| A Milano, assemblea dei freelance. Senza i freelance |
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| mercoledì 18 giugno 2008 | |||||||||||||||||||||||||||||||
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Al Circolo della stampa di Milano il 16 giugno c'erano veramente tutti. Dal presidente dell'Associazione lombarda dei giornalisti a due vicesegretari nazionali della Fnsi al responsabile del dipartimentofreelance, al coordinatore del dipartimento periodici. Gli uscieri della prestigiosa sede di Palazzo Serbelloni, nel cuore di Milano, raccontano che all'Assemblea dei freelance della Lombardia, indetta dall'Alg "Lavoro giornalistico autonomo e nuovo contratto nazionale", sono intervenuti la bellezza di sette (7) dirigenti della Federazione nazionale della stampa nonché della sua ramificazione regionale. Un unico neo: i freelance non c'erano.
Per essere precisi, di precari dell'informazione ne sono stati contati sei (6). Si dice che qualcuno abbia domandato come mai tale appuntamento fosse stato così poco pubblicizzato, da cui ildesolante deserto. I più maligni hanno ipotizzato che, in assenza di qualsiasi tipo di notizia da dare ai soggetti interessati nel corso del suddetto incontro, si sia preferito mantenere "intima" la dimensione. Ovvero, non raccontare a nessuno che si teneva l'assemblea per parlarsi, serenamente, tra persone titolate. Il punto è che i freelance, essendo ormai, come risaputo, l'assoluta maggioranza della categoria, oltre che la parte più giovane e vessata di essa (vedi tabella ), qualche risposta avrebbe il diritto di esigerla, soprattutto dopo tanto fragore di grancasse del sindacato dei giornalisti sul tema. Non riuscire a darne, dopo gli innumerevoli ammiccamenti con lo scorso governo "amico", sarebbe suonato scortese. I nostri uscieri hanno origliato alcuni simpatici scambi di idee tra i convenuti. I quali, sostengono, hanno provato a porre la questione del precariato agli editori, ottenendo una porta sulla faccia: i collaboratori vanno considerati al pari di qualsiasi fornitore esterno, dice la Fieg. Cosicchè, alla Fnsi non è restato che ritirarsi in buon ordine. Nel confessionale vellutato della sala Tobagi, mentre fuori si accaniva la pioggia, si è parlato anche di innalzamento delle aliquote Inpgi (l'Istituto pensionistico dei giornalisti) per i collaboratori. La faccenda è, di per sè, una fregatura per il freelance, perché gli editori (apparentemente obbligati a pagarne i tre quarti) la recuperano suisuoi già miseri compensi (esiste ormai un'ampia letteratura statistica che comprova tale meccanismo di travaso). Ma neppure questo "risultato importante" ? stato raggiunto: "il decreto applicativo non è stato firmato dall'uscente governo, si vedrà con il nuovo". Mai fidarsi degli amici. Insomma, una tristezza. C'è toccato passare i fazzoletti ai nostri sempre più commossi informatori, da tanti anni al loro posto sul campo, tra specchi e stucchi, ma che mai avevano assistito a uno strazio del genere. Che ha raggiunto l'apice quando qualcuno dei relatori si è domandato come rispondere ai pochi freelance che si rivolgono allo sportello aperto dall'Alg "soprattutto per cercare lavoro. Bisognerebbe immaginare non dico un'agenzia di collocamento, ma qualcosa di intelligente, di nuovo...". Mettiti con un governo amico, smetti di fare sciopero anche se il contratto continua ancora a mancare (da 1200 giorni), e vedi come ti riduci, poi.
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 18 giugno 2008 ) | |||||||||||||||||||||||||||||||
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