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Rivolta dei commercianti di piazza cavallotti contro gruppo di vagabondi e perdigiorno |
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giovedì 20 dicembre 2007 |
Lo scorso 22 settembre un centinaio di commercianti ambulanti di Piazza
Cavallotti sono scesi in strada, sostenuti da una cinquantina di
cittadini, per cacciare dal mercato un gruppetto di vagabondi che
stazionava ormai da più di dieci giorni in via del Giglio, occupando buona
parte della strada, facendo chiasso, infastidendo gli esercenti e
rubacchiando merce contraffatta.
"Era diventata una situazione insostenibile" ci dice Papa Mbye, commerciante
abusivo senegalese, "questi qui se ne stanno tutto il giorno a non fare
niente, ridendo e scherzando. Ma di cosa vivono? Ho visto alcuni di loro con
la pistola, la gente ha paura".
La rabbia dei lavoratori del mercato è tanta: la pazienza è finita, non c'è
più spazio per la tolleranza, come ci dice Said Hassan, venditore di film
masterizzati e occhiali D&G: "il limite l'hanno superato quando hanno
accerchiato e aggredito un mio collega che tentava di difendersi: volevano
sgraffignargli un paio di scarpe".
Un ambulante pakistano di maglieria intima, mentre stende la sua mercanzia,
ci racconta che non è stato sempre così: "Prima non erano così tanti,
giravano in due o tre, venivano a chiedere qualcosa, erano fastidiosi, ma
non erano pericolosi. Bastava assecondarli, e se ne andavano. Adesso non ne
possiamo più, ci impediscono di lavorare: ultimamente vengono perfino con i
furgoni".
Noi di City of gods abbiamo deciso andare a intervistare alcuni di questi
"ragazzi", per scoprire quali siano le motivazioni sociali del loro
comportamento. Li incontriamo davanti al Comune, altro loro abituale luogo
di ritrovo: visiera del berretto a coprire il viso, occhiali scuri, mani in
tasca e atteggiamento sprezzante. Tra i 25 e i 45 anni, si vestono tutti di
blu e bianco, portano stivali di pelle, ed hanno l'aria di essere gente che
non si è mai sudata la pagnotta.
"Noi siamo una banda" ci dice uno di loro, "ci piace stare in giro, fare
quello che ci pare. Io a sgobbare non ci vado". Che ne pensate della
rivolta?, chiediamo. "Non ci interessa, non ci spaventano. Da quando c'è
Puccio, il nostro nuovo capo, ci sentiamo i padroni di Livorno." Uno di
loro, che stava in disparte, ci risponde con più filosofia: "E' il sistema a
renderci così, si serve di noi proprio come di voi". Prima di congedarci rivolgiamo
loro l'ultima domanda: la vostra banda ha un nome? Ci rispondono in coro: "i Vigili Urbani!"
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