| WIND WARS 2: L'impresa colpisce ancora |
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| giovedì 24 gennaio 2008 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Ci sono due modi diversi per capire quello che sta accadendo in Wind: ci si può concentrare sull'azienda o si può osservare gli accadimenti dal punto di vista di chi ci lavora. Partiamo da quest'ultimo. L'uno-due sferrato dalla Wind ai lavoratori della metropoli milanese è micidiale. Ai 275 esternalizzati di Sesto San Giovanni del marzo 2007, si è aggiunta la volontà di trasferire in massa 240 persone della sede di Lorenteggio. Il motivo addotto è, as usual, un taglio dei costi, ridondanti a causa di una sovrapposizione delle mansioni fra Milano e Roma. Se la motivazione appare ridicola (quale azienda può permettersi di non avere una presenza nella metropoli milanese motrice dell'economia nazionale, e luogo strategico nel mercato della telefonia?), l'applicazione di questa volontà è invece seriamente diabolica. Inizialmente la società di Sawirs annuncia di voler trasferire 400 persone, per poi ridurre il numero a 240. Una svista? un ripensamento? Ne' l'una ne' l'altro, bensi' un pretesto per introdurre lo spauracchio del perimetro: subdolo artifizio per intimorire e dividere. Il trasferimento di tutti avrebbe infatti creato un fronte unito, un perimetro crea dubbio, paura e rassegnazione. Scommettiamo che fra qualche mese la somma fra i trasferiti e coloro che si sono licenziati si approssimerà a 400?! Da questo punto di vista non ci sono dubbi. Non siamo di fronte ad una riorganizzazione ma ad uno sfoltimento. Cose ben diverse. Focalizziamoci ora sull'azienda. La wind è un'azienda in attivo. Fin qua bene. Andiamo oltre. L'acquisto di Wind è avvenuto quasi completamente tramite prestiti bancari e attraverso consulenze tangentate (800 miliardi di lire in consulenze secondo un'inchiesta della magistratura!). La nuova proprietà si è distinta immediatamente per strategie di mercato e finanziarie spudorate: core-bussines a manetta, abbattimento dei costi, taglio degli investimenti, disinteresse nelle infrastrutture, performances finanziarie da brivido finalizzate a far pagare alla Wind i disavanzi delle società che la controllano. Insomma, bene hanno fatto i lavoratori di Lorenteggio, a cui va tutta la nostra solidarietà, a rifiutare l'accordo nazionale che prevede il trasferimento di importanti funzioni di direzione da Milano a Roma. Una logica d'impresa di questo tipo, tutta volta al profitto immediato e al drenaggio delle risorse verso paradisi fiscali (Chissa' dove sta la sede della Weather Investment alle Cayman, ovviamente!), è una logica perversa che non ha limiti: una volta che si è rotto il margine della resistenza non vi sarà più sede, città, unità produttiva ad essere al sicuro. Quanto sta accadendo però non è ineluttabile. La tenace resistenza che le lavoratrici di Sesto S.Giovanni hanno opposto all'esternalizazione ha danneggiato grandemente l'immagine della gestione-Sawiris. Una risposta determinata dei lavoratori di Lorenteggio è necessaria per dimostrare che alla favola dell'azienda che si sposta dai mercati più importanti non credono nemmeno i fanciulli. D'altronde, persi per persi meglio perversi...
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 24 gennaio 2008 ) | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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