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“Lavoro male comune”

71oU7ordweL._SL1500_.resizedAccademia Precaria stagione AutunnoInverno 2013: IV° incontro

Parlare di lavoro come “male comune” può sembrare provocatorio in un periodo che vede aumentare la disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma è questa la sfida che San Precario ha da tempo lanciato: discutere di che cosa significa oggi “lavorare”, discutere che cosa significa oggi la parola “lavoro”. Per “lavoro” si intende semplicemente il mezzo per poter sopravvivere, costi quel che costi? Oppure può indicare anche lo strumento per un’inclusione attiva nella società, come l’etica del lavoro continuamente ci ricorda?

E ancora: il concetto di “lavoro” si declina solo al singolare e al maschile o invece può presentare significati plurali e femminili? Ha ancora senso parlare di distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale?

In molti avevano scommesso in questi anni sulla “fine del lavoro”, la condizione precaria che oggi attraversa le nostre esistenze in modo molteplice, strutturale e generalizzato ci dice che siamo invece nell’epoca del “lavoro senza fine” e della “fine del valore del lavoro”.

Noi vogliamo fare un passo in avanti e vogliamo cominciare a discutere di diritto alla scelta del lavoro, non semplicemente del diritto al lavoro. Per provare a ricominciare a parlare di diritti ed essere all’altezza della sfida del nostro tempo.

Mercoledì 4 dicembre, h. 19.00, presentazione del libro “Lavoro male comune” di Andrea Fumagalli.

Ne discutiamo con l’autore insieme a Marcello Scipioni (Fiom), Emanuele Leonardi (Università di Bergamo), Chiara Martucci (ricercatrice)

Quaderni di San Precario n. 5

QSP-5Accademia Precaria presenta il n. 5 dei Quaderni di San Precario.

Piano Terra, mercoledì 22 ottobre 2014, a partire dalle 19.00

I Quaderni di San Precario, espressione del punto di vista precario, rivista autoprodotta dalla sapienza precaria, sono arrivati al n. 5. E’ un buon traguardo, senza dubbio. Ma ancora non ci basta.

Nel n. 5 continua la presentazione di lemmi della Piccola Enciclopedia Precaria (PEP) che, in questo numero tratta, tra gli altri, i temi della forma della repressione, meritocrazia, reddito, trappola della precarietà. Ma è sul tema, ambiguo e scottante, della meritocrazia che si dipanano alcuni contributi nella sezione “soggettività precarie”. Non possiamo negare che dietro il tema della “meritocrazia” si nascondano pulsioni e opinioni quanto mai ambivalenti, meccanismi di consenso ma anche forme di controllo dell’eccedenza e strumento della misura della condizione precaria.

Ma in questo numero si discute anche della condizione precaria degli “educatori senza diritti” delle cooperative sociali e delle lotte della logistica che hanno caratterizzato, con successo, la primavera scorsa. La sezione territori, infine, con il beneplacito di San Precario (apparso in sogno a perorare la causa del redito di base incondizionato), insiste nel trattare lo scottante tema dell’Expo 2015. Mancano 18 mesi al I° maggio 2015 ma i motori cominciamo già a essere oliati…. Saranno presenti i precari e le precarie che hanno reso possibile la pubblicazione di questo numero

Accademia Precaria stagione Autunno&Inverno 2013

Dopo esserci addentrati nei meandri del reddito e aver posto le basi per una critica radicale alla logica del mega-evento “Expo2015” (introduzione al Reddito), l’Accademia Precaria è lieta di riprendere il suo viaggio all’interno della giungla della precarietà per riaffermare il punto di vista precario all’epoca dei governi di “servizio” e della “crisi della crisi”.
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Il primo incontro della stagione autunno-inverno sarà dedicato alla cultura hacker e allo scontro tra il “biocapitalismo” e una scienza partecipativa basata sulla condivisione di informazione e conoscenza.

