| Sistema assistenziale come sistema di controllo |
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| mercoledì 19 settembre 2007 | |||||||
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In questo breve studio vi è un capitolo estremamente esplicativo di ciò
che intendiamo per “precarizzazione assoluta”. Per quanto selvaggia,
oggi la precarietà è un prodotto del mercato del lavoro. Certo, i
governi l’hanno favorita e legiferata ma in questo momento il lavoratore
ha come controparte l’azienda o l’amministrazione, come nel pubblico
impiego. Una riforma come quella che il ministro Damiano sta studiando
invece introduce una forma di precarizzazione mista, prodotta dal
mercato e controllata dallo stato o dagli enti locali. Un sistema di
questo tipo non avrebbe rivali sociali. Leggere e ricordare per credere.
2 capitoli tratti da
Sergio Bologna
ed. Manifesto Libri Perciò è di fondamentale importanza, per capire la crisi di Weimar e il passaggio al nazismo, conoscere a fondo i meccanismi di controllo, di selezione e di disciplinamento di cui l'apparato assistenziale poteva disporre. L'aumento vertiginoso della disoccupazione conferì a questo apparato poteri larghissimi nella fasefinale della Repubblica. potremmo dire che lo Stato, agli occhi del cittadino, non aveva altro volto identificabile se non quello dell' apparato assistenziale. I poteri discrezionali di questo apparato aumentarono man mano, la sua funzione di "sportello di sussidi" fu gradualmente sostituita dalla funzione di "raccolta d'informazioni sulla persona".
Gli ultimi governi di Weimar, i due gabinetti Briining, il gabinetto von
Papen, il gabinetto von Schleicher, ben consapevoli del potere di
controllo dell' apparato assistenziale, usarono la leva del sistema
dell'Arbeitslosenversicherun g - dell' assicura zione obbligatoria
contro la disoccupazione - con grande cinismo e spregiudicatezza per
creare il massimo di segmentazione, di atomizzazione, all'interno della
massa disoccupata. In che modo fu attuata questa politica? Con una serie
di decreti (quindi con una procedura che esautorava il Parlamento) nei
quali, volta per volta, si modificavano le condizioni di godimento del
diritto ai sussidi; modificando le condizioni, alcuni gruppi sociali
restavano esclusi, altri vedevano drasticamente ridotte le erogazioni;
in molti casi i decreti, che tra l'altro creavano una grande confusione
burocratica e agivano come costante fattore d'insicurezza, si limitavano
semplicemente a indicare i gruppi sociali che venivano esclusi dal
godimento dei sussidi di disoccupazione o dall' assistenza, per periodi
talvolta transitori, altre volte per sempre o fino al prossimo decreto.
Così persero il diritto al sostegno le donne giovani senza figli, i
giovani al di sotto dei 21 anni, determinate categorie di lavoratori (in
genere si colpiva gli strati più deboli e più ribelli). Ora, il punto importante è questo: con la "Grande Crisi" si verificano a livello di massa periodi di disoccupazione sempre più prolungati e - dato che il sistema era concepito come un sistema a tre livelli - un numero sempre maggiore di persone che usufruivano del sussidio, in seguito al prolungato periodo di disoccupazione o veniva a perdere i diritti maturati in quanto non più contribuente oppure veniva a estinguersi il periodo di godimento previsto dai sussidi dei primi due livelli. Accade così che nel corso della "Grande Crisi" un numero sempre maggiore di persone esce dai primi due livelli e precipita nel terzo livello, con la conseguenza che i Comuni si trovano a dovere fronteggiare un intervento non previsto e soprattutto che i disoccupati ricevono un sussidio sempre più esiguo. In altri termini, i disoccupati diventano dei poveri assistiti, in che misura