City of Gods
Technicolor
Padrone Guardone PDF Stampa E-mail
giovedì 08 novembre 2007
TECNOLOGIE DEL CONTROLLO: oDesk e il ritorno al taylorismo nell'era del telelavoro Oh mia cara scrivania, quante volte ho chinato la testa e mi sono fatto scudo delle tue carte polverose per fuggire lo sguardo del Principale! Bei tempi andati, direbbe il nonno, in cui fra le carte ancora si nacondevano elementi di libertà! Quando infatti la scrivania diventa virtuale ed il lavoro diventa tele-lavoro anche questo miserevole margine ci viene tolto. Sissignori, siamo infine entrati in quella distopia dove tutto è trasparente al controllo, dove nascondersi è impossibile ed il tempo si è fatto Uno, un integrale senza sfilacciature. Benvenuti insomma nel mondo di Odesk, una delle tante piattaforme web di tele-lavoro oggi disponibili. Nel mondo di oDesk tutto quello che fai è sotto controllo, non importa se sei in Cina o in Russia, a casa o in ufficio. Viene monitorata la tua presenza di fronte allo schermo, l'uso dei progammi sul tuo desktop, vengono perfino contate il numero delle tue battute sulla tastiera. Non basta che il tuo project manager sia collegato con te in video conferenza per tutta la durata del lavoro? No certo! Sei fotografie vengono scattate ogni ora in tempi indeterminati per estendere il controllo del padrone oltre i limiti non solo spaziali ma anche temporali (!) della sua attenzione. In questo mondo il controllo si totalizza e soggettiva ad un tempo. L'obiettivo è quello taylorista della misurazione e dell'esasperata massimizzazione delle tua produttività. Ma il mezzo è la persona virtuale del controllo, la sua soggettivazione antagonista nel tuo spazio di lavoro, la sua presenza sul tuo desktop. Buffo neh? Un tempo ci dicevano che i nuovi lavori con alto contenuto di prestazione cognitiva ed "intellettuale", lavori "creativi" insomma, avrebbero incentivato meccanismi di delega della responsabilità, l'abbattimento delle gerarchie interne all'impresa e l'instaurazione di rapporti di fiducia fra lavoro e management. Signori con barba e baffi ci hanno parlato di nuova centralità del lavoro, ci hanno detto come saremmo stati responsabilizzati e resi liberi dalle nuove forme dell'organizzazione orizzontale, ci hanno decantato le meraviglie del team work e della nostra nostra autonomia decisionale. Pia illusione. ODesk ci propone infatti la riedizione di una forma perversa di taylorismo, una che ci affranca dal grande automatismo della catena di montaggio solo per portarci il Robot-Padrone, il padrone virtuale direttamente in salotto. Avete presente l'archetipo del Boss che credevamo di aver lasciato nella bottega, la sua presenza fisica, la sua maniacale territorialità, il suo fiato sul collo? Tutto dimenticato dai tempi della grande fabbrica e della catena di montaggio che da tale presenza ci aveva liberato? Nossignori! Con oDesk assistiamo piuttosto alla sua re-incarnazione virtuale e ubiquitaria nello spazio/tempo del Tele-Lavoro. Dovremo forse dire con Cronenberg una volta ancora "Death to Videodrome, Long Live the New Flesh!"
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 08 novembre 2007 )
 
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