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Laureati, un anno da disoccupati la generazione senza prospettive

Da La Repubblica, Federico Pace

In un anno la quota dei senza lavoro è cresciuta di sette punti percentuali. E nei primi mesi del 2010 la domanda di laureati in economia e commercio è crollata del 37 per cento. Si indebolise ancora di più il filo già esile della stabilità. E pure la paga diminuisce ancora. I risultati del rapporto di AlmaLaurea su oltre 210 mila giovani.

Sono, loro malgrado, il simbolo di un’Italia in crisi. Un Paese che non accetta ricambi generazionali, non conosce meritocrazia e preferisce tenerli relegati alle periferie del mondo attivo. I laureati, sempre più disoccupati, sono le icone di un’era economica in cui il lavoro ai giovani viene più “somministrato” che offerto. Lasciato intravedere per qualche mese, e poi sfilato via dagli occhi e dalla quotidianità. Sono la risorsa a cui non vengono concesse più concrete prospettive e su cui, cinicamente, pochissimi vogliono investire ancora.

Nei primi due mesi di questo infausto 2010, le imprese hanno smesso di averne necessità. Bastano pochi numeri: il fabbisogno delle aziende italiane di laureati in economia e commercio è stato inferiore del 37 per cento a quello mostrato negli stessi mesi dell’anno scorso. Non solo, pure di ingegneri i direttori del personale ne chiedono sempre meno. E questo giusto per dire dei due titoli considerati più forti e rivendibili sul mercato del lavoro. Nel complesso, la quota di chi è ancora disoccupato un anno dopo avere concluso il ciclo di studi “specialistico” (tre anni più due) è aumentata di sette punti percentuali. Un’evoluzione che non risparmia nessuno tipo di percorso di studio. I dati sono quelli del Rapporto 2010 di Almalaurea, presentato oggi a Roma e che ha coinvolto 210 mila giovani di tutta Italia.

Emergenza giovani. Le evidenze svelano, una volta ancora di più, la crucialità del tema e la necessità di interventi in questa area strategica da un punto di vista ecomomico, sociale e culturale. “Una delle principali arene su cui si gioca il futuro dell’Europa e dell’Italia – ha detto Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea che monitora da dodici anni il fenomeno – è quella in cui si forma e si utilizza il capitale umano. Approfondire una riflessione di ampio respiro su questo versante, evitando i catastrofismi ma anche la politica dello struzzo, vuol dire avere a cuore il futuro ed evitare che il nostro Paese, all’uscita dalla crisi, si trovi in posizione marginale nel contesto internazionale. Vuol dire farsi carico di una vera e propria emergenza giovani evitando che alcune generazioni di ragazze e ragazzi preparati restino senza prospettive e mortificati fra mercati del lavoro che non assumono ed un mondo della ricerca privo di mezzi”.

Ancora disoccupati. L’anno scorso erano ancora in cerca del loro primo impiego il 16,5 per cento dei neolaureati triennali. Quest’anno sono arrivati al 22 per cento. Con lo stesso destino si sono misurati anche i laureati che hanno concluso il ciclo dei cinque anni: l’anno scorso erano senza lavoro il 14 per cento, oggi sono il 21 per cento. Così come sta accadendo a medici, architetti e veterinari, ovvero gli specialisti a ciclo unico, che quest’anno si misurano con una disoccupazione del quindici per cento, l’anno scorso era il nove per cento (vedi tabella).

Incrementi, di gran lunga superiori a quelli della disoccupazione media, che segnano un ulteriore e dramamticato passo indietro. E seppure è vero che i laureati nel lungo periodo intraprendono un destino occupazionale meno disagiato dei loro coetanei diplomati, sembra altrettanto vero che questi ultimi mesi stiano mettendo a repentaglio e frammentando ancora di più i percorsi occupazionali di più di una generazione.

Il labirinto della precarietà. Tanto che questo anno si è indebolito ancora di più il filo già esile della stabilità occupazionale facendoli diventare ancor più atipici e meno stabili. Dei ragazzi e ragazze usciti dalla “specialistica” che hanno trovato lavoro, il 52 per cento lo ha fatto passando per contratti di collaborazione o altre forme precarie. L’anno scorso erano il 49 per cento. I rapporti di lavoro stabili sono stati il 26,1 per cento mentre erano il 27,8 per cento l’anno passato. E cresce la quota anche di chi lavora senza aver alcun tipo di contratto. Ancora più accentuata è stata l’evoluzione che ha coinvolto i neolaureati triennali dove l’incremento della precarietà è stata pari al tre per cento con una pari riduzione delle forme contrattuali più stabili.

L’infausto nomignolo. Così, nonostante gli anni stiano passando, nelle tasche di ciascuno di loro continua a finire sempre meno. Incollati all’infausto nomignolo di “generazione mille euro”, dopo quasi dieci anni continuano a guadagnare la stessa cifra, se non meno. Chi si era laureato entro la fine del 2008, dopo un anno prende al mese una media di 1.050 euro. L’anno scorso erano un poco di più e la contrazione registrata oscilla tra il 2 per cento dei laureati “triennali” e il 5 per cento degli specialistici (vedi tabella).

La curva a forma di “L”. Nel tentativo di intuire quello che ci aspetta, gli economisti stanno cercando di indovinare quale andamento avrà la ripresa (se e quando questa arriverà). Nessuno sa davvero cosa succederà. Anche il premio Nobel Paul Krugman ha detto di non averne alcuna idea. Pochi sono quelli che dicono che la curva disegnerà una forma a V, ovvero dopo la discesa rapida ci sarà poi una ripresa altrettanto rapida. Altri pensano ad una ripresa più lenta (una curva ad U). In assenza di concreti interventi, il sospetto è che rischiano di avere ragione queli che immaginano che dopo la crisi e il crollo non ci sarà alcuna ripresa nel numero di offerte di lavoro. La curva in questo caso avrà la forma della lettera “L”. Per una sorta di crudelissima ironia, la stessa con cui inizia la parola “laurea”.

LA PAGA DEI LAUREATI

Guadagno mensile netto (in euro) ad un anno a confronto per tipo di corso e a valori rivalutati (in base agli indici Istat dei prezzi al consumo)

Stipendio mensile (euro)
Quest’anno – L’anno scorso Delta(variazione)
Laureati di primo livello (3 anni) 1.109 1.136 -27
Laureati specialistici (3+2) 1.057 1.125 -68
Specialisti a ciclo unico 1.110 1.149 -39
Fonte: ALMALAUREA, XII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati, marzo 2010

LAUREATI, UN ANNO DA DISOCCUPATI

Tasso di disoccupazione ad un anno dalla laurea per tipo di corso

Tasso disoccupazione
Quest’anno –  L’anno scorso –  Delta(variazione)
Laureati di primo livello (3 anni) 21,9% 16,5% +5,4%
Laureati specialistici (3+2) 20,8% 13,9% +6,9%
Specialisti a ciclo unico 15,0% 8,9% +6,1%
Fonte: ALMALAUREA, XII Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati, marzo 2010

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