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L’accordo SEA e l’invisibilità  precaria

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I fatti sono abbastanza noti, ma è necessario fare un breve riepilogo. In seguito alla crisi dell’Alitalia, è in atto un ridimensionamento di Malpensa.

La Sea e la Sea Handling, le due società che gestiscono l’insieme
dei servizi aeroportuali dell’aereoporto milanese, che hanno come
principale committente Alitalia, denunciano un esubero di circa 900
addetti. In seguito ad un accordo con tutte le realtà sindacali, ad
eccezione della Cub, viene firmato a inizio marzo un’intesa
per aprire la procedura di cassa integrazione guadagni straordinaria CIGS
(a carico dell’Inps, quindi di noi tutti) a partire dal 30 marzo.

Tale accordo è stato salutato con molta soddisfazione da tutti gli ambiti
istituzionali e sindacali. Tuttavia, restano sul tappeto alcuni nodi. In
primo luogo, occorre ricordare che la CIGS è consentita solo se l’impresa
che la chiede non ha lavoratori interinali alle sue dipendenze e in
secondo
luogo la CIGS non è estendibile anche ai lavoratori con contratti a tempo
determinato. Di conseguenza i lavoratori atipici sono esclusi da qualsiasi
forma di ammortizzatore sociale. Il risultato è che circa 300 lavoratori
hanno perso il posto dall’inizio dell’anno, e altri 300
lo perderanno con la fine del mese.

In terzo luogo, l’accordo stipulato con la Sea riguarda ovviamente solo i
dipendenti diretti Sea (quelli stabili, come abbiamo visto). In seguito al
processo di esternalizzazione e outsourcing, l’indotto dei servizi
aeroportuali della Malpensa vede ruotare più di 270 imprese, impresette,
cooperative, ecc., con un bacino di forza-lavoro stimabile in circa 1500
unità. E’ facile immaginare la fine di questi lavoratori/trici, che non
hanno alcuna protezione sociale e spesso nessuna rappresentanza sindacale.
L’accordo siglato, lungi dal risolvere i problemi della Sea come troppo
spsso sbandierato, apre invece nuove contraddizioni: ancora una volta la
strategia dei principali sindacati sembra non rendersi conto
dell’esistenza del lavoro precario.

Unico modo per tutelare i lavoratori interinali è quello di agire nei
confronti di Sea per chiedere la conversione del contratto direttamente in
capo a Sea. In altre parole i lavoratori interinali dovrebbero intentare
causa. Le possibilità di vincere una causa di questo tipo sono molto alte,
come si evince anche dalla sentenza del 26/03/08 che ha disposto
l’assunzione di due lavoratrici a tempo indeterminato, ritenendo
illegittimo il ricorso a contratti a tempo determinato/interinali in
quanto privo di qualsivoglia giustificazione e/o stagionalità come invece
richiesto dal D.lgs 368/2001. In questo senso si sta adoperando Il Punto
San Precario, come già fatto in passato
per altre lavoratrici Sea (le sea girls), con il supporto di alcuni
avvocati e di qualche sindacalista "illuminato".

Infine, diventa sempre più necessario ripensare la struttura degli
ammortizzatori sociali, oramai del tutto inadeguata alle nuove forme
della produzione e ancora basata sulla figura del lavoratore subordinato
a tempo indeterminato. Ad esempio, è importante che si cominci a
ragionare in termini non di singola azienda ma dell’intera filiera
produttiva. Le trattative sindacali devono per forza tener conto di questo
nuovo orizzonte per non favorire diversità di trattamento all’interno di
una forza lavoro già ampiamente frammentata e segmentata sul piano delle
tipologie contrattuali e condizioni di lavoro (salari, orari, ecc.). Da
questo punto di vista, i diritti base del lavoro (continuità di reddito,
previdenza, salute, formazione) devono sempre meno essere dipendenti dal
luogo di lavoro, ma essere collegati alla persona. E’ su questo piano che
può diventare possibile una ricomposizione delle soggettività del lavoro.

Ed è anche su questo aspetto che la prossima MayDay batterà il colpo.

Intelligenge Precaria – Punto San Precario Milano

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