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Sicure che basti?

VIOLENZA SULLE DONNE: non basta una mano di bianco per nascondere il problema

 


Milano: al parco Sempione una ragazza fa ginnastica indossando un’armatura medievale, con elmo e gambali, offerta dal Comune.
Bologna: alla Coop di Via San Vitale una donna riempe il carrello scortata da 4 bodyguard assunti a progetto dall’Assessorato alle Pari Opportunità.
Dai capoluoghi ai paesini di provincia, sono innumerevoli le protezioni che le donne utilizzano per salvaguardare la loro integrità fisica dall’assalto dei bruti e dalla violenza che imperversa nelle strade.
Innumerevoli anche i fondi stanziati dalle Pubbliche Ammnistrazioni per le politiche securitarie.

Italia 2007: é emergenza stupri?
I dati a disposizione tracciano un quadro particolare della violenza di genere in italia: il maggor numero delle violenze avvengono all’interno del nucleo familiare della donna. Sono una minoranza gli stupri ad opera di perfetti sconosciuti.

Ambedue le situazioni fanno orrore, ma di sicuro é la seconda che cattura l’attenzione: fa leva sull’immaginario collettivo – l’orco cattivo e la fanciulla da salvare – e può facilmente essere metafora dello stupro della città, un corpo vergine e immaccolato improvvisamente violato e degradato da un corpo estraneo. Proprio questa narrazione banalizza la violenza di genere al livello della microcriminalità subita nel tessuto urbano.

Per far fronte alla violenza di genere, invece che accogliere i dati di cui sopra e anni di denunce e analisi femministe, si fanno scelte che contribuiscono alla metafora della città/donna – corpo facilmente violabile, da mettere al sicuro.
Se sono i padri, gli zii, i mariti, i compagni e gli amici dei parenti ad esercitare violenza e potere, se é la cultura del tabù sessuale, delle censure e delle paure la culla della  violenza di genere, allora  gli interventi prettamente securitari e repressivi sono destinati a fallire.

Ma al di là delle amministrazioni, guardando le strategie che le donne stesse possono mettere in campo abbiamo notato una tipologia d’approcio anch’essa repressiva: ci si lascia intimorire dall’allarmismo generalizzato, si esce meno, si esce solo se accompagnate, ci si rende trasparenti e si riducono le scollature, si usano i bodyguard. Ma siamo sicure che basti? No, e i dati parlano chiaro.
Quello che serve é safety e non security. Prevenzione e non solo repressione.
Luci e non ombre. Una città accogliente, dove la paura possa essere lasciata nel cassetto insieme alle cinture di castità.

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