Mercoledi 9 ottobre alle 19.00 a PianoTerra – Via Confalonieri 3, Milano

Ne parleremo con Alessandro Delfanti autore di  “Biohacker. Scienza aperta e società dell’informazione”  e con  Ravi Sundaram, autore di “Pirate Modernity

Accademia Precaria: Reddito e storia

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Giovedì 13 Giugno – ore 21.00 @ Piano Terra

Dopo i primi due appuntamenti in cui si è analizzato la forma e il finanziamento della proposta di reddito di San Precario, è venuto il momento di affrontare l’aspetto più militante e politico di tutta la faccenda. Attraverso quali esperienze nasce la proposta? O meglio ancora: in che modo il reddito di base incondizionato interagirà con le nostre esperienze di vita e di lavoro?

Queste domande sono fondamentali per comprendere come, fra tutte le proposte di reddito possibili, solo alcune hanno l’effetto virtuoso di liberare tempo e vita, domando il lavoro, le sue costrizioni e i suoi ricatti.

E’ chiaro che l’impostazione della proposta di San Precario non poteva che nascere dall’esperienza tutta pratica e attiva dell’agenzia di conflitto omonima che per 8 anni ha difeso centinaia e centinaia di precari nelle vertenze più disparate e disperate.

Per capire il reddito questo appuntamento è imprescindibile. Solo con l’esperienza sul campo, nella melma precaria, si può lavorare il metallo duro ma duttile dell’intuizione teorica.
E, prima di parlare di reddito, San Precario ha militato per quasi due lustri nelle fucine della precarietà: vi racconteremo tutto di questa esperienza e delle sue implicazioni rivendicative.

MAYDAY 2013: RIPRENDIAMOCI IL FUTURO

primoCarroIl mondo che conoscevamo solo fino a qualche anno fa è crollato davanti ai nostri occhi. La situazione italiana lo mostra in modo evidente. Il tessuto sociale è andato in mille pezzi.

C’è però la possibilità che dalla rottura di questi legami si crei energia e si sprigionino nuove forze dalla rivendicazione di bisogni e desideri.

La Mayday nasce da qui. Qui trova ogni anno la forza per prendere e farsi prendere per mano da decine di migliaia di persone, come è accaduto il 1 maggio 2013.

Una Mayday che, da sempre, assorbe quanto le accade intorno e per questo muta.

Soprattutto in questi ultimi anni, così difficilmente ascrivibili in esperienze già vissute. Prima hanno provato a sedarci con la logica dell’austerità, facendo saltare ogni livello della rappresentanza; ora ci riprovano con la logica della pacificazione nazionale, con il risultato di sancire definitivamente la distruzione di ogni patto sociale e quindi legittimare da una parte lo smantellamento totale del sistema di welfare e dall’altro favorire l’estensione della condizione precaria a tutti i settori della popolazione.

Quest’anno la nostra narrazione ha preso di mira la trasformazione neoliberista dei territori, esemplificata a Milano e in Lombardia da EXPO 2015. Un grande evento capace di ridisegnare politiche territoriali, finanziarie e lavorative. Un avamposto ideologico del capitale, un precipitato che sottende gestione mafiosa e affaristica dei finanziamenti pubblici, sbancamento di territori vivi e politiche aziendali volte a imporre ai lavoratori condizioni di ricatto, che durante questa Mayday abbiamo riassunto in tre parole -debito, cemento, precarietà- e in un carro comune, quello di apertura, chiassoso, comunicativo e militante, caratterizzato dalla rilettura del Monopoli nella versione critica improntata su EXPO a Milano chiamata Expopoli(s).

La Mayday013 ha articolato vertenze lavorative e lotte territoriali reali, costruendo una piattaforma concettuale e di conflitto che vuole arrivare al 1 maggio 2015, giorno di apertura dei cancelli di EXPO. E lo fa cercando e trovando un nuovo percorso -oggi quartiere Isola-Porta Nuova, domani i cancelli di EXPO- nuove parole e la partecipazione di una massa critica tale da non poter venire ignorata.

 

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