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Una nuova fede sta facendo proseliti tra le elite europee: quella nella flessibilità a tutti i costi e nella distruzione del contratto sociale con i lavoratori che ha tenuto insieme il continente dal dopoguerra. Estratti.
Conoscete la chiesa di San Precario? Anche senza guida non avrete difficoltà a trovarla, e una volta trovata avrete più di un motivo per disperarvi. Perché nella parrocchia di San Precario non c’è posto per la speranza. La grande maggioranza dei parrocchiani vi lavora per uno stipendio da fame per garantire i privilegi dell’alto clero. Un clero che ha sostituito la teologia con l’economia.
I dati sulla crescita scintillano nella parrocchia di San Precario. Il bilancio è sempre in attivo. Com’è possibile? Molto semplice: tagliando i salari e soprattutto vietando ogni forma di solidarietà. Basta con tutti quei costosi contributi sociali che bisognava pagare a pensionati egoisti, pigri disoccupati e malati immaginari. Evviva la minoranza privilegiata.
Com’è fatta la parrocchia di San Precario? L’edificio prevede solo dei muri senza finestre né tetto per proteggere i parrocchiani dalla pioggia o dal sole. Inutile cercare di scalare i muri, ci si rovinerebbe solo le unghie. Sopra l’altare aleggiano le lettere Tina, che in latino moderno vuol dire: There is no alternative – non c’è alternativa.
Ma non pensate che la parrocchia San Precario sia solo il frutto della fantasia di un poeta malinconico. Esiste veramente. A Milano nel 2004 c’è stata la prima processione con l’icona di San Precario. La cosa che colpiva di più era il fatto che il corteo era composto solo da giovani, neolaureati e nuovi disoccupati. Tutti giovani che imploravano clemenza ai piedi di San Precario.
Uno dei significati di precarius è: ottenuto con la preghiera o con la supplica. E di fatto i capricci di questo patrono sono imprevedibili. Oggi getta qualche moneta d’oro in Europa, domani le lancerà con gesto disinvolto ai cinesi o ai nigeriani. Questa si chiama “globalizzazione”. E la globalizzazione è il futuro.
La mai tesi è che la crisi economica e finanziaria che imperversa già da quattro anni in Europa è utilizzata per distruggere le basi della civiltà europea, lo stato assistenziale e la democrazia. Da chi è utilizzata la crisi? Dalla Commissione europea e dalla Banca centrale europea, ma probabilmente anche dal consiglio e, fuori dall’Europa, dal Fondo monetario internazionale, anche se in questa istituzione sta infuriando una lotta feroce sui suoi futuri orientamenti.
Nel frattempo in un numero sempre più grande di stati membri dell’Unione i politici si comportano da missionari, diffondendo il messaggio distruttore con cieco zelo religioso. E le file dei parrocchiani si ingrossano. Ogni giorno in Spagna, Portogallo, Grecia e Italia si può osservare come questo tipo di economia stia soffocando la gioventù.
Nel novembre 2008 il sociologo politico più importante della Germania contemporanea, Jürgen Habermas, ha parlato su Die Zeit di evidente ingiustizia sociale. Un’affermazione che potremmo definire profetica. Le élite al potere hanno rescisso in modo unilaterale la loro grande convenzione tacita con il cittadino, secondo cui la classe dominante poteva accumulare tutta la ricchezza che voleva purché il cittadino qualunque potesse guadagnarsi da vivere e godere di un’adeguata sicurezza sociale. Oggi questo patto è stato rotto.
Secondo i presidenti della Bce Mario Draghi, della Commissione José Manuel Barroso e del Consiglio Herman Van Rompuy, la fine della crisi sta cominciando a prendere forma. Ma i mercati finanziari tengono l’Europa sotto pressione. E per quanto l’Europa si dia da fare, la situazione non cambierà. O cambierà solo per qualche ora, come la volta in cui la Spagna si è vista concedere cento miliardi di euro dalla Bce, o al massimo per un giorno intero o per una settimana.