avessero diritto a un'assistenza lo decide non più una burocrazia ministeriale ma una burocrazia comunale talvolta impreparata ma soprattutto travolta dall'enorme massa di richieste che deve fronteggiare. Per gli ultimi governi di Weimar questa situazione presenta (si fa per dire) un vantaggio, in quanto scarica il problema dell' assistenza dalle finanze statali alle finanze comunali. D'altro canto, cosa significa questo per i disoccupati e in particolare per il nucleo centrale della classe operaia, che veniva a trovarsi ricacciata in un sistema assistenziale che la equiparava agli strati più deboli e più marginali della società? Significa che gli operai diventavano "poveri" non solo di fatto ma anche di diritto. Il legame con uno "Stato sociale", su cui molto avevano puntato sia la socialdemocrazia sia i sindacati per dare senso di cittadinanza alla classe operaia nella Repubblica di Weimar e per inculcare in tal modo fedeltà alle istituzioni repubblicane, si frantumava e questo scollamento contribuiva a creare un ùlteriore senso di estraneità della classe rimasta senza lavoro nei confronti dello Stato e delle sue istituzioni: quindi quando si dice che la classe operaia non difese adeguatamente la democrazia repubblicana occorre tenere presente che questa democrazia rappresentava ormai ben poco agli occhi del nucleo centrale della forza-lavoro. Ricacciando i disoccupati nel sistema dell' assistenza comunale si formava un esercito di persone che andava a chiedere la carità a un funzionario che doveva, molto sulla base di un'impressione soggettiva, giudicare dei loro bisogni; i disoccupati potevano avere il sussidio soltanto se riuscivano a convincere il funzionario dell' assistenza con un colloquio individuale; si formava così una massa di milioni di persone ricattabili e, quel che più importa per il successivo Regime nazista, di schedati. Ma non basta. Come abbiamo detto, il sussidio erogato dai Comuni era soggetto all'obbligo del rimborso; si formava così una massa di indebitati a vita con le finanze comunali (nel 193 5, con abile mossa, Hitler emise un decreto con cui venivano cancellati tutti i debiti degli assistiti nei confronti dei Comuni).
Queste circostanze spiegano allora perchè, con il
progredire della crisi, un numero sempre maggiore di persone rinunciò a
ricorrere a qualunque forma di assistenza e andò ingrossando così sempre
più il numero di coloro che non erano più registrati come disoccupati.
Nasce quindi il problema politico, economico, sociale e statistico della
cosiddetta" disoccupazione nascosta" durante la "Grande Crisi";
all'inizio della crisi le persone che godono di un diritto al sussidio
di disoccupazione, quella che abbiamo chiamato la ALU, sono la grande
maggioranza degli assistiti; nel 1933, mese di marzo, quando Hitler è
già al potere e la disoccupazione raggiunge il suo culmine, sono
diventati minoranza; la grande maggioranza è finita nel terzo
contenitore, se immaginiamo questo sistema come un sistema di vasi
comunicanti; si tratta di milioni di persone completamente in balia del
sistema comunale di assistenza alla povertà.
Il risultato è quindi che negli
anni di crisi la parte più debole del proletariato o è sottoposta al
sistema di controllo e di ricatti della pubblica assistenza oppure
semplicemente rinuncia all' assistenza e si trova priva di qualunque
riferimento sociale e istituzionale che non fosse quello rappresentato,
per una minoranza, dalle organizzazioni politiche. Tra queste
organizzazioni, quelle che esercitavano la maggiore attrazione sulla
massa di disoccupati e di sradicati erano il Partito nazionalsocialista
e il Partito comunista, che in quegli anni colgono i maggiori successi
elettorali nelle elezioni sia politiche che amministrative.
