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Quello che sta per iniziare è un mese di assoluto rilievo per ciò che concerne la lotta alla precarietà. Andiamo in ordine.
Il 9 di aprile ci sarà l’iniziativa “Il nostro tempo è adesso”, indetta da una serie di associazioni e realtà precarie e spalleggiata con forza dalla Cgil che ha messo a disposizione i suoi mezzi e le sue strutture. Dal 15 al 17 a Roma si terranno gli Stati generali della precarietà, patrocinati da San Precario, l’icona pop dei precari e delle precarie. Gli Stati generali giungono alla terza edizione è sono l’espressione più verace delle lotte autorganizzate dei precari e delle precarie. È una grande fucina di idee che riunisce comitati, realtà in lotta, gruppi grandi e piccoli, e una miriade di precari e precarie che si muovono più o meno coordinati a partire dal lavoro, dal sociale o dalla rete.
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Bloccano i caselli autostradali per consentire agli automobilisti di viaggiare gratis. Coprono con sacchetti di plastica le biglietterie automatiche della metropolitana impedendo ai pendolari di pagare. Anche alcuni medici si sono uniti a loro, impedendo ai pazienti di pagare i ticket presso gli ospedali statali.
Alcuni la chiamano disobbedienza civile. Altri mentalità ‘anarcoide.’ Comunque lo si voglia definire, il movimento ‘I Won’t Pay’ (Io Non Pagherò) ha scatenato un acceso dibattito
in una Grecia ferita dalla crisi del debito, per far fronte alla quale il governo è stato costretto ad adottare drastiche misure di austerity – tra maggiori imposte, tagli salariali e pensionistici e picchi al rialzo nei prezzi dei servizi pubblici.
Ciò che era iniziato sotto forma di protesta attuata da un minuscolo gruppo di cittadini pendolari imbestialiti per l’aumento dei pedaggi autostradali si è sviluppato in un vasto movimento che sta interessandosempre più settori della società – secondo molti manovrato dai partiti di sinistra, desiderosi di cavalcare
il malcontento popolare.
Una valanga di scandali politici scoppiati negli ultimi anni – tra cui una dubbia partita di scambio di terreni e le presunte tangenti negli appalti statali – ha alimentato questo vento di ribellione.
All’alba di venerdì scorso circa 100 attivisti appartenenti ad un gruppo sindacale comunista hanno coperto con sacchetti di plastica i distributori automatici delle stazioni della metropolitana di Atene, impedendo ai passeggeri di pagare le tariffe, per protestare contro gli aumenti nei trasporti pubblici.
Altri attivisti hanno danneggiato diversi distributori automatici di biglietti per autobus e tram. E migliaia di persone semplicemente non si preoccupano più di convalidare i loro biglietti in autobus e metropolitana.
“La gente ha già ampiamente pagato attraverso le tasse, quindi adesso dovrebbe avere il diritto di viaggiare gratuitamente” ha dichiarato Konstantinos Thimianos, 36 anni, impegnato nel picchettaggio della stazione della metropolitana di Piazza Syntagma.
In una delle recenti occupazioni dei caselli presso la periferia nord di Atene i manifestanti indossavano magliette colorate con la scritta “Total Disobedience”,e cantavano: “Non pagheremo la vostra crisi.”
Il movimento ha preso piede anche nel settore sanitario, con diversi medici ospedalieri impegnati a presidiare le macchinette dei ticket per impedire ai pazienti di pagare i 5 euro di
tariffa flat per le visite generiche.
I detrattori accusano i manifestanti di rappresentare l’ennesimo esempio della mentalità anarcoide che ha contribuito a far scivolare il paese nel caos finanziario.
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“Questa esplosione della illegalità è come un cancro che si sparge,” ha scritto Dionysis Gousetis in un recente articolo apparso sulle colonne del quotidiano Kathimerini.
