| No vas a tener una casa en la puta vida! |
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| mercoledì 02 aprile 2008 | |||||||
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C’è un’azione comune che unisce tutti i precari: il pazzo gioco del cerco-offro-vendo-acquisto-affitto sulle pagine degli annunci. In città come Roma e Milano per affittare una casa ci vuole quasi l’80% del reddito. Non ci rimane che condividere un tombino. O un cuscino. Proprio così: è di moda tra i migranti metropolitani l’affitto di un “posto testa”, si paga per un cuscino anziché per un letto, occupato a turno da diverse persone nelle 24 ore, mentre l’Euripses dice che solo a Roma ci sono 270.000 immobili sfitti. Non solo facciamo una “vida loca”, ci vogliono far credere che quest’assurdità sia normale e attraente. Per recenti studi sociologici, le convivenze forzate per dividere i costi sono “soluzioni originali di soggetti mobili e flessibili che rinunciano a un abitare individualistico scegliendo la convivenza”. Ma non è scelta, è concreta necessità. Su questa ridefinizione della precarietà abitativa architetti, urbanisti e costruttori fanno convegni per creare nuovi progetti estetici delle metropoli. E qui inizia la vera follia. Quando precari e precarie invadono gli spazi urbani in massa disordinata e rumorosa, reclamano un diritto all’abitare che sia un altro modo di vivere le città. Da Barcellona a Parigi da Roma a Palermo, gridano che avere una casa non può essere una pazzia quotidiana da mandare avanti con mille lavori. Questi folli precari hanno cominciato a riempire le strade di immagini che rimandano al destinatario l’AFFLITTO per l’affitto.
Se la pazzia si trasforma in follia collettiva, stampa, spargi, attacchina,
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 02 aprile 2008 ) | |||||||
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