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Grandi Eventi

La crisi della metropoli

NoEXPOSOS FornaceL.O.A. Acrobax Project

Vivere la città in tempo di crisi stimola paura e speranza, sentimenti contrastanti che la massiccia propaganda dei “piani alti” della città concretizza attraverso la realizzazione di grandi eventi e grandi opere venduti come possiblità di crescita e sviluppo e come strumenti utili a combattere la paura della disoccupazione, della mancanza di reddito e servizi e della conseguente emarginazione sociale.

La grande opera è lo strumento con cui gli amministratori delle aree metropolitano pensano di rispondere agli attuali problemi del sistema economico-sociale metropolitano in questo paese. Torino, Milano, Roma e Napoli non possiedono in pratica altra strategia se non quella del costruire enormi edifici a fianco di eventi di breve durata, anche a scapito delle decennali strutture produttive presenti sul territorio.

All’interno di questa tendenza si evidenzia:
a. Una nuova età dell’oro delle mafie, le quali dispongono di una liquidità enorme e di relazioni fitte coi gestori degli appalti.
b. Una crisi della politica e del capitale incapaci di riorganizzare la metropoli alla luce dei problemi della contemporaneità.
c. Una volontà sempre più evidente da parte di chi gestisce questi eventi di far profitto attraverso spregiudicate speculazioni.
d. Una sempre più piramidale gestione del potere che ha come veste burocratica la “legge obiettivo” e come alfieri i ras della protezione civile.

La crisi mondiale del sistema finanziario ha da una parte attenuato gli aspetti più pacchiani di questo ricorso alla grande opera limitandone i budget ma d’altra parte ha fatto emergere quei soggetti che godono di liquidità abbondante, nel milanese principalmente l’ndrangheta. La stampella delle organizzazioni mafiose non è comunque sufficiente a nascondere il fallimento progettuale delle realtà metropolitane in cui, trattando di benessere, aumenta sensibilmente e costantemente la forbice fra chi impone la precarietà e chi la subisce (oggi sempre più lasciato solo a sé stesso). La qualità della vita è costantemente aggredita ed un’ulteriore minaccia ad essa è costituita dalla colata di cemento che ha come unico proposito quello di far profitto e che coi suoi effetti collaterali deturpa l’ambiente, azzera gli spazi pubblici e seppellisce ogni tentativo di partecipazione cittadina alla costruzione della metropoli. Il vulcano da cui questa colata nasce si può chiamare in maniera differente (Ligresti, Caltagirone, Pirelli Re….) ma produce gli stessi nefasti danni. Per non farci seppellire da questa colata minacciosa, per rispondere alla gestione antidemocratica della governance metropolitana, per combattere lo stretto legame politica-organizzazioni mafiose e, soprattutto, per discutere su un nuovo modo di intendere la metropoli, i servizi che la compongono e i bisogni di chi la abita, per superare quindi lo stato di estrema precarizzazione in cui naviga la metropoli in tempo di crisi, parteciperemo agli Stati Generali della Precarietà, il 9 e 10 ottobre a Milano, contribuendo alla realizzazione di un workshop sui grandi eventi nel quale invitiamo tutte le realtà metropolitane alle prese con contesti simili a quello milanese di Expo2015 per avviare un percorso di respiro nazionale in grado di costruire alternative al modello vigente di metropoli.