“Grazie all’alibi della crisi gli scrocconi hanno smesso di nascondersi. Fanno orgogliosamente bella mostra di sé ed agiscono come eroi della disobbedienza civile. Una via di mezzo
tra Rosa Parks e il Mahatma Gandhi”, ha proseguito Gousetis. “Ma il non pagare in prima persona per loro non è abbastanza; devono anche costringere il prossimo a fare lo stesso.”
Molti accusano i partiti di sinistra ed i sindacati di cavalcare l’onda del movimento popolare per i propri fini politici.
“Pensate che l’illegalità sia qualcosa di rivoluzionario, in grado di aiutare il popolo greco” – ha detto di recente il primo ministro Papandreou criticando in Parlamento Alexis Tsipras, capogruppo della sinistra – “ma il popolo oggi sta pagando proprio la diffusa illegalità del nostro paese.”
Il movimento “I Won’t Pay” testimonia tuttavia un aspetto radicato nella società greca: la propensione a piegare le regole, a ribellarsi all’autorità, in particolare quella dello Stato. Si tratta di una mentalità così radicata che molti greci a malapena si rendono conto della miriade di piccole trasgressioni commess quotidianamente: la moto sul marciapiede, la vettura che passa con il rosso, la violazione della ennesimo tentativo da parte del governo di vietare il fumo nei bar e ristoranti.
Meno innocua è la diffusa e persistente tendenza alla evasione fiscale, nonostante le misure sempre più disperate attuate dal governo. “Si tratta di una generica cultura della illegalità, ad iniziare dalle cose più banali fino alla frode o alla evasione fiscale; una cosa che esiste fin dalla notte dei tempi”, ha affermato il commentatore Nikos Dimou.
Tuttavia molti vedono il movimento “I Won’t Pay” come qualcosa di molto più semplice: il rifiuto da parte del popolo di pagare per gli errori commessi da una serie di governi accusati di avere sperperato il futuro della nazione con la corruzione e il clientelismo.
“Non credo faccia parte del carattere greco. I greci quando constatano che llegge viene realmente rispettata in ogni ambito, sono portati ad applicarla”, ha
detto Nikos Louvros fumando una sigaretta in una piazza ateniese, e facendosi beffe del divieto di fumo.
“Ma quando da alcuni non viene rispettata, ad esempio quando si ha a che fare
con ministri che rubano … beh, se le leggi non vengono rispettate in alto, anche tutti gli altri finiscono per non rispettarle.”
5 marzo 2011, di E. Becatoros -Traduzione di Anticorpi –Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito MSNBC
Link diretto all’articolo:
http://www.msnbc.msn.com/id/41723432/ns/business-world_business/
Traduzione di Anticorpi.
Post correlati: Grecia: Prove Tecniche di NWO Post correlati: Engdahl sulla Crisi in Grecia, in Italia e
in Occidente
Fonte: http://www.anticorpi.info/2011/03/io-non-paghero-impazza-in-grecia.html
http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/03/io-non-paghero-impazza-in-grecia.html
Dopo un travaglio lungo e doloroso, la segreteria generale della Cgil ha partorito la data e le modalità dell´annunciato sciopero generale. Si svolgerà il 6 maggio (tra due mesi!), durerà solo 4 ore e prevede manifestazioni territoriali invece che un unico corteo a Roma. È chiaro che questo “sciopericchio” (come direbbe Leonardo Sciascia) è un compromesso tra le componenti interne della Cgil, ma non solo.
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Vi è ancora qualche mio allievo che crede di aver “diritto allo stage” senza domandarsi quali diritti avrà “nello stage”. Definirli illusi o ingenui implicherebbe una fuorviante giustificazione: la loro mancanza di consapevolezza arreca un danno morale ed economico ai loro coetanei preparati e consapevoli. Sono dunque colpevoli, verso loro stessi e gli altri, almeno quanto i politici e i sindacalisti che hanno eluso il tema in tutti questi anni.
La cosa più penosa dei 10 punti elaborati dalla CGIL in merito ai tirocinii dopo anni di fragoroso silenzio è che i punti più importanti sono messi alla fine (punto 9: pari diritti tra stagisti e lavoratori; punto 10: microrimborso spese da 400 euro).
