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UNIVERSITÁ E PRECARIETÁ: INCHIESTA TRA GLI STUDENTI |
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martedì 18 dicembre 2007 |
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Intervista doppia a La Sapienza. Dai nostri inviati all’Università
La Sapienza di Roma, Facoltà di Lettere.
Giulia, 19 anni, appena
iscritta all’università, si avvicina allegra e sorridente. Simona è
invece alla specialistica e mentre risponde alle nostre domande fuma
nervosamente. Due studentesse, due facce dell’università: ecco la
nostra intervista. Cosa ne pensi della riforma del 3+2? Giulia: beh,
dopo 3 anni sei già laureato! Cioè poi fai altri 2 anni e in un attimo
sei professore! Giornalista! Editore! Simona: nummefà parlà! Sono 70
esami in 5 anni, 1 ogni 20 giorni!! E poi per cosa? Con i finanziamenti
all’università è più facile diventare papa che ricercatore! Pensi che
il piano di studi sia uno strumento utile nella scelta degli esami? G.:
sì cioè troppobbbello qui…un sacco di gente che ti dà una mano! Pensa,
abbiamo anche il tutor…come Del Piero al cepu!!! E puoi scegliere tra
una cifra di esami! S.: ma che stai a dì? E’ diventato uno strumento di
controllo e ricatto! Se potessimo autogestire il nostro percorso
formativo le cose andrebbero decisamente meglio! Ora, nelle mani del
governo e dei baroni dell’università, stiamo freschi!! Un tema
scottante: la “precarietà”. Ti senti precaria? G.: no macheccentra…io
ancora non lavoro! E sono sicura che uscita da una università
importante come La Sapienza le offerte non mi mancheranno! S.: Io sono
precaria!! Studio per 5 anni del tutto consapevole che quel poco che
imparo non mi servirà a trovare un lavoro. Fra poco inizio il
tirocinio: 150 ore di lavoro OBBLIGATORIE e NON PAGATE!! E i master
come me li pago? E se non li faccio che possibilità ho? Spendo ‘na
cifra di soldi per l’affitto in nero che se al proprietario gli girano
i cosiddetti mi sbatte fuori di casa! Per guadagnare qualcosa do
ripetizioni a due mostriciattoli di bambine che speriamo le boccino
così vado avanti a lavorare! Può bastare? L’impressione però è che gli
studenti stentino ad organizzarsi e a farsi sentire. Perché? G.: no
cioè non è vero…quando c’è stata la Street Parade io c’ero…cioè
fighiissimoo…un sacco di bellaggente! E poi in facoltà mi danno sempre
mille volantini! S.: Perché ora abbiamo ritmi folli e ultra
frammentati! Sembra quando lavoravo al call center!! Turni sempre
diversi, sempre con persone diverse, così era difficilissimo
organizzarsi coi colleghi quando qualcosa non andava. In università è
uguale! L’hanno trasformato in un’azienda sforna precari. In questa
frenetica raccolta di crediti, momenti per la socialità e il confronto
ce ne sono pochissimi…sembra la raccolta punti al supermercato!! E gli
spazi? Non ci danno aule e quando le occupiamo ce le sgomberano con le
peggiori scuse! Si parla tanto di legalità e di sicurezza…non ti senti
sempre più controllata? G.: cioè quello è vero…tipo che ieri ero in
macchina col mio ragazzo giù nel parcheggio…e all’improvviso è passata
la polizia e ci ha detto di andare via! Però di questi tempi si vedono
in giro certe facce brutte… S.: lascia perde! te fai ‘na canna e sembra
che hai fatto ‘na strage…ci sono più telecamere in giro che sull’isola
dei famosi...guardi la partita con quattro amici e ti danno “adunata
sediziosa”... perbenismo e proibizionismi che non se ne può più! Cosa
farai il 9 novembre in occasione dello sciopero generalizzato? G.:
B.P.M! L’ho sentito ieri in facoltà…Blocchi Precari Metropolitani…cioè
mo’ che mi ci fai pensare qui ce stanno appijà per il culo...dobbiamo
esserci tutti, blocchiamo l’università! S.: B.P.M! Non sono solo i
battiti della musica con cui quel giorno invaderemo le strade…Blocchi
Precari Metropolitani…generalizziamo lo sciopero! Blocchiamo la
produzione!L’università!La metropoli!
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