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Repubblica.it – 31 agosto 2010
Con il carrello pieno di pasta, acqua e pannolini si sono avvicinati alle casse. «Fateci passare, dobbiamo dare da mangiare ai nostri figli». È la nuova protesta dei lavoratori del magazzino del Gs-Carrefour di Pieve Emanuele, che si sono presentati al supermarcato Carrefour di Assago, alle porte di Milano, per protestare contro il mancato pagamento degli arretrati. Un nuovo capitolo, insomma, per quella che i sindacati hanno definito “la Melfi del Nord”.
Avvicinato il direttore del supermercato, funzionari e delegati hanno trattato per avere un anticipo sotto forma di beni di prima necessita. Poi – dopo circa una mezz’ora all’interno – hanno lasciato i carrelli davanti alle casse e sono usciti dal supermercato consegnando volantini.
Da tre mesi i 60 magazzinieri di Pieve hanno la busta paga a zero ore e non vengono fatti rientrare a lavoro. Questo nonostante due sentenze del tribunale del lavoro che danno ragione ai lavoratori. Ieri un incontro in prefettura tra sindacati, Carrefour e consorzio Gemal – che gestisce l’appalto – si è risolto con un nulla di fatto. «La nostra proposta è di reintegrare tutti i lavoratori – ha detto Ettore Montagna (Filt-Cgil) – perché prima di tutto bisogna rispettare le sentenze. Poi si potrà discutere di cassa integrazione». E’ previsto anche l’invio di una lettera all’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.
“In merito alla vertenza in atto nel deposito di Pieve Emanuele, Carrefour specifica ancora una volta che i 64 lavoratori coinvolti non sono, né sono mai stati, dipendenti della società”, fanno sapere dal gruppo francese della grande distribuzione. “Sono dunque improprie le esortazioni al rispetto della legge e delle istituzioni rivolte a Carrefour, che auspica una risoluzione in tempi brevissimi della vertenza in atto nel deposito di Pieve Emanuele tra la cooperativa Rm e i suoi lavoratori e si ponga fine a ogni comportamento contrario alla legalità”.
Corriere.it Milano – 24 novembre 2009
Tensione e assemblee. La protesta sospesa grazie alla mediazione del sindacato
I dipendenti del call center Omnia: resti qui e spieghi quando pagherete
MILANO — «Adesso basta! Questa volta lei resta qui con noi e ci spiega quando arriveranno gli stipendi arretrati». Parlare di sequestro di persona sarebbe troppo. Resta il fatto che ieri, al call center Omnia, periferia Nord di Milano, la tensione è rimasta alta tutto il pomeriggio. Intorno alle 14 i 400 dipendenti in turno hanno «convinto» il direttore del personale, Manuel Putto, a fare chiarezza riguardo il futuro dell’azienda: ormai da un anno gli stipendi vengono pagati a singhiozzo, in questo momento i mesi di ritardo sono due. «Purtroppo non avevo le risposte alle domande che mi venivano fatte», allarga le braccia Putto. Così l’assemblea permanente — il direttore del personale nel mezzo — è rimasta convocata a oltranza. In attesa di qualcuno che intervenisse a chiarire la situazione. Finalmente, alle sei del pomeriggio, è arrivato il presidente dell’azienda, Alessandro Gili. «Vi chiedo di continuare a lavorare. Solo così manterremo le commesse in corso. Al più presto sarà presentato un piano industriale. Da gennaio la situazione tornerà normale», ha detto in sostanza Gili.
Le ragazze e i ragazzi dai mille euro al mese (a tempo pieno) non l’hanno presa bene. «E’ una questione di dignità, il nostro lavoro va rispettato», alzava la voce dal fondo una signora con gli occhiali. «E il mio mutuo chi lo paga?», faceva eco un ragazzo. «Io faccio fatica persino a comprare i pannolini per i miei bambini», sussurrava un terzo, un po’ imbarazzato, al collega sindacalista. Alle otto di sera, grazie alla mediazione del sindacato, l’assemblea si è sciolta con una sorta di ultimatum all’impresa: «O domani mattina alle otto (oggi per chi legge, ndr; ) venite qui e ci assicurate il pagamento degli stipendi, o noi smettiamo di lavorare». «Chi è assunto a tempo pieno in Omnia guadagna tra 950 e 1.100 euro — racconta Guido Trefiletti della Cub, sindacato presente nel call center insieme con la Cgil —. Ormai c’è gente che trova difficile fare il pieno all’automobile per raggiungere il posto di lavoro». «La situazione è troppo tesa.