Non mi soffermerò sui dettagli dei 10 punti che possono essere recuperati dal link che ho indicato. Segnalo solo che molti di essi suonano meno superflui che beffardi per i tanti che hanno esperienza in stage plurimi (punto 3: Lo stagista ha diritto a un tutor. Ok, e se, come capita in tanti stage-tarocchi, che il Tutor se ne freghi?).
Le questioni mi sembrano altre che provo a elencare: 1. perché il partito democratico cui si richiama la maggioranza della CGIL non ha promosso mai una legge di tutela e valorizzazione del lavoro giovanile di primo inserimento? 2. perché il decalogo si riduce a chiedere un rimborso spesa di 400 euro con i quali non ci paghi neanche una stanza a Roma o a Milano? 3. perché non vengono proposte sanzioni per le imprese che sfruttano gli stagisti?
Ma vorrei anche che chi frequenta il mio blog, i miei allievi attuali e quelli passati più o meno remoti, collaborino proponendo invece idee davvero concrete e frutto di condizioni materiali vissute sulla loro pelle e sofferte nella loro dignità violata.
Questa campagna “Non Più”, mi sembra un’escamotage, abbastanza vile, che la CGIL ha messo in atto per subappaltare a una agenzia di comunicazione digitale il confronto con il mondo giovanile. Per eludere ancora una volta il dramma di una generazione che si ritroverà a vivere in un paesaggio sociale ed economico devastato, impoverito, defraudato del futuro da chi ci è passato prima di essa.
Una waste land in cui ci toccherà vivere e di cui solo qualche politico ha il coraggio di parlare.
L’interessante e stimolante Haaretz, organo della intellighentia israeliana davvero liberal ed assai più onesto di giornali di sinistra europei come l’Unità, si domanda oggi perchè, nonostante il peggioramento delle condizioni di vita e la sempre minore tutela di diritti civili e sociali, la popolazione israeliana non scende in piazza, non combatte per difendere le sue conquiste, non si contrappone ad un governo che spende tutte le sue risorse al mantenimento di un potere militare sempre più pesante, sempre più esigente. Alla domanda si risponde lo stesso autore dell’articolo, Michele Merav, con queste parole: “Le organizzazioni sociali per il cambiamento hanno un built-in limitation, agiscono dall’esterno, e non possono apportare modifiche. Nella loro esistenza essi funzionano come valvole per sfogarsi e, soprattutto, essi ricevono finanziamenti anche dal governo e individui ricchi – i cui scopi e le attività sono in contraddizione con gli obiettivi politici e sociali delle organizzazioni. Quindi, indirettamente, le organizzazioni sono in realtà parte del sistema che rafforza i ricchi e potenti.”
Con queste parole ha descritto senza volerlo anche la nostra realtà nella quale le organizzazioni confederali dei lavoratori fortissime di oltre dieci milioni di associati che conferiscono ad esse anche una solidissima stabilità economica non alzano un dito a difendere le urgenze dei propri rappresentati. Nei mesi scorsi, moltissimi lavoratori europei sono scesi in piazza in Francia, in Portogallo, in Grecia, in Gran Bretagna, in Spagna con imponenti scioperi generali, a volte ripetuti, rivolti a frenare il progetto dei loro governi di far pagare soltanto al lavoro dipendente ed al welfare i costi della “crisi” indotta dalla truffa finanziaria di wallstreet e dalle strabordanti spese militari USA di fatto addossate a tutto il pianeta. Si sono realizzati molti scioperi generali. In Francia uno di questi scioperi è stato dedicato alla riforma Sarcozy delle pensioni. In Italia, nonostante ripetute sollecitazioni legate al tanto malessere diffuso tra i lavoratori, non si è mai fatto un solo sciopero generale. Tremonti si è vantato in UE di avere fatto una riforma fondamentale delle pensioni che ne ha innalzato la soglia a settanta anni senza una sola ora di sciopero dei pensionati e dei lavoratori italiani. Ora, tutto il Magreeb, molta parte del mondo arabo dal Marocco allo Yemen è in lotta contro tirannidi che hanno fatto i bagordi a spese di bassissimi salari, disoccupazione, fame dei loro popoli. In Egitto, in Tunisia ed altrove la lotta contro i regimi è stata alimentata in grandissima parte da un proletariato poverissimo che pretende salari migliori.
