| Report su City of gods |
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| venerdì 27 luglio 2007 | |||||||
Torchiera Senz’acqua 14 luglio 2007 City of Gods è un progetto energizzante. Più lo mandi giù - e lo metabolizzi - più ti tira su. L'invenzione di City è stato un gesto ad alto potenziale liberatorio contro la macchina annoiante e triturante della falsificazione mediatica. Un percorso nel quale abbiamo profuso, con generosità e passione, parole, tempo, idee, quattrini. Poi, siccome ci credi, finisce che ti diverti anche.
Il tempo è volato: in pochi mesi, da dicembre a oggi, abbiamo prodotto tre diversi numeri di City of Gods, la voce precaria dell'informazione. Le relazioni che si sono create attraverso e intorno a City sono diventate un patrimonio prezioso. Così, sabato13 luglio a Milano, alla cascina Torchiera, ci siamo ritrovati in tanti a ragionare sul passato e sul futuro di questo giornale. Un'occasione che ha svelato, innanzitutto, la potenza implicita nella creazione collettiva.
Che cos'è City ci siamo domandati?City è un luogo, City è uno strumento, City è soprattutto un "processore" di energie desideranti ed è per questo che consente aggregazione, ci siamo risposti. Abbiamo inquadrato la discussione con alcune riflessioni sullo stato penoso della stampa in Italia, strangolata dalla pubblicità e dai prodotti collaterali allegati ai giornali mentre, viceversa, calano vertiginosamente le diffusioni. La categoria dei giornalisti rappresenta un prototipo della precarietà strutturale del lavoro cognitivo contemporaneo. La sua fragilità, la sua impotenza, si riverberano bene nei contenuti espressi dai giornali. La sua totale incomprensione dei processi nei quali si trova immersa sono perfettamente rappresentati dallo stallo del rinnovo del contratto di lavoro: abbiamo di fronte alla prima categoria di lavoratori nella storia di questo Paese che non rinnoverà il contratto collettivo di lavoro. Il mondo tragicamente corporativo dei giornalisti italiani sta per finire. La precarietà, la mercificazione, la depressione lo stanno spazzando via. Amen. Abbiamo aggiunto informazioni sul cityzen journalism o giornalismo partecipativo, sul giornalismo dal basso, con una serie di esempi variegati, dettagliati, su come oggi viene interpretato nella Corea del Sud, negli Stati Uniti, in Europa, in Italia. Filiazione diretta di ciò che è stato ed è il fenomeno dell'informazione nelle reti (Indymedia per primo). Mentre i giornali mainstream affondano la realtà, la realtà si sforza di emergere altrove. C'è uno spazio vuoto di parola, di contenuti, che viene colto, che va continuamente colto. In questo senso abbiamo convenuto che il ruolo politico di City possa essere soprattutto quello di fungere da motore di un salto culturale, generando pensieri alternativi ai paradigmi imperanti che passano dall'informazione ufficiale per ridurre il lettore a un soggetto passivo attraverso l'oculata selezione delle notizie, l'invenzione di allarmismi, l'organizzazione del consenso intorno ad alcuni nodi precisi (consumo, sicurezza, individualismo...). City si propone di spezzare l'uniformità della visione, l'unicità del pensiero debole del potere che, per tenersi in piedi, deve indurre un senso di solitudine, di sconfitta, di perdita, di impotenza. Deve indurre sonnolenza. Una strategia che si salda da vicino con la somministrazione della precarietà, generalizzata ed esistenziale. Ci siamo dati, per ora, alcuni compiti. - Evitare ogni tentazione autoreferenziale, mantenendo innanzitutto quel carattere di freschezza, di novità spiazzante, che ha rappresentato il più grande elemento di fascino del giornale. City è una vitamina che risveglia e mette in moto le energie creative dei precari. - Studiare un meccanismo democratico che aiuti la partecipazione al progetto. I processi decisionali vanno tarati collettivamente in base agli obiettivi e ai contenuti che, numero per numero, il giornale si darà. - In questo senso è corretto stabilire meglio la linea, il linguaggio, "i dieci comandamenti" per poter partecipare e scrivere su City. Un meccanismo che aiuta l'autore a tarare meglio il proprio articolo, senza che questo si trasformi in un processo di censura o di filtro "calato dall'alto". - Decostruire miti. Questo City deve fare, anche e soprattutto nel giornalismo. Anche attraverso i "falsi", come è stato fatto nel caso del Manifesto. E come ancora si potrebbe immaginare di fare, in altre situazioni diverse. Sabato, ragionando intorno a City, abbiamo concluso che dare corpo alle passioni non è una parola vuota. In questo senso si spiega il significato di City come propulsore. Dietro l'orizzonte di cartapesta del Truman Show a cui cercano di far assomigliare le nostre vite c'è ben altro. Per sfondarlo un giornale come City of Gods può tornarci molto utile. Qui i materiali utilizzati nel Workshop: Workshop Cospirattivo.pdf City_of_gods.pdf RAQ - Reddito A Qualsiasi cost.pdf
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 19 settembre 2007 ) | |||||||
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City of Gods è un progetto energizzante. Più lo mandi giù - e lo metabolizzi - più ti tira su. L'invenzione di City è stato un gesto ad alto potenziale liberatorio contro la macchina annoiante e triturante della falsificazione mediatica. Un percorso nel quale abbiamo profuso, con generosità e passione, parole, tempo, idee, quattrini. Poi, siccome ci credi, finisce che ti diverti anche.
Il tempo è volato: in pochi mesi, da dicembre a oggi, abbiamo prodotto tre diversi numeri di City of Gods, la voce precaria dell'informazione. Le relazioni che si sono create attraverso e intorno a City sono diventate un patrimonio prezioso. Così, sabato13 luglio a Milano, alla cascina Torchiera, ci siamo ritrovati in tanti a ragionare sul passato e sul futuro di questo giornale. Un'occasione che ha svelato, innanzitutto, la potenza implicita nella creazione collettiva.
Che cos'è City ci siamo domandati?

