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Il movimento studentesco cileno: da los pinguinos a oggi

Intervista a Camila Navarro A., portavoce della Facoltà de Trabajo Social e portavoce della Confederación de Estudiantes de Chile (CONFECH), e mandataria, con carattere revocabile, della base studentesca dell’Università di Tarapacá de Chile.

Breve storia del movimento studentesco cileno

Nel corso degli anni, in Cile ci sono stati diversi momenti di conflitto che riguardavano il mondo studentesco. Quando avevo 7 anni, nel 1997, ricordo che già partecipavo alle manifestazioni per il diritto allo studio con i miei genitori. E dieci anni dopo, nel 2006, sono diventata a mia volta protagonista del movimento studentesco , il “movimiento de los pinguinos” (chiamato così per le divise degli studenti delle scuole superiori, di colore blu scuro con camicia bianca) che senza dubbio ha dato luogo al fermento sociale che viviamo oggi.

Un sistema educativo in crisi da tempo

Il “movimiento de los pinguinos” ha avuto una grande capacità di mobilitazione e ha ricevuto vasta copertura mediatica; tuttavia, furono i tavoli di dialogo e le trattative con il Senato e il Governo di allora, che portarono questo movimento a un fallimento alla fine del 2006. In quell’occasione, furono aggiunte delle toppe a un sistema educativo che è in crisi, dalle fondamenta, sin dall’epoca della Dittatura, quando si modificò la costituzione, senza consultare la popolazione e senza ascoltare la cittadinanza nel suo complesso.

Pinguinos e risveglio sociale

L’importanza del “movimento dei pinguini”, secondo me, è dovuta alla capacità che ha avuto nel dare avvio a un processo di acquisizione di consapevolezza nella popolazione, mostrando alla gente che la classe politica beneficia del sistema neoliberale imperante in Cile, anche nel caso dell’istruzione. Il movimento al quale partecipiamo oggi ha ereditato questo processo e ci ha portato a mettere in dubbio il sistema politico, sociale, economico e culturale che esiste nel nostro paese, rendendo manifesto il fatto che è il sistema neoliberale a tenerci in scacco. Durante questi quattro mesi di mobilitazioni, come studenti siamo riusciti a mettere al centro del dibattito pubblico e della società, temi che nei movimenti precedenti erano dei tabù: ad esempio la necessità di una modifica integrale della costituzione, da riscrivere con il coinvolgimento attivo della cittadinanza.

La sfiducia nella politica

Abbiamo anche imparato a diffidare della classe politica, che è delegittimata nel nostro paese (Concertación – PC y Alianza por Chile), perché priva dei requisiti morali per interagire col movimento. Oggi siamo consapevoli che la classe politica e le sue élites sono coloro che hanno lucrato e lucrano sul la nostra educazione, gestendo direttamente le università, come nel caso di molti ex Ministri dell’Istruzione o di altri settori del governo. Oppure nel caso di deputati e senatori che posseggono Istituti privati sovvenzionati, Università, Centri di Formazione Tecnica e Istituti Professionali.

L’istruzione in Cile non è un diritto uguale per tutti

Nel nostro paese il livello di ghettizzazione e di discriminazione all’interno sistema educativo è altissimo. Abbiamo un sistema pubblico amministrato dalle municipalità, che gestiscono male e non offrono un buon servizio, mentre in ambito privato abbiamo i servizi educativi gestiti dalle imprese, e poi le scuole private ma sovvenzionate dallo Stato.

Se si hanno i soldi si può accedere a una buona educazione, con professori impegnati e motivati, mentre se non si hanno i soldi ci sono due opzioni: studiare in una scuola municipale o in una scuola privata sovvenzionata. Tra le due ci sono differenze abissali.

Da un lato sono proprio le scuole municipali che accolgono la popolazione più vulnerabile socialmente. È dimostrato che maggiore è il livello di vulnerabilità sociale e minori saranno i risultati ottenuti in questo sistema; così ad esempio nel caso di disagio famigliare, una situazione che non viene contemplata nella programmazione dell’intervento educativo.