Insomma, nonostante l’Italia sia circondata da un cerchio di fuoco di lotte e di rivendicazioni, non si muove ed anzi lascia languire fino alla estinzione la lotta organizzata da categorie come gli studenti ed i professori o da sindacati liberi come i cobas.
Eppure in Italia la situazione economica e sociale è gravissima e volge a vera e propria crisi per l’aggravarsi del debito pubblico e la netta diminuzione del potere di acquisto delle masse. Si stanno licenziando oltre centomila professori e, con il mancato turn over, la pubblica amministrazione perderà cinquecentomila posti di lavoro (tanti quanti ne ha tagliato Cameron in Inghilterra). Il contratto di lavoro è stato aggredito dalla Fiat e dalla Confindustria e tende ad essere escluso in zone sempre più ampie del Paese, la legge Biagi
ha tagliato le ali a milioni di ragazze e ragazzi ridotti al supplizio di un precariato inventato appunto per schiavizzarli, la scuola, l’università e la sanità sono state ristrutturate per fornire servizi dequalificati che costringono a ticket ed esborsi sempre più pesanti, c’è in corso una terziarizzazione ed una finanziarizzazione senza sviluppo del sistema economico con la scomparsa, dopo l’industria pesante di base, della grande industria manifatturiera ed i tre bronzei mandarini del sindacalismo confederale, Bonanni, Angeletti e Camusso, assistono imperterriti, lasciano fare. Si può dire che non solo non hanno fatto una reale opposizione alle scelte più dure del governo (collegato lavoro) e del padronato italiano (Pomigliano e Mirafiori), ma ne sono stati complici attivi o soltanto passivi.. La richiesta dello sciopero generale chiesta dalla Fiom fin dal 16 ottobre scorso a Epifani e richiesta alla signora Camusso dal poderoso sciopero sempre della fiom del 28 gennaio non è stata accolta dalla CGIL e dal momento che anche il tempo è un fattore politico di primario valore indire uno sciopero generale oggi o tra un mese non avrà più il valore e la capacità di influire sugli eventi che avrebbe avuto sei mesi fa. In Sicilia si dice: “minestra quadiata”. Una cosa fuori tempo massimo invecchiata e resa inutile dal suo anacronismo che potrebbe essere riscattata, e non lo sarà, da richieste precise che non saranno avanzate sul precariato, le pensioni, i salari, i contratti. Dal che è lecito il sospetto che ci sia una sorta di patto segreto, parasociale, nel patto sociale stipulato dai tre sindacati e le associazioni padronali. Patto sostenuto non solo da Sacconi e dal Governo ma anche dal PD che vorrebbe realizzare la stessa politica liberista del centro-destra succedendo al governo del postribolare Berlusconi oramai bruciato a livello internazionale e destinato a cedere il posto a Bersani o chi per lui.
Insomma, l’Italia non si muove perchè le maggiori organizzazioni sociali che dovrebbero organizzare la protesta sono legate ad interessi con il padronato ed il governo che li portano ad esprimere interessi che sono addirittura confliggenti con quelli dei loro “rappresentati”. Il legame aureo si chiama sussidiarietà e si concretizza negli enti bilaterali e nella legislazione paragovernativistica. Le organizzazioni di base che si mobilitano riescono a realizzare manifestazioni imponenti ed assai sentite che tuttavia vengono deliberatamente ignorate dai massmedia, dal Parlamento e dai Partiti che le considerano poco meno che espressioni di un sovversivismo sociale da controllare e considerare meri problemi di ordine pubblico.
