necessario mobilitarsi contro le annunciate politiche del governo e le pretese della Confindustria, la centralità del lavoro va riconfermata con tutto il nostro impegno, va difesa la possibilità di crescita del sindacalismo di classe, e vanno difesi i sindacati oggi nel mirino del fronte padronale, reso più aggressivo dal successo della destra. Per queste ragioni, il primo maggio Rifondazione Comunista sarà presente ad entrambe le manifestazioni», ha affermato il segretario provinciale di Rc, Antonello Patta. Un corteo che preoccupa il vicesindaco De Corato che avvisa «Gli organizzatori possono dire quel che vogliono. Ma delle loro assicurazioni, che non ci saranno scritte sui muri o atti di vandalismo, poco ci fidiamo. Perchè, visti i precedenti, è difficile garantire per 50mila persone, molte delle quali abituate a questo malcostume». «Lungo tutto il percorso e nelle aree limitrofe - spiega De Corato - vigileranno gli occhi di almeno 30 telecamere: 13 controlleranno la sfilata del mattino, da corso Venezia al Duomo, e 16 quella del pomeriggio da piazza XXIV maggio al Castello. Ma per incastrare imbrattatori alle proprie responsabilità, la polizia municipale effettuerà anche delle riprese prima e dopo il corteo su entrambi i lati del tragitto. L'anno scorso il centro di Milano è stato ostaggio di 6mila manifestanti che hanno trasformato il Mayday Parade in uno "Sprayday parade". Il reparto radiomobile ha infatti registrato centinaia di scritte su case, banche ed esercizi pubblici, il cui rapporto è stato inviato alla Procura». I malintenzionati sono avvisati. Pronta la risposta di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc: «Il sindaco ascolti i giovani precari, invece di farli insultare dal suo vice. Prima del 25 aprile De Corato annunciò che ben 900 telecamere avrebbero ripreso l'esercito di "imbrattatori" calati a Milano. Stando ai fatti, risulta che tutto questo dispiegamento di forze ha portato alla denuncia di un’unica persona».
Powered by !JoomlaComment 3.26
3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved." |
|||||||
| Ultimo aggiornamento ( giovedì 08 maggio 2008 ) | |||||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|





