| Di cosa parla la Fao? Fame e multinazionali |
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| venerdì 06 giugno 2008 | |||||||
Si è chiuso il vertice Fao. Come era facilmente prevedibile, nessuna decisione degna di nota è stata presa. Eppure la situazione è grave. Nel corso dell’ultimo anno, il costo del frumento è aumentato di quasi una volta e mezza, la soia di quasi il doppio e il granoturco di un terzo.
In media, per acquistare le materie alimentari di base se prima si
spendevano 10 euro, oggi se ne spendono 14. Non a caso si parla di
rischio fame per buona parte della popolazione dei paesi più poveri.
Tutto ciò è noto e il vertice Fao lo ha confermato. Molto meno noto è
invece l’incremento della concentrazione della produzione
agro-alimentare nel nuovo millennio. Ad esempio, sei società (Cargill,
Continental, Louis Dreyfus, Bunge & Born, André, Toepfer)
controllano
Oligopoli simili sono presenti in quasi tutti i mercati
dei generi di prima necessità. Nell’isola caraibica il tre quarti del riso viene importato. La Rice Company, multinazionale americana del riso, con sede a Rosville, California, detiene il monopolio dell’import di riso ad Haiti. Nel corso dell’ultimo anno, il prezzo del riso è aumentato di quasi il 70%. Facile intuire chi ha fatto i soldi e chi patisce la fame. A parte qualche isolato intervento, di tutto questo al vertice Fao non se ne è parlato.
E si è parlato poco anche del rapporto tra alimentari e finanza e del
luogo dove tale rapporto si realizza concretamente: il Chicago
commodity stock exchange. E' qui che si stabiliscono i prezzi delle
materie prime alimentari (oltre che dei minerali). Nel periodo novembre
2007-dicembre 2007, in seguito alla crisi finanziaria, si sono
verificate perdite di ingenti nelle diverse borse mondiali. Ne è
conseguito un passaggio di investimenti speculativi dagli hedge funds
alle options e soprattutto ai futures agricoli (ovvero speculazione
sulle attese di aumento dei prezzi). La Banca Mondiale stima che circa il 40% dell’aumento dei prezzi sia imputabile alla speculazione. Heinsew Flassbeck, direttore della Divisione Strategica Globalizzazione e Sviluppo dell’Unctad sostiene che tale quota può essere aumentata sino al 70%. Conclusione: mentre il popolo di Haiti patisce la fame e la Rice Company o la Cargill raddoppiano o triplicano i propri utili, le grandi Sim che controllano i flussi finanziari si rifanno delle perdite subite con la crisi dei subprime. Al vertice Fao, invece, si è parlato di più del business dei bio-combustibili Solo nel 2007, gli Usa hanno trasformato 1/3 del raccolto totale a granoturco per biodiesel. Tale contrazione potrebbe spiegare per un 40% l’aumento dei prezzi. La fonte è Fmi, John Lipsky, vide presidente. In America Latina, la multinazionale Adecoagro, con sede a Buenos Aires, Argentina, ma controllata dal finanziere George Soros, ha stipulato accordi con lo stesso governo argentino e con il governo Lula del Brasile per un incremento pari al 100% di produzione di bio-combustibili. A tal fine è in atto un ulteriore processo di concentrazione che vede protagonisti la stessa Adecoagro e la Cooperativa SanCor, di Santa Fè (Argentina), leader nazionale nella produzione dei latticini. Cambiando l’ordine delle cause dell’aumento dei prezzi, il risultato è sempre lo stesso. Il potere delle grandi multinazionali, siano esse finanziarie, energetiche o alimentari, si dipana sempre più sulla vita di milioni e milioni di essere umani.
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 06 giugno 2008 ) | |||||||
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Si è chiuso il vertice Fao. Come era facilmente prevedibile, nessuna decisione degna di nota è stata presa. Eppure la situazione è grave. Nel corso dell’ultimo anno, il costo del frumento è aumentato di quasi una volta e mezza, la soia di quasi il doppio e il granoturco di un terzo.