La situazione dell’Italia degrada. Stiamo diventando la Tunisia d’Europa. Un Paese per turisti e come diceva sprezzantemente un vecchio operaista che ho tanto stimato “un paese di camerieri”. Marchionne si permette di sfottere il Parlamento raccontandogli la favoletta di una Fiat che ha il “cuore” in Italia anche se porta “il cervello” a Detroit o New York. Oggi sentivo un senatore in TV che gli dava ragione, sostenendo che la logica multinazionale non può essere evitata e la Fiat deve fare la sua strada. Il Parlamento ha ascoltato facendo finta di credervi le barzellette di una utilizzazione al quaranta per cento degli impianti che potrebbe essere raddoppiata all’ottanta per cento se gli operai decidono di farsi mettere la cavezza, di non scalciare, di stare dieci ore a digiuno compiendo in tutte le ore sempre lo stesso numero di movimenti programmati dal sadico inventore del WCM.
I politici italiani hanno fatto finta di credere alle mirabolanti e sarcastiche proposte di Marchionne. Anche le tre Confederazioni. Naturalmente, non ci sarà alcuna reazione tranne quella inevitabili dei lavoratori che di volta in volta sono vittime designate dei progetti aziendali.
In Italia cova un terribile malessere, una collera sociale che può diventare spaventosa. Nanni Moretti dice che questo non è paese da insurrezioni. Ma la manifestazione delle donne ” se non ora quando” ha messo in luce una corda quasi lesionata, quasi rotta. La gente reagisce al precariato, alle privatizzazioni, ai bassissimi salari, alla prospettiva di non avere mai una pensione…. Cgil, Cisl, Uil, il PD, il Parlamento, il Governo fanno da tappo
ed impediscono l’organizzazione di una dura protesta. Ma la molla non può essere tenuta compressa troppo a lungo e prima o poi scapperà di mano ai giudiziosi collaborazionisti
con la pancia piena che il Regime riempie di medaglie ma che non incantano più nessuno perchè non hanno più il monopolio della comunicazione.
Pietro Ancona
 Con l’approvazione del decreto Mille Proroghe, che consente l’attuazione delle disposizioni della Finanziaria 2011 viene spostato dal 24 gennaio 2011
al 31 dicembre 2011 il termine per proporre l’impugnativa del licenziamento da parte dei lavoratori il cui contratto precario è cessato prima dell’entrata in vigore del collegato lavoro.
Il limite del 23 gennaio era contenuto nel cosiddetto Collegato Lavoro, ulteriore provvedimento governativo teso a limitare la possibilità di azione giuridica da parte dei lavoratori e a favorire così un’ulteriore precarizzazione del lavoro.
Gli accordi siglati dalla Fiat relativi alla riorganizzazione dei siti produttivi italiani pongono delle questioni ineludibili per le forze di sinistra, sul piano sindacale come sul piano politico.
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E’ il lontano 2007, un sacco di tempo fa, le nubi della crisi sono ancora distanti, nascoste oltre l’orizzonte, ma non è che si sta meglio.
E’ l’alba della settima MayDay, il Primo Maggio dei precari, che di anno in anno miete partecipazioni record, generando invidia e risentimento fra le molte “istituzioni della sinistra”.
Eh, sì, perchè questa manifestazione giovane, troppo allegra ed irriverente è un sassolone nella scarpa della politica. E’ fastidioso il volume con cui i precari declamano le loro rivendicazioni, sono fastidiose le loro rivendicazioni, per dire infine, arrivando al succo, che sono fastidiosi gli stessi precari.
Se si limitassero a lamentarsi… ma no, anzi pretendono pure di prender parola.
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Gli anni della spoliazione
Finisce l’era di Guglielmo Epifani alla CGIL e si apre quella di Susanna Camusso che, da un paio d’anni, è stata quasi ospite fissa dei Talk Show dove si è distinta per una esposizione soft delle sue ragioni e per l’accortezza nell’evitare lo scontro o le situazioni sgradevoli. La ribalta televisiva le ha permesso di distanziarsi enormemente da tutti i possibili concorrenti.
