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L’autunno gelido delle tendopoli abruzzesi

Formigoni & FriendsSono sempre lì a farsi fotografare. Berlusconi, Formigoni, Bertolaso. A giorni alterni inaugurano scuole, benedicono cantieri, e sorridono agli applausi abilmente montati dai cameraman dei TG nazionali. Ma intanto in tenda comincia a fare un freddo cane, e gli animi degli abruzzesi si arroventano: di motivi, per essere incazzati, ne hanno parecchi.

Innanzitutto il piano C.A.S.E. di Berlusconi, che doveva far passare gli sfollati “dalla tenda alla casa” senza il passaggio intermedio (container) non ha funzionato per tutti, e lo spettro del container aleggia nelle tendopoli abruzzesi. Come molti sanno, in seguito a verifiche strutturali, sono state assegnate diverse classi di agibilità alle abitazioni colpite dal sisma. La classe A è quella delle case che stanno in piedi: basta allacciare metano e corrente, e si può tornare a viverci. Prima di entrare in una abitazione classificata B o C è necessario fare alcuni lavori di ristrutturazione, più o meno pesanti. Le case classificate come E, F e quelle in “zona rossa” (centri storici) sono messe male, e passerà molto tempo prima che possano tornare ad essere abitate. Alcune verranno probabilmente demolite. Coloro che vivevano in quest’ultima categoria di abitazioni hanno potuto richiedere, all’inizio di agosto, una nuova sistemazione. E (teoricamente) dovrebbero riuscire ad avere un tetto sulla testa entro l’autunno, anche se nessuno sa con certezza se i nuovi alloggi basteranno per tutti. Ma la situazione peggiore paradossalmente non la stanno vivendo coloro che hanno la casa distrutta, ma le persone che vivevano in una casa classificata B o C, e che dovrebbero fare dei lavori prima di rientrare: per accedere ai contributi per la ristrutturazione i proprietari devono ottenere dal Comune un documento in cui si certifica che i danni che si vogliono riparare sono stati causati dal sisma. Per ottenere questo documento sono necessari sopralluoghi e verifiche, e la tempistica di quest’operazione è stimata almeno sui 4 mesi. Ciò significa che coloro che alloggiavano in stabili classificati B e C non hanno un’abitazione per passare l’autunno e l’inverno. Con questo freddo, in tenda non si può stare. Cosa dobbiamo aspettarci? Fonti ufficiose parlano di container, ma di ufficiale non c’è nulla. Per questo, quando la Protezione Civile comincia a smontare qualche tenda vuota, gli animi si surriscaldano.

In secondo luogo anche coloro che riusciranno ad accedere a un nuovo tetto non sono molto contenti della sistemazione che, con tutta probabilità, sarà quella definitiva. Il piano C.A.S.E. è stato in grado di fabbricare alloggi a velocità record, tenendo i cantieri attivi giorno e notte. Il problema è che questi mastodontici complessi abitativi rischiano di distruggere il tessuto sociale tradizionale delle frazioni aquilane: il progetto C.A.S.E. consiste in aree densamente edificate lontane dai paesi (e quindi dai servizi e dai luoghi di socialità) in cui verranno alloggiati – molti già dicono “deportati” – centinaia di nuclei familiari provenienti dai diversi paesi e frazioni dell’Aquila. In una situazione del genere, tra qualche anno, è facile prevedere un forte degrado, in cui i problemi di convivenza rischiano di esplodere violentemente. La convivenza tra la popolazione migrante e i nativi abruzzesi già è molto tesa oggi, nelle tendopoli: gli abruzzesi, soprattutto i “vecchi” e le loro famiglie che hanno vissuto per generazioni nei centri storici delle frazioni dell’Aquila come Onna o Monticchio, in una situazione di scarsezza di risorse, vedono i migranti come competitors illegittimi: “prima devono sistemare noi Aquilani, poi loro” è la frase che si sente dire spesso nelle tendopoli. Come andrà a finire questa situazione nel clima di razzismo che c’è oggi in Italia?

Infine, in questo periodo di caos e incertezza, c’è chi fa affari d’oro sotto il naso degli sfollati. E non è solo la Camorra. Vi faccio un esempio: Formigoni, con i soldi dei contribuenti lombardi, sta regalando al Comune dell’Aquila una nuova Casa dello Studente, perfettamente antisismica, a Coppito. Secondo i piani l’edificio dovrebbe essere inaugurato a novembre 2009. Fin qui, tutto bene. Il problema è che il terreno su cui Formigoni sta costruendo l’edificio era un campo di patate di proprietà della Curia, la quale non ha regalato, ma ha prestato il terreno al Comune dell’Aquila per 30 anni. Allo scadere dei 30 anni, la Curia tornerà in possesso del suo terreno, e di tutto ciò che c’è sopra. In sostanza, Formigoni sta regalando alla Curia un’attività ben avviata e remunerativa con i soldi dei contribuenti lombardi. Basta avere un po’ di pazienza per concludere l’affare. E la Chiesa, come ben sappiamo, di tempo ne ha più di chiunque altro.


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