Nell’ambito pedagogico le differenze sono ben marcate. I professori del sistema pubblico sono sottoposti a valutazioni delle loro prestazioni (e queste valutazioni sono inviate al Ministero ed elaborate), mentre i docenti delle scuole private sovvenzionate solo in alcuni casi sono valutati dai “finanziatori” dell’Istituto, e in altri casi ancora non esiste nemmeno un sistema di valutazione. Allora viene da chiedersi se: siano gli imprenditori, che in molti casi non sono nemmeno professionisti dell’educazione, i più qualificati per definire i parametri di qualità del sistema educativo cileno. Sono coloro che guadagnano profitti su un diritto come quello all’istruzione che devono definire qual è una buona o cattiva formazione? O invece dovrebbe essere lo Stato a definire un parametro uguale per tutti?

Nell’ambito dell’insegnamento universitario troviamo una vasta gamma di differenze, addirittura all’interno delle stesse discipline nelle diverse sedi, perché, ad esempio, le strutture di alcune università sono obsolete.

In pratica, non esiste un controllo nazionale della qualità del servizio educativo che ci viene fornito, peraltro a un alto costo monetario.

Le proposte del Governo

Il Governo ci propone di abbassare gli interessi del credito agli studenti con la garanzia dello Stato (creato dal Governo della Concertación di Lagos) a un 2%, credito che è erogato dalle banche private; noi invece chiediamo che non ci siano più crediti e neanche borse di studio, ed esigiamo così che l’educazione sia garantita economicamente e costituzionalmente dallo Stato.

Il Governo ci propone invece di “elargire” al 60% della popolazione studentesca un finanziamento misto, ossia più borse e più crediti, avvallando il sistema preesistente. Va anche considerato che la popolazione più socialmente vulnerabile è definita attraverso un sistema arbitrario come sono i quintili, che contemplano esclusivamente fattori economici, lasciando da parte i parametri di autorealizzazione dell’essere umano.

Le nostre richieste per un’educazione statale, gratuita ed eccellente per tutti non sono state accolte da parte del Governo; la proposta del Governo è sostenuta ed avallata solamente dall’Alianza (RN e UDI), mentre Concertación-PC, nonostante non appoggino le proposte del Governo, non hanno una posizione chiara di fronte a questa crisi, dato che furono loro stessi a perfezionare questo sistema di educazione ispirato alle logiche di mercato.

Indebitarsi con i prestiti di studio

In quanto studente concepisco l’istruzione superiore come strumento di mobilità sociale. Tuttavia, nonostante i finanziamenti siano aumentati, l’università non sta raggiungendo le sue finalità. Ad esempio all’Università dove studio (università di Tarapacá, Arica), abbandona annualmente gli studi circa il 40% degli studenti, perché non trova il modo di finanziarseli, o comunque perché soggetto a una situazione socio-economica drammatica a causa del mancato accesso alle agevolazioni statali.

I crediti agli studenti sono in mano alle banche private e hanno interessi altissimi: 4% in più di interessi rispetto al Credito del Fondo Solidale, il quale non prevede la restituzione del “prestito” che lo Stato concede allo studente. Al momento si sta cercando di far sì che il prestito avvenga con garanzie dello Stato; i tassi di indebitamento studentesco e i costi dell’educazione per le famiglie sono tra le più alte del mondo, considerato il costo della vita.

Il Cile è uno dei paesi con il più basso investimento pubblico nell’educazione, che copre solo un 14% dei costi, mentre sono le famiglie quelle che forniscono il restante 86% del costo totale dell’educazione superiore. Per studiare 5 anni, la durata di un corso universitario, usufruendo dei crediti, ci si indebita per un periodo che va fra i 10 e i 25 anni. La durata dipende dal reddito che si avrà una volta laureati. Si può arrivare a pagare sino al triplo di quello che la banca ti ha prestato, dimenticando che nel nostro paese il prestito a tassi da usura non è legale, ma viene praticato a discapito della qualità e della mobilità sociale; l’educazione non è più un diritto, ma una parte del sistema di mercato.

Un movimento di tutti e per tutti

Il movimento studentesco di oggi si caratterizza come apartitico. La maggior parte di coloro che vi partecipano sono compagni coscienti che l’istruzione è immersa in una crisi strutturale e totale. Nonostante questo, bisogna riconoscere che ci sono movimenti politici di sinistra attivi in questo processo, che hanno consolidato le loro forze, e sono riusciti a posizionare le loro istanze fondamentali, di fronte al riformismo di quei partiti politici che per due decenni si sono adattati e hanno beneficiato del sistema esistente nel nostro paese.