E’ paradossale ma è così : il lascito di Epifani è di una CGIL più forte ma abitata da milioni di lavoratori e pensionati più poveri, socialmente in difficoltà, indeboliti dal continuo ossessivo salasso di diritti. Come si spiega il rafforzamento della organizzazione e l’impoverimento dei suoi iscritti? Epifani è stato scaltro, molto scaltro, nell’oggettivazione delle sconfitte, nel farle derivare o da un cambiamento naturale ed irresistibile della situazione (globalizzazione, crisi industriale..) oppure da una condizione socio-politica sfavorevole (governo di centro-destra) e mai da responsabilità soggettive della CGIL . Il dogma dell’unità sindacale è servito allo scopo. . Il mito della CGIL di Di Vittorio nel cuore dei lavoratori ha fatto il resto. I lavoratori non vogliono ancora credere o riconoscere che la CGIL possa fare qualcosa che non sia a loro favore. Temono di dover constatare di essere soli, di non avere nessuno che li difenda.
In effetti, l’impoverimento e la perdita di peso dei lavoratori è legata alla vittoria del centro destra ma anche alla conversione al liberismo del PD e della stessa CGIL. In qualche modo la CGIL è stata la “dote” che il PD ha portato e porta alla Confindustria per il sostegno che questa vorrà accordargli nel dopo Berlusconi. C’è stata molto sincronia tra PD e CGIL nella inesorabile opera di demolizione dei presidi fondamentali del diritto al lavoro ed al welfare. Gli accordi con il governo Prodi sul precariato e sulle pensioni poi ancora ribaditi con questo governo hanno ridotto di molto i diritti e svuotato la pensione. La riduzione di trecentomila dipendenti dalla pubblica amministrazione non è stata contrastata dal PD e neppure dalla CGIL in nome della efficienza, della produttività e della modernizzazione dell’apparato pubblico. Il licenziamento di duecentomila precari dalla scuola non ha turbato molto né Epifani né Bersani. Certo, gli scioperi ci sono stati ma non sono mai diventati né mai hanno assunto il carattere di una vera difesa della scuola pubblica come é accaduto ed accade in Francia. Il PD ha votato contro il collegato lavoro che riduce a malpartito lo Statuto dei diritti e privatizza la giustizia del lavoro. Ma non ha fatto le barricate che Bersani promette contro il lodo Alfano! La CGIL ha lasciato fare, ha commentato negativamente il testo di legge, ma in due anni di sua permanenza in Parlamento non ha mai fatto realmente nulla di significativoo e di utile per fermarne l’approvazione nonostante i giudizi scandalizzati dei giuslavoristi italiani! Il PD vuole che
la CGIL ritorni all’ovile dopo l’accordo separato Cisl ed UIL sul contratto di lavoro e sulle deroghe. In effetti, la CGIL non ha firmato ma ha pretesto di assistere alla firma (sic!). Ha fatto da palo e poi ha fatto filtrare l’accordo separato attraverso le categorie. Dopo il 16 ottobre si è affrettata a fare l’accordo di Genova e poi a firmare un Patto Sociale non solo con Confindustria ma anche con il Governo (se questo non tira le cuoia prima del tempo).
Il regno di Epifani ha registrato l’avvento della legge Biagi e poi la sua estensione praticamente a tutti i nuovi assunti. Milioni di giovani lavoratori sono stati precarizzati e ridotti in miseria da paghe inferiori ai minimi salariali anche del quaranta per cento. La legge Biagi è applicata all’interno della CGIL a migliaia di suoi dipendenti del cosidetto “apparato tecnico”. L’ossatura organizzativa della CGIL e delle sue categorie. Conosco casi di giovani magari con due lauree utilizzati dalla CGIL con 700 euro al mese in incarichi di delicata responsabilità esecutiva. Mai assunti direttamente dalla CGIL ma da compiacenti altri organismi che poi li distaccano. Questa realtà dei salari dei nuovi assunti ha calmierato al ribasso tutta la massa salariale italiana come riconosce la stessa CGIL . Nel decennio 2000/2010 si calcola una perdita di circa 5500 euro sui salari anni, una perdita che ha reso difficile la vita delle famiglie e depresso l’economia italiana.
