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Precarietà, condizione generalizzata

Liberazione – 10 ottobre 2010

Oggi la precarietà è sempre di più oggetto del dibattito politico e della rappresentazione mediatica. Non c’è programma di approfondimento della televisione in cui non si faccia riferimento alla problematica. La crisi economica e finanziaria globale, inoltre, accentuando il processo di precarizzazione, ha incrementato l’attenzione su questo fenomeno.

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Dalla MayDay agli Stati Generali della precarietà

Liberazione – 07 ottobre 2010

La crisi economica e finanziaria continua a battere duro. Il fatto non ci stupisce. Il Governo, con la complicità europea, dopo aver sostenuto per mesi che la crisi era pura invenzione mediatica, promulga prima dell’estate una manovra correttiva alla Finanziaria 2010 di 25 miliardi di euro, colpendo i soliti noti. Immediatamente, Confindustria plaude e si affretta a dire che la ripresa è alle porte. Ripresa, si intende, per i profitti e le rendite, non per il lavoro.

La vicenda di Pomigliano, assunta a simbolo del fallimento delle relazioni sindacali, ci dice molte cose. In primo luogo che diventa impellente fuoriuscire dal ricatto: o lavoro o diritti sul lavoro. Nonostante tale situazione, non si è verificato quella supina e passiva accettazione che si attendeva. La rassegnazione non la fa ancora da padrone. Piuttosto, il senso di impotenza è maggiore nel lavoro terziario, quello meno tutelato (anche dagli ammortizzatori sociali oggi esistenti), più precario e flessibile, sottoposto alla forbice del ricatto ma anche molte volte preso da immaginari individualistici che sviluppano consenso. In secondo luogo, Pomigliano ci dice che in un contesto di precarietà generalizzata (che prescinde la tipologia del contratto di lavoro), la riluttanza a sviluppare capacità vertenziale e propositiva sul tema della riforma del welfare, finalizzata a garantire una continuità di reddito incondizionato a prescindere dalla situazione lavorativa e contrattuale, si è rivelato un drammatico boomerang e ha manifestato tutta la sua miopia.

La risposta della Fiom e l’indizione della manifestazione nazionale dei metalmeccanici del 16 ottobre prossimo rischia di essere debole e parziale se ci si limita a contrastare le politiche repressive in atto
senza avviare in contemporanea una proposta in materia di welfare e precarietà, ovvero reddito e lavoro.

E’ più che mai necessario assumere un punto di vista diverso capace di parlare a quei corpi sociali e produttivi precarizzati. E’ incredibile come oggi ancora più di ieri i precari e le precarie vengano citati, alcune volte evocati ma mai considerati. In cinque anni d’attività il Punto San Precario, agenzia di conflitto, dei precari per i precari, è intervenuto in decine e decine di situazioni lavorative (areoporti, call center, moda, fiera, informazione, cooperative sociali) ove il sindacato è un’ombra, la precarietà dilaga e le parole delle grandi battaglie nazionali sono incomprensibile ai più e non hanno nessuna presa.

Su questo punto, le reti precarie della MayDay, Intelligence Precaria, Uniti contro la crisi, la rete delle realtà operaie che si oppongono in modo autonomo ai processi ristrutturazione delle fabbriche formatasi più di un anno fa, alcuni esponenti del mondo sindacale hanno lanciato nel corso della MayDay 2010 la proposta di welfare metropolitano: garanzia di continuità di reddito incondizionato e libero accesso ai servizi sociali e ai beni comuni.

Ed è partendo proprio dalla necessità di declinare in proposizione politica autonoma tale insieme di rivendicazioni in materia di precarietà e welfare che a Milano si svolgeranno il prossimo week-end 9 e 10 ottobre gli Stati Generali della Precarietà: due giorni di dibattito e discussioni per creare le premesse di una nuova stagione di lotta e di vertenza territoriale a partire da questo autunno.