Negli ultimi mesi questo movimento ha smesso di essere prettamente studentesco e si è trasformato in un movimento sociale trasversale, includendo tutti coloro che sono coscienti che l’istruzione è il pilastro fondamentale della nostra società e del possibile progresso verso un sistema senza classi.

Si è chiarito da parte dei soggetti “apartitici”, dei movimenti politici-sociali e della cittadinanza nel suo complesso, che questo movimento non è di nessuno, ma di tutti e per tutti.

Troviamo all’interno delle richieste studentesche diversi assi portanti del movimento, i quali sono stati considerati non negoziabili. Per esempio la richiesta più condivisa: che lo Stato si faccia carico, e ciò venga sancito dalla costituzione, di garantire l’istruzione gratuita e pubblica per tutti e a tutti i livelli. In questa richiesta rientrano ulteriori istanze, come la messa sotto controllo dello Stato delle strutture educative, e il rifiuto della proposta del Governo, che mira a trasformare il corpo docente in una nuova corporazione con finalità di lucro. Per rendere possibili questi obiettivi si è proposto ad esempio la ri-nazionalizzazione del rame e delle risorse naturali, oltre che una riforma fiscale.
Un altro punto considerato non negoziabile è la democratizzazione e la cogestione degli spazi studenteschi, così da rendere effettiva, tra le altre cose, la partecipazione al processo decisionale nelle università. Ultimo ma non meno importante, è il tema dell’accesso all’educazione superiore, in relazione al quale noi vogliamo superare i meccanismi di esclusione sociale esistenti, dove a causa del sistema educativo attuale domina un sistema meritocratico il quale però non considera il fatto che le condizioni educative di partenza sono diverse a seconda del contesto sociale e famigliare in cui si è nati e si è stati educati. Si propone un nuovo sistema di licenza liceale e/o di formazione professionale (che non si escludano a vicenda), per raggiungere un cambio strutturale del sistema educativo.

Come ho detto prima, questo movimento è stato capace di mettere in campo tematiche

che nel nostro paese erano considerate tabù, riuscendo anche a introdurre nel dibattito nazionale la proposta di cambiare la costituzione, da costruirsi attraverso un’assemblea costituente fatta dal popolo e per il popolo.

Un’alleanza di popolo spontanea

Le alleanze sociali si sono determinate in forma spontanea, l’appoggio della cittadinanza è stato ed è piuttosto vasto: secondo i sondaggi realizzati il movimento registra un 84% di consenso. Sono stati gli stessi studenti in mobilitazione a uscire nelle strade e informare, a creare consapevolezza intorno al movimento, invitando le persone ad essere parte attiva di questo processo sociale. Questo si è palesato per esempio il 4 di agosto, quando il Governo ha vietato in tutto il paese di uscire nelle strade a manifestare, e nella notte erano centinaia di migliaia le persone che appoggiavano il movimento, esprimendo questo sostegno attraverso i “cazerolazos” (forma di protesta nata negli anni Ottanta, quando all’ordine del coprifuoco la gente si chiudeva in casa e batteva sulle pentole), respingendo l’azione repressiva dei carabinieri e rifiutando l’intransigenza del Governo.

Rispettivamente, nelle diverse convocazioni per le manifestazioni e gli scioperi nazionali, si sono sommati i diversi attori sociali, i lavoratori, le casalinghe, i professionisti, i genitori, e anche diversi movimenti sociali, come per esempio quegli degli ecologisti. Questo movimento è per tutti e vede la partecipazione di tutti. Giorno per giorno assistiamo a un maggior appoggio verso le nostre istanze, e va evidenziato anche la caduta dell’indice di approvazione verso la gestione del governo, il quale ha al momento solo il 25% di consenso fra la popolazione. Si è ottenuta la delegittimazione di una classe politica che tradisce gli interessi del popolo, e l’adesione a un cambiamento politico, sociale,economico e culturale, reale e strutturale, attraverso l’azione di una cittadinanza cosciente e che ha ritrovato il senso della propria forza.

Adelante con todas las fuerzas del la historia!!!

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