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Il vento della Primavera Precaria

Chi ha la ventura di vivere quest’epoca non potrà certo dire di aver attraversato decenni noiosi e indifferenti. Dopo quasi due secoli di progressi politici sociali e economici improvvisamente, prima lentamente poi sempre con maggiore velocità, il corso della storia sembra invertire la propria direzione e un’ immensa opera di ristrutturazione politico-economica spazza via uno dietro l’altro i diritti fondamentali: le conquiste, i salari dignitosi, uguaglianze, solidarietà e sovranità.

Certo ci sarebbe da questionare sul significato della parola progresso: sulla sua disomogenea distribuzione sia sociale che geografica, su chi ha potuto fruirne i benefici; si potrebbe pure discutere sugli effetti collaterali di questo progresso: l’insostenibilità dell’impatto ambientale di una politica tutta rivolta al consumo sfrenato, l’insostenibilità e sulla fugacità culturale e neurale di un sistema comunicativo che agisce come bombardamento della corteccia celebrale; si potrebbe dibattere a lungo, ma vi è una questione che non può essere elusa.

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Hub Meeting 2.0 – Milano 30/31 Marzo 1 Aprile 2012

Il 2011 è stato un anno che non  dimenticheremo mai, l’anno nel quale è esplosa una molteplicità di  movimenti in diversi territori in faccia al dominio debitocratico della  governance economica, alla sospensione e deprivazione dei nostri diritti  attraverso la dottrina dello shock che ci viene somministrata, e alla  conseguente precarietà materiale ed esistenziale delle nostre vite. Lungo questo ciclo insurrezionale,  dall’Islanda alle ultime sollevazioni in Russia e Ungheria, se qualcosa  si è reso palese è l’avanzato stato di decomposizione dei sistemi  politici e dei loro meccanismi di rappresentanza (non ci rappresenta  nessuno!), così come il loro servilismo al comando capitalista (salvare  le persone non le banche!).

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