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Quando una marchetta val bene una doppia

 

SERVIZIETTI: nel mondo del giornalismo, non ci sono lettori, ma solo clienti, possibilmente stupidi

 


Nelle redazioni dei periodici nazionali, vige sempre la vecchia regola della
marchetta: se si può far contento un inserzionista, perché non farlo? E infatti
le pagine di periodici maschili, femminili e modaioli, brulicano di
rubriche e rubrichette in cui compaiono i medesimi prodotti delle inserzioni
pubblicitarie, dalla prima alla quarta di copertina. Oggi però qualcosa sta
cambiando ed è Maxim il magazine che detta la tendenza e si piazza in pole
position. Sulle pagine del noto periodico maschile compaiono nel 2007 alcuni pezzi
firmati da giornalisti e collaboratori, che sono contemporaneamente gli addetti
stampa o le relazioni pubbliche di marchi e aziende più o meno potenti. Curare
i propri, e altrui, interessi non è certo un problema, ed ecco che la marchetta
al cubo è servita: il pezzo sulle novità del pianeta biciclette viene scritto e
firmato da un giornalista che si occupa di promuovere un determinato modello di
velocipede, puntualmente pubblicato sulle medesime pagine. È un sistema che rende
felici tutti: il giornalista, il giornale e il cliente, termine con cui non si indente certo l’ignaro
lettore. Ma per il periodico nazionale non è il primo tentativo di fusione a freddo
tra pubblicità e informazione: già nel 2005 il giornale ha proposto uno
spassoso servizio su un collega, giovane giornalista e probabilmente precario, a spasso
con un famoso deejay dalla battuta sagace. Tutto molto divertente, peccato che questo
servizio streetstyle viene chiuso da una doppia fotografica: nomi, modelli e
prezzi dei capi indossati. Da chi? Dal professionista dell’informazione. O forse della pubblicità.

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