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Ma L’eccesso di liquidità  non è andato a finzanziare i consumi delle famiglie

da La Repubblica _Affari&finanza_ 18 giugno 2007

Ma l’eccesso di liquidità non è andato a finanziare i consumi delle famiglie

di Giovanni Ajassa*

C’è sempre più moneta nel mondo. Gli aggregati monetari si espandono più velocemente della crescita nominale del Pil, ma senza che ciò generi inflazione. Accade soprattutto nell’area dell’euro. La tanta liquidità odierna non sembra presagio di aumenti futuri dei prezzi al consumo. Qualcosa sta cambiando nella distribuzione della moneta così da ridurre i rischi di rimbalzi inflazionistici. Proviamo a mettere qualche numero in fila.

Tra il 1997 e il 2006, dati dell’ultimo Outlook del Fondo monetario internazionale, il Pil mondiale è cresciuto del 60%, passando da 30 a 48 trilioni di dollari. Non esiste una corrispondente statistica ufficiale della moneta mondiale. Esistono, però, i dati sull’incremento di quello che è il cuore di ogni aggregato monetario e cioè le riserve ufficiali detenute dalle banche centrali.
Tra il 1997 e il 2006 la consistenza delle riserve ufficiali è cresciuta a livello mondo del 200%, passando da 1,7 a 5 trilioni di dollari. Dietro questa "escalation" c’è l’accumulo di valuta pregiata da parte delle economie emergenti come la Cina e la Corea le cui riserve sono quadruplicate dagli 830 miliardi di dollari del 1997 ai 3.300 del 2006. Il boom delle riserve in Asia non ha però causato una proporzionale crescita della moneta in quella area. Attraverso operazioni di sterilizzazione e una politica monetaria restrittiva, le autorità di Pechino impediscono che le maggiori riserve del paese si traducano in un trasferimento troppo brusco e consistente di liquidità nelle mani delle famiglie con rischi di pressioni eccessive dal lato dei consumi e dell’inflazione. Diversa è la situazione in Giappone, dopo c’è pure tanta moneta con tassi di interesse che rasentano lo zero, ma sono i consumatori giapponesi a non voler spendere. Il bocchettone nipponico della liquidità mondiale alimenta invece gli arbitraggi finanziari i cosiddetti "carry trades" delle banche e dei fondi speculativi. Ma le operazioni di arbitraggio, per quanto ingenti ed estese, si rivolgono all’investimento in attività finanziarie a breve termine su cui lucrare un differenziale d’interesse e non al consumo. Aumenta la moneta, ma non l’inflazione.
Veniamo all’Europa. Nel dicembre del 1998, alla vigilia della nascita dell’euro, la consistenza della moneta circolante nella nascente Eurolandia ammontava a 4.400 miliardi di euro e aumentava al ritmo del 4,8% annuo. L’inflazione al consumo era compresa tra l’1 e il 2%, mentre il Pil nominale cresceva di poco meno del 4% all’anno. Alla fine del 1998 la Banca centrale europea fissò nel 4,5% l’obiettivo annuo di crescita della massa monetaria europea. Tra il 1998 ed oggi il target non è stato mai cambiato. Se l’obiettivo del 4,5% fosse stato rispettato anno dopo anno, alla fine del 2006 la consistenza della massa monetaria europea avrebbe dovuto aggirarsi intorno ai 6.300 miliardi di euro. Nel dicembre 2006 l’ammontare effettivo della moneta "M3" censita dalla Bce è risultato molto più alto e pari a circa 7.700 miliardi di euro. Nel gergo, l’aggregato M3 identifica la somma di circolante, depositi e titoli emessi da banche e istituzioni finanziarie con scadenza non superiore a due anni. Anche tenendo conto che, rispetto al 1998, Grecia e Slovenia si sono aggiunte agli 11 membri originari del club dell’euro, l’eccedenza di moneta accumulata nel corso di otto anni ammonta a circa il 17% dello stock iniziale. Sono 750 miliardi di euro in più. La tanta moneta non ha creato, però, inflazione. Nel 2006 la massa monetaria nell’area euro è cresciuta del 9,2%, il Pil nominale del 4,5% e l’inflazione solo del 2,2%.
Rispetto alla fotografia del 1998, abbiamo più o meno gli stessi risultati in termini di crescita e d’inflazione ma con una espansione monetaria doppia. Perché non è cresciuta l’inflazione? Perché la tanta moneta in più è andata nelle mani di operatori finanziari e non di famiglie e imprese. A questa conclusione giunge un interessante studio di tre economisti della Banca d’Italia e intitolato "The sectoral distribution of money supply in the euro area". Le famiglie europee, che pure detengono circa la metà della consistenza della moneta "M3", hanno contribuito per solo un quinto all’accumulo di liquidità in eccesso verificatosi tra il 2001 e il 2006.
In Europa e altrove la moneta in mano a famiglie e imprese aumenta a ritmi sostanzialmente coerenti con il controllo dell’inflazione. Ciò che cresce oltre misura è la liquidità agibile per operazioni finanziarie. La correzione in senso restrittivo delle politiche monetarie da parte della Fed e della Bce contribuisce a moderare gli eccessi dell’"asset inflation" ovvero gli eccessivi aumenti di prezzo di attività finanziarie, immobili e materie prime. Alcuni risultati in questa direzione sono già visibili, ad esempio, nel rallentamento dei prezzi delle abitazioni negli Usa e anche in Europa e nei segni di risalita dei tassi a lunga. In assenza di rischi dal lato dell’inflazione, le strette monetarie non andranno avanti troppo a lungo. La globalizzazione delle produzioni e il miglior controllo delle finanze pubbliche che c’è oggi rispetto al passato aiutano il lavoro dei banchieri centrali. Ma drenare un palmo della liquidità in eccesso serve a vedere meglio il fondo su cui avanza la crescita dell’economia. Per evitare inciampi e conservare la capacità di prezzare correttamente i rischi e fungere da bussola per i futuri investimenti produttivi.

*responsabile del Servizio Studi BNLGruppo BNP Paribas

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