| Off - Quotidiano di spettacolo e lo spettacolo degli stipendi |
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| martedì 08 aprile 2008 | |||||||
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Lo sappiamo, fa molto retrò pretendere uno stipendio per il proprio lavoro, soprattutto se cognitivo, ma che ci volete fare? Siamo un po' tradizionalisti, su queste cose. Il lavoro va dalle due di pomeriggio fino alla chiusura in tipografia, dalle nove alle dieci, dipende, - mi dice il direttore – io non posso farti il contratto, ma ti do 600 euro al mese, ti va bene? - Certo che va bene! Non è nemmeno male per un lavoro, nel 2007, un dialogo come questo, anche se sarebbe bello fosse una dialogo immaginario, sarebbe bello anche che quei 600 euro in nero fossero stati davvero 600, invece di diventare 400 dopo una decina di giorni e 250 al momento del pagamento. Sarebbe stato bello anche che quello, quei miseri 250 euro per un mese di lavoro, non fosse stato l'unico stipendio ricevuto. Questo, e molto altro ancora, è accaduto nella fucina infernale di Off – Quotidiano di spettacolo, scintilla giornalistica apparsa su Roma per qualche mese del 2007 per poi finire nella lunga lista dei fallimenti. Con buona pace degli stipendi reclamati dai redattori e mai pagati. Lo sappiamo, fa molto retrò pretendere uno stipendio per il proprio lavoro, soprattutto se cognitivo, ma che ci volete fare? Siamo un po' tradizionalisti, su queste cose. E poi: se 600 euro al mese (ampiamente nominali: nessuno li ha mai presi, in effetti) per lavorare a tempo quasi pieno non vi sembra un sacrificio sufficiente per un 'ideale', be', vi raccontiamo anche qualche altra storia. Come quello che avveniva di notte, con i giornalisti che, una volta finito il proprio lavoro e dopo aver verificato che la tipografia avesse ricevuto tutto, se ne stavano in stand-by fino all'una di notte per poi tornare in redazione, prendere la macchina dell'editore e andare a ritirare i giornali belli freschi di stampa, portarli al distributore e andare finalmente a dormire sonni (poco) tranquilli. Questo perché, visti i debiti con lo stampatore, tutti i collaboratori esterni sono stati eliminati, perché “la risposta del mercato, infatti, da subito si è mostrata intollerante di chi intendeva restare fuori dalle regole e non accettava gli atteggiamenti d'ossequiosità e riverenza necessari ad assicurarsi le pagine pubblicitarie”*. Ah, ma allora è così! Là fuori è un mondo di cattivi e l'editore (ex produttore cinematografico), aspirante Don Chisciotte anche se più vicino alla razionalità tutta terrena di Sancho Panza, vuole combattere contro i giganti della comunicazione. E se qualcuno azzardasse il sospetto che Off sia stato creato per fare pressione sui mondi del cinema e della tv, magari per farsi vedere da qualcuno o ancora per ottenere qualche finanziamento? Ecco pronta la risposta: “Lo stile, l'approccio, l'intenzione editoriale sono sempre state chiaramente quanto di più distante e differente da un'impresa speculativa o con intenzioni di tradizionale consolidamento industriale”*. A questo punto noi giornalisti ci sentiamo quasi in colpa per aver fatto un po' di casino, giusto qualche comunicato stampa, eh, che mica esageriamo, se no ci roviniamo la piazza e come facciamo a trovare un nuovo lavoro? “L'azione ha sempre e solo avuto e dichiarato intento socioculturale, così è stata presentata a tutti ed in particolare ai collaboratori”*. Ma allora quegli editoriali sul Cda della Rai controllati al telefono parola per parola che se no non si capisce bene quello che vogliamo dire? Saremo paranoici, noi. Sarà forse anche un po' perché aspettiamo tre stipendi. Forse, eh. E solo un po'. *Le frasi tra virgolette sono le parole dell'editore Leonardo Giuliano, tratte da un comunicato di risposta alla lettera di protesta dei redattori, pubblicato sul sito www.megachip.info
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 10 aprile 2008 ) | |||||||
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