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Primavera nera di Milano

Piazza del Duomo ai fascisti (di Stefano Mansi, Stefo)

Non si ferma la pressione della destra su Milano, le ultima spallate ad una tradizione antifascista impolverata, cornice ormai logora di un quadro rovinato dal tempo.

Nonostante le tensioni che hanno segnato tutta la settimana tra il 25 aprile e il 2 maggio, infatti, la questura ha dato parere positivo alla manifestazione organizzata dai fascisti di Forza Nuova il prossimo 22 maggio. E’ previsto un corteo da piazza Oberdan a Piazza Duomo con comizio finale del segretario Roberto Fiore.

Centinaia di fascisti in arrivo da tutta Europa, in particolare sono previsti i giovani del Jobbik ungherese, si daranno appuntamento in città nello stesso giorno della finale di Champions League F.C. Internazionale – Bayern di Monaco.

L’ultima volta dei labari in Duomo

Sessantasei anni dopo l’ultima fugace apparizione di Benito Mussolini in Piazza del Duomo, poco prima del discorso ai camerati milanesi al Lirico il 16 dicembre del 1944, le camicie nere torneranno a sventolare i loro tetri labari nel cuore di Milano. Quella del 2010 è una primavera nera che non ha eguali dal dopoguerra ad oggi per la nostra città. Si tratta di azioni coordinate da tutte le forze della rinvigorita destra italiana, che meritano la più desta attenzione di tutte le forze democratiche in quanto sono sintomo di un preciso disegno, che non tarderà a manifestare i suoi contorni.

Escalation nera in 7 tappe

Lasciamo parlare i fatti:

1. La tornata elettorale di fine marzo sbaraglia tutte le amministrazioni di centrosinistra lombarde. Una disfatta totale che vede l’annullamento delle residue forze della sinistra cittadine, travolte dal trionfo della destra razzista. Per la prima volta dalla sua istituzione, i comunisti escono dal consiglio regionale. Molti tra gli eletti del PD, che viene più che doppiato dalla destra, appartengono alla tradizione cattolica.

2. Il 25 aprile durante il corteo nei pressi di Corso Vittorio Emanuele II una manganellata inferta da un carabiniere colpisce sulla testa, a freddo, l’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista Luciano Muhlbauer, giunto ad accertarsi del perché le forze dell’ordine si fossero schierate ad impedire l’ingresso in piazza del Duomo del camion del centro sociale Cantiere. Una scintilla che fa esplodere la rabbia di molti manifestanti, già tesi per le iniziative organizzate dai fascisti con l’appoggio delle istituzioni Comune e Provincia di Milano. Reazione contenuta nei fischi al palco di piazza Duomo che, accanto a rappresentanti dell’Anpi e dell’Aned, ospitava il presidente della Provincia Podestà. I contestatori vengono duramente attaccata da diversi esponenti del PD con un’interrogazione parlamentare dell’ex consigliere comunale Emanuele Fiano e la richiesta esplicita di un intervento della polizia da parte del segretario della Cgil milanese Onorio Rosati.

3. Il Consiglio di zona Città Studi, presieduto dall’ex alleato nazionale Pietro Viola, vota il patrocinio e il contributo al concerto organizzato dai neofascisti ai giardini Ramelli, con il voto di metà dei consiglieri del Partito Democratico. L’iniziativa, inizialmente prevista nel medesimo giorno dell’anniversario della liberazione, il 25 aprile, viene spostata solo dopo la diffusione della notizia tramite internet. La coincidenza provocatoria viene ignorata dalle redazioni dei quotidiani cittadini.

4. La città viene tappezzata di manifesti firmati ‘I Camerati’ con croce celtica in bella vista. Pubblicizzano il corteo del 29 aprile in Piazzale Susa, organizzato da tutta la galassia dell’estrema destra presente il vicesindaco Riccardo De Corato, in ricordo dei fascisti Sergio Ramelli, Bersani e Pedenovi, uccisi da militanti di sinistra durante gli anni Settanta. Diversi volantinaggi vengono organizzati dai fascisti, soprattutto nella zona Ovest, fuori dalle scuole superiori.

5. Il 29 aprile, al termine della ‘passeggiata democratica’ organizzata dalle associazioni e dalle realtà (commercianti, immigrati, casa occupata di via dei transiti, Ambulatorio popolare) di viale Padova contrarie al coprifuoco imposto dalla giunta Moratti, un’altra provocazione. Una decina di attivisti del CIP, il centro identitario padano di via Bassano del Grappa, insultano Muhlbauer che sta rientrando a casa al grido ‘via ai comunisti ‘, ‘vai via da qui, non ti vogliamo’.

6. Il 2 maggio si svolge un torneo di calcetto con concerto, ospitato al Lido di piazzale Lotto grazie all’affitto concesso da Milanosport spa, la società a capitale comunale che gestisce gli impianti sportivi di Milano. Affitto di cui non si conosce la cifra in quanto l’ufficio stampa dell’assessore allo sport del Comune di Milano Alan Rizzi non ha risposto per ben due volte a precisa richiesta del costo pagato dagli organizzatori. Il torneo che ha visto la partecipazione tra gli altri degli Hammerskin, di Casa pound e di Azione Giovani, ha ricevuto il contributo dal presidente della Provincia Podestà. Il 2 maggio diverse centinaia di fascisti hanno potuto presidiare piazzale Lotto, sventolando bandiere con croci celtiche, mentre di fronte a loro si svolgeva un presidio organizzato dal Centro Sociale Cantiere.

7. Il 7 maggio viene recapitata una lettera minatoria a firma ‘I Camerati’ all’indirizzo dell’ufficio del gruppo consiliare di Rifondazione in dismissione, in via Fabio Filzi, di fianco alla stazione Centrale.

Connivenze e complicità

Ora il corteo del 22 a cui segue la richiesta di un concerto per il 29 maggio degli Hammerskin, un’altra formazione dell’estrema destra italiana con un programma di pericolosi riferimenti a rigurgiti nazional-socialisti. A chi giova l’innalzamento della tensione? Perché Milano è stata scelta come banco di prova nazionale di una serie di iniziative così premeditate? Per quale motivo le istituzioni come la Prefettura, la Questura, la Giunta Comunale e Provinciale e il Comitato Provinciale per l’Ordine Pubblico, invece di smorzare i toni, hanno scelto di concedere addirittura Piazza del Duomo alle formazioni neofasciste italiane? Un conto è concedere a tutti la libertà di espressione, un’altra è autorizzare una sfilata con un palco nella principale piazza della città a individui che si rifanno alle idee degli assassini degli oltre 5mila milanesi, torturati, deportati e uccisi dal 1943 al 1945. Pensate al clamore se al sindaco di Berlino fosse passato in mente di concedere un comizio sulla piazza della Porta di Brandeburgo ai vari partiti nazisti che ancora esistono in Germania. O se il prefetto di Barcellona avesse autorizzato gli eredi degli aguzzini franchisti un palco sulle Ramblas.  Domande senza risposta che come ombre nere si sommano all’atmosfera cupa e alle nubi cariche di pioggia che gravano da settimane su Milano. No, non c’è nessun vulcano islandese che offusca la gaiezza della luce primaverile ma una fitta coltre di connivenze e complicità delle più alte cariche della città. Relazioni pericolose che presto matureranno i loro velenosi frutti, destinati ad ammorbare il futuro quantomai prossimo di molti milanesi.

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