City of Gods
Intelligence Precaria
Report su precarietà e reddito. PDF Stampa E-mail
venerdì 27 luglio 2007

Torchiera Senz’acqua 15 luglio 2007

Nonostante la calura e soprattutto grazie ad un refrigerante ventilatore si è svolto nel pomeriggio del 15 luglio in una Milano deserta ma non per questa meno cospirativa la seconda giornata del workshop cospir/attivo dell’Intelligence Precaria.

Tra i temi, quello del rapporto tra precarietà e reddito. La partecipazione è stata un poco inferiore a quella del sabato pomeriggio, un po’ per il periodo, un po’ perché l’argomento reddito è ancora difficile da digerire. Tuttavia, discutere di una nuova politica di welfare che si fondi sulla continuità di reddito e salario minimo è oramai imprescindibile, che piaccia o meno! L’incontro è stato aperto da una relazione di Fumagalli, che si è soffermato sulla praticabilità di una misura che garantisca la continuità del reddito tramite l’istituzione di una cassa sociale per il reddito. Si è fatto l’esempio della Provincia Milanese. Prima di entrare nei dettagli, è doveroso precisare che la garanzia di un reddito a prescindere dal lavoro tende sempre più a interessare chi lavora piuttosto che chi non lavora. Non è un paradosso: in Lombardia i precari con intermittenza lavorativa sono più di un terzo dell’intera forza lavoro (1,48 milioni) e in costante crescita (+ 25% in quattro anni). I disoccupati sono 178.000 il 4,5% della forza lavoro e la dinamica è più o meno stabile. I pensionati sono 1,6 milioni. Risultato: una politica di welfare che tenda a garantire reddito a prescindere dal lavoro diventa una politica del lavoro così come una politica che va incidere sulle forme atipiche e sugli ammortizzatori sociali diventa una politica di welfare. SI TRATTA DI UN PUNTO DI DISCRIMINE TRA NOI E LE POLITICHE NEOCENTRISTE O SOCIAL LIBERISTE DEL PARTITO DEMOCRATICO (leggi Damiano) E LE POLITICHE PER LA STABILITA’ DEL POSTO DI LAVORO (leggi PRC)!!!!. Riguardo la Provincia di Milano, ecco alcuni dati: la spesa sociale al 2005 per sussidi diretti al reddito (quindi non il totale della spesa di welfare!) ammonta a circa 800 milioni di Euro ed è in lieve calo a partire dal 2001. Si tratta di una somma che verrebbe sostituita da un intervento di reddito garantito (maternità, sussidi di disoccupazione, invalidità, assegni particolari di povertà, cassa integrazione…). Ipotizzando degli interventi fiscali (addizionale Ire, Irap e Ici, vedi schede), si possono recuperare altri 1.030 milioni di Euro, per un totale di 1, 8 miliardi di Euro. Con tale somma è economicamente possibile garantire un reddito minimo a tutti e tutte coloro che vivono in Provincia, pari alla soglia di povertà relativa di 540 euro mensili netti per individuo (che cresce in proporzione ai conviventi esistenti). Al riguardo, si ipotizza un integrazione media di 350 euro per beneficiario (un’integrazione significa mettere a disposizione la cifra che manca per arrivare ai fatidici 540 euri netti mensili).
1. E’ evidente che non ci si può accontentare di tale miseria. Ciò che si vuole dimostrare è semplicemente che ci sono le risorse – a parità di bilancio - per fare una politica assistenziale di vecchio stampo catto-comunista che garantisca una soglia minima di reddito. Non ci vengano quindi a dire che ci sono vincoli economici. Il problema è tutto POLITICO.
2. Quando si parla di continuità di reddito, è necessario definire alcuni parametri che fanno sì che una politica di garanzia di reddito sia tale. Tra gli altri:
a. INDIVIDUALITA’: il reddito è garantito a livello individuale e non familiare. Nel caso di famiglie, occorre tener conto dei componenti della famiglia e del numero dei figli. L’Istat ha già fatto i calcoli dei coefficienti che bisogna utilizzare nel caso di due o più persone che vivono sotto lo stesso tetto e costituiscono una famiglia legale e/o di fatto. Famiglia di 1 solo componente, coefficiente pari a 1, di due persone, 1,7; di tre persone, 2,1; e via dicendo. Una volta stabilita la cifra, la si moltiplica per il suddetto coefficiente (spero sia chiaro).
b. RESIDENZA, ovvero tutti coloro che abitano nel territorio, a prescindere dalla cittadinanza e dalla nazionalità;
c. INCONDIZIONALITA’: è il parametro più importante, perché significa che se uno becca i soldi, non ci sono contropartite da garantire (tipo obbligo di accettare un qualsiasi lavoro, di seguire corsi, ecc.). Ne consegue che è possibile fare una scelta di rifiuto del lavoro ed è tale libertà di scelta a rendere sovversiva una misura riformista come la continuità di reddito. Non è un caso, infatti, che tale possibilità non sia contemplata in NESSUNA PARTE AL MONDO (anche nelle realtà più avanzate). LA SCELTA DI RIFIUTARE UN LAVORO E’ UN DISCRIMINE FONDAMENTALE TRA LA NOSTRA PROPOSTA E QUALSIASI ALTRA!!
d. FISCALITA’ GENERALE: la cassa sociale per il reddito deve essere finanziata dalla entrate fiscali dirette tramite aliquote progressive (i ricchi pagano in modo più che proporzionale rispetto ai poveri) e da innovazioni fiscali che vadano a colpire i cespiti più lucrosi di creazione di ricchezza che oggi non vengono considerati (proprietà intellettuale speculazione immobiliare e finanziaria, in primo luogo) . I contributi sociali non c’entrano un cazzo nel finanziare il reddito. Essi sono salario differito per la previdenza, il Tfr (se non scippato) ecc. e quindi sono contributi di proprietà dei lavoratori. Altrimenti ci sarebbe una mera partito di giro tra lavoratori stabili e i precari o i disoccupati (come evidenzia Bologna quando parla di aumento dei contributi sociali per i co.co.pro).