I lavoratori hanno perso molti dei loro diritti e sono tra i più poveri dell’OCSE. In quanto a diritti oramai siamo in fondo a tutte le classifiche, credo che il diritto del lavoro serbo o
polacco sia già migliore del nostro. A questo bisogna aggiungere il peggioramento dei servizi esterni ed il loro rincaro dovuto in grande parte alle privatizzazioni alle quali la CGIL non si è opposta perchè sostenute anche dal PD. Il grande sindacato che fu di Di Vittorio ha assistito quasi inerte alla riduzione in schiavitù di milioni di immigrati specialmente nelle campagne dove le loro condizioni di vita sono state e sono davvero disumane.
Non ho dubbi che la spoliazione continuerà e si intensificherà con Susanna Camusso. Il diritto di sciopero è nel mirino di personaggi come Bonanni ed Ichino che ne reclamano una regolamentazione che di fatto lo abolisce come diritto individuale. Il fatto che gli scioperi generali sono sostituiti da manifestazioni nazionali che si svolgono solo di sabato
(anche quella recente della Fiom) fa temere di una sorta di tacito accordo di autolimitazione. Continuerà il processo di demolizione del contratto collettivo di lavoro e non a favore di contratti di area europea che pure sarebbero indispensabili per fronteggiare le delocalizzazioni ma di accordi personali o locali tipo Pomigliano. Arriveranno anche sorprese sgradevoli dall’INPS e dall’INAIL per l’uso che farà il governo delle deleghe ottenute con la 1441(collegato lavoro). Cambieranno natura giuridica ed i privati aumenteranno il loro peso.
Naturalmente, negli anni di Epifani la CGIL si è gradualmente ma definitivamente “liberata” della sua cultura pacifista ed antiimperialista. Non partecipa da un pezzo, come il PD, alle manifestazioni per la pace tranne quella del tutto anodina della marcia di Assisi. Ha ridotto il suo impegno a favore della Palestina al sostegno di Abu Mazen ma per il resto è diventata assai filoisraeliana. Si è distanziata di molto dalla esperienza dei no global e dei centri sociali che sono ignorati oppure osservati con diffidenza. E’ diventata molto filooccidentale. Sostiene la campagna per la liberazione di Sakineh ma non ha speso una parola per l’uccisione di Teresa Lewis e la prossima esecuzione di altre cinquantadue donne negli USA.
La CGIL non ha alcun rapporto con il sindacalismo di base che pur ha natura profondamente classista e di sinistra ed è costituito da dirigenti che provengono in gran parte dal suo stesso seno.
Oramai è stretta in un reticolo di accordi e di interessi con Cisl UIl ed associazioni padronali. La politica anticlassista della sussidiarietà la sta ponendo gradualmente ma inesorabilmente in una sfera in cui i suoi interessi non coincidono più con quelli dei suoi iscritti.
Pietro Ancona
Sappiamo perfettamente come certe idee, certe convinzioni, col passare del tempo, possano mutare; cambia la realtà che ci circonda e perchè non dovremmo cambiare il nostro modo di agire e pensare in essa? La saggezza popolare ha immortalato questa semplice ma importante conclusione con il motto ” errare è umano, perseverare è diabolico”. Sappiamo anche che in una grande organizzazione come ad esempio la Cgil vi sono infinite differenze comportamentali e attitudinali: in alcuni territori o settori il sindacato è più combattivo, la base militante è ben diversa dai quadri burocratici e così via. Lo sappiamo bene noi che, pochi o tanti che siamo, abbiamo al nostro interno mille traiettorie sindacali diverse, molte delle quali fanno capo alla Cgil.
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