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Lettera ai media sui fatti di arcore, giacomo e lotta noexpo

Gentile redazione,

sino ad ora abbiamo seguito quest’inverosimile polemica sui “violenti ad Arcore” in posizione defilata, per non offrire ulteriori motivi attraverso cui potesse essere alimentata. Oggi ci sembra il caso di fornire alcune spiegazioni in virtù di un’assenza di contradditorio nel dibattito mainstream che per un paese, che si dichiara democratico, è sinceramente preoccupante. Siamo il Comitato No Expo e, dopo alcuni giorni in cui veniamo ripetutamente citati, ci piacerebbe pure che si dicesse quanto meno cosa siamo.

Il Comitato nasce poco dopo la candidatura della città di Milano alla gara d’assegnazione di Expo2015, a seguito della preoccupazione sorta, ad alcuni cittadini di Milano e hinterland (appartenenti a centri sociali, società civile e associazioni territoriali), rispetto all’impatto sui territori. Motivo? La memoria dei vari precedenti “grandi eventi”, che tendenzialmente han procurato al territorio che li ospitava uno svuotamento delle attività esistenti, fenomeni di gentrification, peggioramento dei livelli d’inquinamento (a Milano già critici) e fenomeni speculativi molto preoccupanti alimentati, nel caso di Expo milanese, da una forte presenza della ndrangheta, che rende possibile un enorme potenziale di denaro riciclabile. Da subito il Comitato si è posto nei confronti della città con modalità inclusive, cercando di porsi più come una rete o un coordinamento di soggetti attivi sulle questioni territoriali piuttosto che un gruppo politico identitario ed esclusivo. Così facendo abbiamo collaborato con comitati di quartiere, comitati per la casa, organizzazioni ecologiste, centri sociali, sindacati, partiti politici, associazionismo vario e più in generale con tutti coloro che tengono a cuore il proprio territorio e non sono disposti a offrirlo al padrone di turno. E’ probabile che gran parte del popolo pervenuto ad Arcore domenica scorsa sia passato dal nostro Festival NoExpo nel maggio scorso al C.S. Fornace oppure sia venuto a un’altro dei molti appuntamenti a cui eravamo presenti. Il vostro, come altri giornali, hanno dedicato poca attenzione a questi eventi dove si sviluppava la critica alla gestione della città e l’eccessiva influenza su di essa di centri di potere (bipartisan). Ciò faceva meno notizia degli eventi legati ai costumi immorali del capo di governi di cui, nella nostra azione, costantemente critichiamo le leggi e le pratiche derivanti: di emarginazione, sfruttamento e oppressione razzista nei confronti  dei migranti (legge Bossi Fini), di accentuazione della condizione di precarietà lavorativa (legge Biagi) e infine il cosiddetto decreto Ronchi che mira alla privatizzazione dei servizi pubblici, in particolare dell’acqua, contro di cui andremo a referendum.

E’ sicuro che ad Arcore si trovava Giacomo, un compagno di viaggio ormai da anni, che per il Comitato ha fa l’altro prodotto sia articoli per la rivista che narrano lo scempio ambientale della zona nord di Milano, in particolare parlando della sua Desio (città in cui la giunta è stata commissariata per infiltrazione mafiosa), sia una collaborazione per il lavoro di mappatura territoriale online www.lamappa.org. Al di là delle immagini che testimoniano abbondantemente la prevaricazione subita da Giacomo per mezzo di un fermo ingiustificato, ci sembra opportuno affermare l’indignazione nei confronti di chi giudica la presenza di componenti del Comitato NoExpo in situazioni di quel tipo come un’azione d’intrusione, come se non fosse quello invece il contesto naturale in cui per noi stare.

Riteniamo che la legittimità di un’affermazione di questo tipo possa essere messa in discussione solo:

– da una stampa distratta e distante dai soggetti reali e attivi sul territorio, tanto da aver bollato o comunque non aver replicato alla “balla spaziale” che voleva Giacomo essere un intruso: domenica ad Arcore Giacomo è pure intervenuto dal palco con un intervento di critica al PGT di Milano. Non solo non era un intruso (come del resto non si può dire di alcun altro partecipante) ma ha pure contribuito alla costruzione dell’evento attraverso l’apporto di contenuti, senza i quali si parlerebbe solamente di bunga bunga e cocaina

– da una classe politica che non essendo più in grado di nascondere le proprie malefatte e la propria azione di scippo (a vantaggio di pochi aristocratici) della ricchezza comune tenta di trovare legittimità delegittimando terzi, cercando di utilizzare le solite armi della repressione oggi meno semplice in forme dirette rispetto a un tempo anche per via di una presenza più diffusa di videocamere.

– da nuovi attori come il signor Mascia, autoelettosi rappresentante del popolo viola, che ha ritenuto di dover prendere distanze meramente ideologiche (e metaforicamente scorrette) dai manifestanti sedicenti violenti andando a difendere in maniera totalmente pregiudiziale le forze dell’ordine il cui operato va al massimo giudicato non a prescindere ma secondo l’effettivo loro comportamento. Non vogliamo qui citare i fatti che negli ultimi anni hanno macchiato di sangue l’atteggiamento delle forze dell’ordine in questo paese, sono fatti a tutti ben noti. Ci sembra però importante far sapere che il popolo viola non merita secondo noi un monarca e che le prese di distanza verbali e via web di molti di loro dalla “dissociazione” rispetto agli eventi di domenica. Ci conforta rispetto a un futuro in cui gli atteggiamenti autoritari e le volontà egemoniche cessino di esistere anche nel campo dell’opposizione sociale, campo in cui è fondamentale il coordinamento delle differenti vertenze territoriali: da parte nostra c’è la massima disponibilità al confronto e alla costruzione condivisa di piattaforme rivendicative e forme di mobilitazione.

Ci sembra necessario affermare che il Comitato NoExpo lavora alla luce del sole a difesa del proprio territorio contro mafiosi, speculatori e precarizzatori di ogni sorta, non intimorito da chi cerca di delegittimarlo attraverso i soliti vecchi giochini violenza/nonviolenza che sempre sono serviti, anche nella storia recente, a svuotare le lotte sociali dei propri contenuti. Continueremo a presidiare il territorio assieme alle altre differenti forme di opposizione sociale sentendoci mai come degli intrusi, aggettivo più confacente a finanza e mattone e agli arrampicatori sociali che sulle lotte sociali cercano di produrre poltrone e non il buon sano e necessario conflitto.

Comitato NoExpo – 9 febbraio 2011

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