L’intervento iniziale si è concluso con il ribadire che la proposta di creare una cassa sociale per la continuità di reddito a livello provinciale deve quindi partire da queste premesse.

Si pone quindi il problema del livello di reddito. Il dibattito che ne è seguito è stato stimolante in quanto sono state espresse alcune perplessità e chiarimenti. Il primo punto, sollevato da Zoe e Natalia, riguarda il concetto di integrazione di reddito. Non si tratta dunque di dare una somma uguale a tutti/e, ma piuttosto la cifra monetaria necessaria, variabile da situazione a situazione, per arrivare ad un livello minimo. Ed è proprio sulla fissazione di tale livello minimo che si è accesa la discussione. Fumagalli nella sua introduzione aveva proposto un’ integrazione che consentisse di arrivare a garantire 1000 euro netti al mese a livello individuale (1.700 per una famiglia di 2 persone, ecc.). Ad esempio se un individuo guadagna all’anno 7.000 euro avrebbe un’integrazione di 5000 euro all’anno, sempre netti. Molti interventi hanno giustamente fatto notare che tale cifra a Milano risulterebbe insufficiente (Cristina). Poiché la cifra era stata fatto solo a titolo di esempio, per spiegare come funziona il meccanismo di integrazione (a livello individuale e poi a livello familiare, moltiplicando la cifra per i coefficienti), la questione di quale soglia minima di reddito garantire rimane aperta e ancora da discutere. E’ altrettanto evidente che ciò che si vuole fare è costruire un processo che vada nella direzione di garantire continuità di reddito, intendendo quest’ultimo come obiettivo strumentale perché si metta in moto una capacità cospirativa e conflittuale che vada ad intaccare anche altri aspetti della soggettività precaria. Al riguardo, alcuni interventi (Dario, Stella) hanno sottolineato la necessità di collegare questa battaglia con quella dell’introduzione di un salario minimo e la riduzione del numero delle tipologie contrattuale. La discussione se è più importante la continuità di reddito o un salario minimo deve essere superata, altrimenti si ricade nelle trappole poste dal dibattito su Il Manifesto dell’estate scorsa tra ipotetici “redditisti” e ipotetici “salaristi”. Piuttosto, la pluralità degli obiettivi porta alla necessità di sviluppare una complementarietà di azioni e discussioni. Frenchi ha fatto notare che i due aspetti sono infatti collegati: se vi è una garanzia di reddito continuo senza condizioni, allora può agire il rifiuto del lavoro. Ciò potrebbe (il condizionale è d’obbligo) causare difficoltà per talune aziende a reperire manodopera a condizioni particolarmente capestro e quindi interrompere il declino verso il basso degli stessi salari e dei diritti. Per usare un’ espressione di Frenchi, un redito di esistenza minimo potrebbe mettere in moto un “rusa-rusa” opposto a quello che finora i precari hanno subito da parte delle imprese. Inoltre, un obiettivo di reddito che prescinde dalle singole condizioni lavorative, può essere fattore di ricomposizione delle diverse soggettività del lavoro, sempre più indeboliti dal prevalere dell’individualizzazione del rapporto di lavoro. Rimangono ovviamente aperte un sacco di questioni:
a. un intervento sul reddito è possibile su scala locale. Salario minimo e riduzione delle tipologie di contratto invece agiscono su base nazionale. Come collegare i due livelli?
b. quali strumenti di comunicazione e quali politici è necessario avviare per alimentare la coscienza e la discussione su queste tematiche? (City of Gods???)
c. Quali momenti di lotta e di azione è possibile immaginare da settembre in poi per calare nelle reali condizioni lavorative queste problematiche ed evitare che la continuità di reddito rimanga solo uno slogan?

To be continued………

Qui i materiali utilizzati nel Workshop:
Workshop Cospirattivo.pdf
City_of_gods.pdf
RAQ - Reddito A Qualsiasi cost.pdf
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antonio  - far sapere   |2008-06-04 18:55:40
mi ritrovo disoccupato con moglie e due figli da mantenere dopo che ho lavorato
per ben 13 anni nel comune dove risiedo .facendo i lavori socialmente utili come
operaio ,poi sono stato stabilizzato nel 2002 con un contratto co.co.co. per ben
5 anni o lavorato conquesto contratto e a novembre del 2007 non mi hanno piu
rinnovato il contratto ,adesso mi ritrovo a 42 anni senza lavoro e con una
famiglia da mantenere e questo anche ai miei compagni di sinistra che con prodi
non hanno fatto un bel niente per i precari .adesso mi dite cosa devo fare mi
devo suicidare grazie antonio spadola ruoti cap 85056 potenza certo di una
vostra risposta ,saluti .

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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 19 settembre 2007 )
 
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