Questi avvenimenti riducono in povertà persone di diversi ceti sociali,
impiegati, commercianti, artigiani, che si trovano a fare la coda
assieme agli anziani, alle ex prostitute, alle donne sole con figli, ai
marinai senza imbarco, agli operai di fabbrica disoccupati, a giovani
coppie prive di mezzi, a invalidi; una volta al giorno, una volta alla
settimana, una volta al mese costoro debbono convincere i funzionari di
turno della legittimità delle loro richieste, devono raccontare le loro
storie personali, ripeterle, con un misto di umiliazione e
rassegnazione. Il Partito comunista, sin da quando il sistema di
assistenza fu sancito per legge, fece opera di agitazione e
mobilitazione tra gli aspiranti all' assistenza perche superassero, con
comportamenti collettivi l'intenzione della burocrazia di dividerli e
perche non accettassero di presentarsi con atteggiamento dimesso ma con
atteggiamento di chi rivendica un diritto. C'era poi il grande problema rappresentato dal numero veramente imponente di lavoratori migranti, che si spostavano da un luogo all' altro in cerca di lavoro e che chiedevano di ottenere assistenza non dal Comune di residenza ma da quello in cui si trovavano di fatto. Se questa situazione provocava tensioni e disagi già nel periodo precedente alla "Grande Crisi", si può immaginare quanti ne abbia provocati con lo scoppio e l'aggravarsi della crisi stessa e con il fatto che, come abbiamo visto, sul sistema di assistenza comunale si riversò di colpo una massa di milioni di persone, espulse dal sistema previdenziale statale; tuttavia fu proprio allora che il ruolo del sistema assistenziale, in quanto sistema di controllo e di schedatura, emerse in tutta la sua portata. Con il radicalizzarsi dei rapporti tra la struttura e l'assistito nel corso della" Grande Crisi", la struttura stessa perde quasi del tutto il suo carattere di servizio sociale e diventa sempre più un sistema poliziesco supplente nei confronti delle parti più deboli della società, diventa un sistema che divide e seleziona sempre più, creando ulteriori fattori di degrado ma soprattutto istituzionalizzando le differenze. È qui che si innesta il sistema nazista. Uno degli argomenti di fondo della ricerca sugli emarginati nel periodo finale della Repubblica di Weimar riguarda il ruolo svolto dal sistema assistenziale. Su questo la nostra Fondazione ha fatto una ricerca molto importante, che riguarda la storia dell' assistenza comunale ad Amburgo (il volume, curato da Angelika Ebbinghaus, è uscito nel 1986 e ha per titolo Opfer und Tiiterinnen). Che cosa ha messo in luce questa ricerca? Che il personale della burocrazia assistenziale, in gran parte femminile, è passato senza traumi dal governo socialdemocratico al governo nazista. I nazisti hanno rilevato quasi tutto l'organico e gli hanno chiesto di lavorare come prima, cioè di continuare a esercitare la funzione di sorveglianza, controllo e schedatura e hanno costruito una struttura parallela di selezione degli emarginati, su basi biologiche e razziali.
La struttura
assistenziale, fatta di operatori socio-sanitari oltre che di personale
amministrativo, forniva una serie di informazioni sui singoli soggetti,
sui singoli" casi" , alla struttura che doveva intervenire sul piano
della segregazione o dell'annientamento fisico delle persone
(internamento in campi di lavoro, in cliniche psichiatriche, o sedicenti
tali, dove venivano praticate la sterilizzazione forzata e altri
interventi di "eugenetica").
Una larga parte dei poveri e degli emarginati venne quindi
definita" asociale" sulla base delle informazioni raccolte dagli uffici
di assistenza e riportate nelle schede personali e avviati quindi a un
processo di selezione che non fu soltanto un processo di selezione
razziale ma anche un processo di selezione sociale.
Gli scarsi dati a disposizione relativi alle figure che
hanno svolto un ruolo di agitatori o di iniziatori o di organizzatori di
queste fermate, mettono comunque in evidenza che la grande maggioranza
degli operai più attivi nella protesta aveva dietro a se esperienze, sia
pure brevi, di prigionia e di internamento nei campi. Questi elementi, e
il dato di fatto che la grande maggioranza dei lavoratori sono stati
avviati al lavoro in maniera più o meno coatta, rendono poco credibile
la tesi che il regime nazista sia stato un esempio molto avanzato di
keynesismo. Più esatto . sarebbe dire che il regime nazista ha combinato
assieme alcune formule che potremmo chiamare keynesiane (finanziamento
di opere pubbliche per creare posti di lavoro) con i meccanismi di tipo
assistenziale ereditati dall' epoca weimariana e con - fattore
assolutamente fondamentale - un sistema di coercizione e di repressione
dentro il quale il Lager è una componente essenziale della politica del
lavoro.
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