| La cotoletta e la Cgil |
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| martedì 08 maggio 2007 | |||||||
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Poi, la pregiata ditta decide di lavare l'onta nel migliore e più contemporaneo dei modi, vale a dire con il ricatto della pecunia (moooolto "post", moooolto "in", moooolto "carino"), ritirando cioè ogni inserzione pubblicitaria dalle pagine del Sole. Passa qualche tempo e un altro giornalista del medesimo quotidiano, Davide Paolini, scrive una nuova recensione sulle pagine del giornale di Confindustria. Manco a dirlo, questa volta trova veramente squisita la cotoletta. Scoppia un bordello, nelle redazioni non si parla d'altro, per giorni. Molti sostengono che Paolini si è comportato da marchettaro, ma la difesa è schierata. Camillo Langone scrive, cinico, sul cinico Foglio: "Avrei fatto lo stesso, se un giornale mi chiedesse un articolo benevolo da cui dipendesse un contratto pubblicitario". Si susseguono i commenti, Luca Sofri dice la sua sul blog Wittgenstein: "Nessuno nei giornali protesti contro il ricatto degli investimenti pubblicitari operato da Dolce e Gabbana: questo ricatto esiste da tempo, in ogni giornale. La condiscendenza nei confronti dell'inserzionista, portata fino alla marchetta vera e propria, non l'hanno chiesta ieri Dolce e Gabbana: c'è da un pezzo". Sante parole. La Cgil deve aver studiato a fondo il caso, reso noto anche dallo stesso Manifesto. Quando, il primo maggio, si è trovata di fronte al subvertising pubblicato dal Manfo all'interno delle due pagine di City ospitate dal quotidiano, ci ha immediatamente pensato. Dimostrando una terribile mancanza di senso dell'ironia, ma uno spiccato senso degli affari ha chiamato il giornale, tuonando la minaccia di far saltare tutti gli abbonamenti e le sottoscrizioni (che avranno detto? "vi roviniamo, vi facciamo chiudere, vi lasciamo in mutande, senza una lira"?). Così, prima il direttore (un articolo di prima pagina non firmato si suppone del direttore, ndr), poi Valentino Parlato sono stati costretti a far la parte del Paolini con la cotoletta, nel tentativo di recuperare in modo imbarazzato e imbarazzante i danni fatti, questa volta, non da "donna grassa e stronza" ma da "pazzi cobas" (ma di chi parlano?) Morale: la cotoletta di D&G sta al Sole come la Cgil sta al Manifesto. Che tristezza.
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 11 maggio 2007 ) | |||||||
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Qualche mese fa, gli iracondi stilisti milanesi Dolce & Gabbana sono
letteralmente usciti di testa per una recensione negativa sulla
cotoletta cucinata nel loro ristorante pubblicata sulle pagine del
Sole 24 ore. L'autrice del pezzo, Camilla Baresani, colpevole di aver
bocciato la fettina fritta del Gold (così si chiama il locale), viene
pubblicamente definita dai due guru della moda "donna frustrata,
grassa e stronza".

