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Le venti Italie della spesa regionale

Repubblica.it – 9 febbraio 2010

Dall’analisi della Ragioneria generale emerge un quadro sconcertante: differenze macroscopiche nella spesa per abitante, non di rado senza relazione con la qualità dei servizi offerti ai cittadini

ROMA – C’è chi spende tanto e offre buoni servizi pubblici e chi investe altrettanto con minori risultati; c’è chi riceve dallo Stato una montagna di trasferimenti e chi fa i conti con un budget decismente più ristretto. Anche quando si parla di qualità del welfare e costo per il bilancio pubblico, il paese si spacca: c’è chi sta bene e chi sta peggio. I cittadini, e quello che ricevono, non sono affatto tutti uguali.

Lo si capisce dall’analisi appena pubblicata dalla Ragioneria Generale sulla spesa statale regionalizzata (dati 2008): oltre trecento pagine di tabelle dalle quali affiora un’Italia dalle mille diversità. Per vederle bisogna andare al di là di quanto le singole amministrazioni ricevono nel loro complesso (le divergenze sono tante: basti pensare che la prima della lista – il Lazio – ottiene 34 miliardi, e l’ultima – la Valle d’Aosta – si ferma ad uno e mezzo appena) e ragionare sulla spesa procapite nelle sue molteplici varianti.

Così facendo la graduatoria spesso s’inverte e si scopre che i cittadini delle varie regioni “costano” allo Stato in termini di servizi pubblici essenziali (dalla scuola, alla sanità, alla sicurezza) cifre estremamente diverse le une dalle altre. In genere si può dire che “conviene” abitare in una regione a statuto speciale, ma non bisogna fare l’errore di considerare il livello di spesa un indice di qualità: nelle regioni del Sud per esempio l’istruzione ha un costo più elevato che altrove, eppure il tasso di abbandono scolastico è ancora troppo elevato. Così è per la sanità: non è detto che le strutture più costose siano quelle che offrono le migliori performances.

Fra le amministrazioni più virtuose e quelle più spendaccione i gap sono, comunque, molto elevati. Se guardiano alla spesa procapite al netto degli interessi sul debito pubblico vediamo infatti che La Valle d’Aosta, ad esempio, spende per ciascuno dei suoi abitanti cinque volte tanto la Lombardia: si va dai quasi 12 mila euro l’anno per la prima ai 2 mila e mezzo appena della seconda. Il Lazio investe quasi il doppio dell’Emilia Romagna. La Sardegna, che pur sta al terzo posto in classifica dopo il Trentino Alto Adige (10.524 euro procapite), più o meno due volte il Piemonte.

Le graduatorie variano ulteriormente a seconda della voce di spesa: quanto alla Sanità, infatti, in testa alla lista della spesa c’è la Sicilia, con 439 euro procapite, seguita dal Lazio con 384 (di cui 30 se ne andrebbero però in ricerca e svluppo), in Lombardia si scende a 110. Ma l’equazione “più mi sposto al Sud, più spendo” non regge: Campania e Calabria stanno agli ultimi posti della classifica con rispettivamente 77 e 43 euro a persona.

Sorprese le riservano anche la scuola e la sicurezza. Un bambino alle elementari in Calabria costa 394 euro, nel Lazio 260 euro, in Lombardia 226, in Veneto, 240. La Campania spende per l’ordine pubblico 266 euro ad abitante, l’Emilia Romagna 171, la Sardegna 284, la Toscana 214. Difficile dire con certezza dove le scuole siano migliori e i cittadini si sentano più sicuri, resta il fatto che le differenze non sempre sono giustificate dalla qualità del servizio.
di LUISA GRION

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