Report

Lo svolgimento del workshop ha inevitabilmente scontato la necessità dei presenti di conoscersi, attraverso la presentazione dei percorsi di lotta che le diverse realtà presenti rappresentavano. Nonostante questo, l’obiettivo e un’impostazione condivisa hanno permesso di riuscire a sviscerare i tratti fondamentali che caratterizzano le lotte nelle aree metropolitane di Milano, Roma e Napoli, con particolare riferimento al ruolo giocato dal grande evento e dalla grande opera (secondo logiche da shock economy) nel creare l’immaginario mediatico e come strumento per portare avanti speculazioni, deroghe, privatizzazioni, precarizzazione. Così accade con Expo a Milano, è successo con i Mondiali di Nuoto e in prospettiva con le Olimpiadi a Roma, si annuncia a Napoli con il Forum Mondiale della Cultura a Bagnoli.
I diversi interventi (in ordine sparso Comitato No Expo, Fornace, Torchiera, Eterotopia, NoF35, Loa Acrobax, Abitare nella crisi, Assise di Bagnoli, e probabilmente altr* compagn* che dimentico), oltre a raccontare le specifiche esperienze, hanno cercato di identificare le caratteristiche delle metropoli in crisi nella crisi e le modalità con cui costruire, comunicare e mantenere vive lotte, conflitti e reti di movimento metropolitani. Sono state evidenziate alcune situazioni comuni: la speculazione e la rendita immobiliare come motori economici della metropoli, cui sacrificare territorio, pianificazione urbana, politiche abitative, in un regime di sempre più ampia deregolamentazione neoliberista e privatizzazione delle città (l’esempio lombardo della legge 12 e dei PGT); l’assenza di vincoli sui suoli e le destinazioni d’uso lascia le città e le zone non edificate in mano ai grandi palazzinari (campagna romana, parco sud a milano, area ex industriale di bagnoli), senza opposizione politica reale, senza reali processi democratici, in un progressivo fallimento della progettazione partecipata; la metropoli consuma territorio, espelle e disciplina ciò che non è compatibile e risolve con gli sgomberi problemi sociali (casa, aggregazione, cultura, diritti negati); le grandi trasformazioni metropolitane usate come ricatto occupazionale, ma nascondendo gli effetti che generano (precarizzazione dei rapporti di lavoro, precarizzazione del regime dei suoli, privatizzazione della città e dei servizi pubblici); la città è sempre più privata, sostituisce alle case popolari l’elemosina dell’housing sociale, gli spazi sociale vengono soppiantati dai centri commerciali, i servizi pubblici sussidia rizzati, i beni comuni e gli immobili demaniali privatizzati; l’utilizzo di procedure commissariali per scavalcare popolazioni e territori; la ricorrenza di nomi, affaristi, speculatori nelle mappe dei poteri che gestiscono le ristrutturazioni dei territori metropolitani.
Alcuni tratti non sono stati, per necessità di tempo, approfonditi o discussi (intolleranza e xenfobia, politiche securitarie , traduzione concreta del legame tra modello di città e welfare metropolitano, aspetti ambientali e legati alla salubrità, ridefinizione del concetto di città pubblica, attività delle organizzazioni criminali, crisi degli enti locali e delle forme di rappresentanza istituzionale decentrata). In questo senso i presenti hanno concordato la necessità di ulteriori momenti di incontro e discussione su base nazionale, con già un appuntamento fissato per il prossimo primo fine settimana di novembre a Roma, per l’incontro della rete “Abitare nella crisi”.
Obiettivo dei prossimi incontri: approfondire e completare l’analisi della crisi delle diverse situazioni  metropolitane, allargando anche la partecipazione ad altri ambiti territoriali; definire l’agenda politica dei prossimi mesi, strumenti e iniziative a partire dalle prime cose individuate e accennate durante il workshop: il progetto milanese di mappatura partecipata come strumento per ricostruire saperi dal basso condivisi e riconnettere lotte e vertenze territoriali; una mappa dei poteri che agiscono nelle diverse aree metropolitane per attivare campagne nazionali (ad esempio BNP gestisce tutto il patrimonio immobiliare pubblico privatizzato); una campagna contro la legge obiettivo; campagne e vertenze legate al concetto di città spazio pubblico nelle sue diverse accezioni (diritti si suolo, aree, beni comuni, welfare metropolitano, mobilità); una campagna nazionale contro l’housing sociale; uno strumento mediattivistico nazionale di informazione e controinformazione.