Purtroppo per noi, siamo in una realtà sociale come quella italiana, nella quale il welfare di fatto non esiste, e laddove esiste, genera storture, dipendenze familiari, iniquità e privilegi. La stessa struttura degli ammortizzatori sociali è ancorata al mondo del lavoro fordista: solo chi aveva da anni un lavoro a tempo indeterminato può oggi sperare di ottenere un sussidio di disoccupazione. Diversi centri di ricerca denunciano che oggi solo il 25% di chi ne avrebbe diritto può ottenere un’indennità di disoccupazione (comunque non superiore agli 800 euro e a scalare) e la quasi totalità dei lavoratori/trici precari ne sono preclusi. Lo strumento della cassa integrazione (ordinaria, straordinaria, in deroga), lo strumento che finora ha consentito più di tutti di garantire per un certo periodo un minimo di reddito, rappresenta oggi una goccia nell’oceano della precarietà ed è vincolata da parametri oggi del tutto inadeguati olte che limitati. L’Italia è, insieme a Grecia e Ungheria, l’unico paese dell’Europa a 27 a non prevedere un intervento di sostegno universale al reddito di ultima istanza. I servizi sociali di base (previdenza, scuola, sanità, asili nido, ecc.) sono stati oggetto di una privatizzazione selvaggia, all’interno di politiche di outsourcing ed sternalizzazione a cooperative private (in nome del principio di sussidiarietà) che ne hanno ridotto la qualità e aumentato i costi per le famiglie.

Di cio non si discute in nessun luogo!

Gli Stati Generali della Precarietà non solo vogliono discutere di questo, ma hanno una duplice ambizione:
1- Creare le basi per un percorso nazionale, intelligente e visionario, radicato nelle lotte e capace di muoversi nel mondo precario con il fine di riprendere le mobilitazioni sui temi dei diritti, sul lavoro e sul reddito: è necessario far percepire alle tante vertenze sulla precarietà e sul reddito che sono oggi e domani in atto – dal settore manifatturiero, a quello pubblico, al terziario – una cornice comune.

2- Dare corpo a questo progetto tramite l’avvio di una campagna nazionale, ma declinata a livello regionale, sul tema della riforma del welfare, che individui nel welfare metropolitano (il welfare del comune) la politica sociale più adeguata alla struttura dell’attuale mercato del lavoro. Esso si basa su due strutture portanti principali. Da un lato, la garanzia ad una continuità di reddito incondizionato a prescindere dalla condizione lavorativa e dallo status professionale e/o sociale e/o di cittadinanza, complementare a qualsiasi altra forma di reddito diretto, come remunerazione della cooperazione sociale produttiva che sta alla base della creazione del valore e oggi espropriata a fini di profitto e rendita privata. Dall’altro, l’accesso ai beni comuni materiali e immateriali, in grado di consentire una piena e libera partecipazione alla vita sociale, tramite la libera fruizione dei beni comuni ambientali e naturali (acqua, aria, ambiente) e dei beni comuni immateriali (conoscenza, mobilità, socialità, moneta, servi sociali primari).

STATI GENERALI DELLA PRECARIETA’. 9-10 ottobre 2010.
Circolo Arci- Bellezza, Via Bellezza 16, Milano.
Informazioni su programma e adesioni: http://www.precaria.org/stati-generali-2010