I dipendenti pretendono chiarezza e progetti chiari. Difficile dare loro torto, molti hanno famiglie da mantenere», si inserisce Paolo Puglisi, Slc Cgil, ancora pressato a tarda sera dai dubbi e dalle domande degli operatori del call center. Omnia service era un’azienda quotata in Borsa che, attraverso una serie di società, dava lavoro in Italia a oltre tremila persone. Di recente ha ceduto le controllate a VoiCity holding, partecipata al 70 per cento da un socio finanziario, la East investment, e al 30 per cento dai manager dell’azienda. Ieri mattina tra i banchi del call center è arrivata la notizia delle dimissioni di due dirigenti e la tensione è diventata ingestibile. Nella sede di via Breda, a Milano lavorano circa 800 persone. Le loro voci rispondono al telefono per conto di Wind, H3G, Mediaset. Altri call center del gruppo si trovano a Roma, Torino, Napoli, Bari.
Rita Querzé
 Le mura del Cral ( circolo ricreativo aziendale dei lavoratori) di Linate sono state colorate da due bellissimi murales che immortalano la working class aeroportuale. In entrambi i murales – sorpresa ! - compare un simbolo a noi caro: l’effige di san precario. La cosa ci sorprende un poco. E non perché San Precario appaia all’aeroporto di Linate. Infatti è anche grazie alle sue continue scorribande che si deve la regolarizzazione di molti/e precari/e (leggi qui, leggi anche qui, e poi qui, e pure qui, ancora qui e infine qui e qui). Il fatto che ci rende curiosi è che la gestione del Cral è condivisa fra varie sigle sindacali e azienda e ad entrambi non piace molto il nostro modo diretto di intervenire nei conflitti fra Sea e lavoratrici. Cosa sarà mai successo?
Lo chiediamo a Gianni Cervone, lavoratore Sea in cassaintegrazione e membro dell’esecutivo del Cral.
A Milano da tempo si respira una brutta aria ma nelle ultime settimane la tendenza al peggioramento si è fatta più decisa. L’inquinamento è alle stelle e respirare è difficile.
I miasmi ci avvelenano e non è solo una questione climatica e ambientale.
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Domenica 22 novembre 2009 -Dalle 10 alle 17 – Milano, via Pichi 3 (MM Porta Genova – ex spazio Mimesis)
L’anno scorso durante la Mayday, il primo maggio dei precari e delle precarie, è avvenuto un fatto gravissimo: una violenza sessuale ai danni di una ragazza. Le violenze avvengono in casa, avvengono sul lavoro, avvengono ovunque, e nemmeno i nostri luoghi ne sono immuni.
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SOS Fornace
Rho, 4 novembre 2009. Il Centro Sociale Fornace di Rho esprime solidarietà
ai lavoratori dell’ex Eutelia di Pregnana che da questa notte hanno
iniziato l’occupazione dello stabilimento e l’assemblea permanente davanti
ai cancelli della sede. A partire da oggi sosterremo attivamente questa
vertenza fornendo il nostro supporto in tutte le forme che i lavoratori
riterranno utili.
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milano.corriere.it - 4 nov 2009
A rischio 200 posti. Una ventina di dipendenti ex Eutelia hanno dormito in fabbrica Prosegui la lettura »
 Flyer
Costruiamo percorsi, saperi, conflitti
per la nostra città e il nostro futuro
Sabato 7 Novembre, ore 14
Cascina Autogestita Torchiera
by cantiere.org
Ad un anno dal maledetto 14 settembre 2008, ad un anno dall’omicidio di Abba: contro un presente di leggi razziste e risposte autoritarie alla crisi, contro ronde e razzisti e un passato che non ha futuro, per il ritiro immediato del pacchetto sicurezza, per una globalizzazione dei diritti per tutte e tutti, costruiamo un mese di mobilitazioni antirazziste!
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