Intelligence Precaria, Milano

Milano, il call center non paga gli stipendi Rivolta e vittoria

Liberazione – 26 Novembre 2009

I 600 lavoratori Omnia Service più bravi dei sindacati

I lavoratori più bravi dei sindacati. Accade a Milano, dove la rivolta spontanea dei 600 dipendenti di Omnia Service Center (Osc) contro i continui ritardi nel pagamento degli stipendi, si è conclusa in modo vittorioso nel giro di due giorni. La minaccia del blocco del lavoro a oltranza e la scelta dell’assemblea di gestire in prima persona la trattativa con l’azienda hanno indotto Alessandro Gili – l’unico membro del consiglio di amministrazione della Voi City srl (azionista unico di Osc) ancora in carica dopo le improvvise dimissioni di Valentina Serri e Matteo Ferrari – a scendere a patti. I lavoratori sono così riusciti a strappare all’azienda impegni precisi: il pagamento di tutti gli stipendi di ottobre il 30 novembre e di tutti quelli di novembre il 15 dicembre.
«Sono stati i lavoratori di loro spontanea volontà, stufi di essere presi in giro, a prendere in mano la situazione», racconta l’avvocato Massimo Laratro, dell’associazione sindacale Bios, colui che, a livello legale, segue questa vertenza per conto degli ex dipendenti Wind del call center di Sesto San Giovanni (Milano), 275 lavoratori esternalizzati in Osc nel 2007.
Oltre ai contratti con aziende del settore telefonico – ma anche con banche – per dare informazioni telefoniche ai clienti, Omnia Service offre anche servizi di carattere amministrativo. Per otto ore di lavoro su diversi turni, i lavoratori sono retribuiti la miseria di 800 euro al mese. Nel 2007 il lavoro non mancava, ma gli errori del management e una gestione delle risorse poco trasparente hanno via via aggravato la situazione del gruppo.
A dicembre 2008 inizia il calvario: sotto Natale, l’azienda comunica che il pagamento delle tredicesime sarebbe slittato ai primi di gennaio. Dal gennaio 2009 il ritardo nel pagamento degli stipendi diventa sistematico, con i lavoratori costretti ad aspettare il venti del mese successivo, se non addirittura la fine di quel mese, per vedere i propri soldi. La situazione precipita quando ad agosto la Consob, l’organo di vigilanza della Borsa, impugna davanti al Tribunale di Milano il bilancio del 2007. A quel punto – siamo a settembre 2009 – la Osc decide di farsi comprare da una società chiamata Alba Rental srl, costituita da due dipendenti della stessa Omina Network spa. Nel frattempo i lavoratori non hanno ancora ricevuto le retribuzioni di luglio e agosto.
I primi a muoversi sono gli ex Wind, che scrivono alla Wind, debitore in solido a norma di legge. La mossa sembra funzionare, perché il giorno dopo – siamo a fine settembre – Osc paga a tutti le retribuzioni arretrate non corrisposte. Due dei lavoratori che avevano firmato la lettera a Wind vengono però sospesi per alcuni giorni dal lavoro.
A distanza di circa un mese Alba Rental scompare di scena per essere sostituita da un’altra società sconosciuta e costituita dai medesimi soci: Voi City. Il ritardo nel pagamento delle retribuzioni però continua. Fino a tre giorni fa, quando i lavoratori decidono l’interruzione del lavoro e all’unisono scendono nel cortile bloccando il direttore del personale Dr. Puttu, pretendendo un immediato incontro con Gili. Alla richiesta di Puttu di fare un incontro con le rappresentanze sindacali i lavoratori si dimostrano decisi nel chiedere la presenza del manager davanti alla assemblea plenaria. Una scelta che si rivelerà vincente.

Roberto Farneti

Comunicato n°2 – Giornata di riflessione sulla violenza di genere

GENEREalmente Flyer

Domenica 22 novembre 2009 -Dalle 10 alle 17 – Milano, via Pichi 3 (MM  Porta Genova – ex spazio Mimesis)

L’anno scorso durante la Mayday, il primo maggio dei precari e delle precarie, è avvenuto un fatto gravissimo: una violenza sessuale ai danni di una ragazza. Le violenze avvengono in casa, avvengono sul  lavoro, avvengono ovunque, e nemmeno i nostri luoghi ne sono immuni.


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Un autunno Gelido Doppio appuntamento RENATO CURCIO e GIOVANNELLI

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