Da quando Draghi ha ottenuto dal suo consiglio di amministrazione la possibilità di comprare titoli di stato dei paesi in difficoltà attraverso il Meccanismo di solidarietà europeo per ridurre in modo determinante gli interessi su queste obbligazioni, la pressione feroce dei mercati finanziari sembra ridursi. Ma questo significa anche che i paesi che avranno bisogno di questo aiuto saranno costretti a strisciare, a constatare che la democrazia avrà ceduto il posto alla tecnocrazia. La decisione della Bce significa anche creare di fatto del denaro. Potremmo quasi immaginare Draghi mentre sta letteralmente fabbricando banconote. E io che avevo sempre pensato che cose del genere le facesse solo gente come Mobutu!
Draghi contro Beethoven
Non sono solo i populisti, i comunisti o i fascisti ad aver capito che c’è qualcosa di sbagliato nella tattica e nella strategia europea. Anche i comuni cittadini si sentono angosciati, cittadini che non desiderano altro che un alloggio decente, che vogliono avere dei figli, uno stipendio che permetta di far vivere in modo decente la loro famiglia. Ma non ci danno neppure questo, cercano di sottrarci questa piccola felicità e ci spingono con la frusta verso la parrocchia di San Precario.
Un lavoro pagato un prezzo giusto, una piccola casa, una famiglia, sono quelle che definisco delle aspirazioni ragionevoli. Ma ormai si ha l’impressione che solo un’unica razionalità abbia diritto di esistere, la razionalità economica che prevede che la gente ricerchi sempre di massimizzare il proprio profitto.
Questa pace nella propria casa, nel proprio giardino e nella propria cucina, questa ambizione limitata ma sostenuta democraticamente è stata possibile solo grazie a uno dei più grandi risultati della civiltà europea. Mi riferisco allo stato assistenziale o semplicemente alla sicurezza sociale. La sicurezza sociale, così come è stata costruita dal diciannovesimo secolo e soprattutto nel dopoguerra in Belgio, Svezia, Francia, Paesi Bassi e più di recente in Germania, rappresenta il vero tesoro della civiltà europea. Un tesoro prezioso quanto i gioielli delle cattedrali francesi, le sinfonie di Beethoven, i quadri di Vermeer, il Faust di Goethe o i romanzi di Camus.
L’edificazione e il mantenimento della sicurezza sociale esigono una visione strategica, dell’immaginazione, delle conoscenze tecniche, dell’ingegnosità, della razionalità. Doti simili a quelle utilizzate da Beethoven per comporre le sue sinfonie. E quando Draghi dice sul Wall Street Journal che ormai il modello sociale dell’Europa è scomparso e che il contratto sociale del continente è superato, non fa altro che porsi come un nemico di questa civiltà europea. In altre parole, Draghi fa parte dell’alto clero della parrocchia di San Precario.
Traduzione di Andrea De Ritis
http://www.presseurop.eu/it/content/article/3271981-san-precario-patrono-d-europa
Per uno spezzone metropolitano della ri/generazione precaria
La crisi ha un merito: fa comprendere che il mondo del lavoro e del non lavoro stanno sulla stessa barca, e che rischia di affondare. Operai, migranti, atipiche, partite Iva mono-committenti, studenti, disoccupate, tutte e tutti precari. E la precarietà è allo stesso tempo unificante e frammentata. Unificante perché è il modo attuale dello sfruttamento insito nel rapporto di lavoro, fatto di subalternità e ricattabilità. Frammentata, perché ognuno la percepisce in modo diverso. Come reagire? Le forme sindacali non sono adeguate e le proposte dei partiti politici “amici” (si fa per dire) fanno acqua da ogni parte. La cassaintegrazione è scambismo politico e sperequazione.
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Se c’è un’allegoria in grado di descrivere in estrema sintesi la vertenza dei rilevatori del Censimento Istat 2011 è quella del “muro di gomma”. Ovviamente ci riferiamo all’atteggiamento tenuto dall’amministrazione comunale nei confronti appunto dei lavoratori, una strategia che ha imposto alla trattativa un continuo temporeggiamento. Nel calcio si chiamerebbe melina.
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Questa mattina è nato il “Laboratorio piano terra”. Siamo in via Confalonieri, 3 (Milano) nel quartiere Isola, in uno stabile comunale che ospita ai piani superiori diversi abitazioni.
San Precario è tornato nel quartiere dove è nato il 29 febbraio 2004, ed è in buona compagnia.
Piano Terra sarà infatti una casa comune per osservare le metaformosi della metropoli ed animata dalla rete San Precario, dal collettivo OffTopic, dal Comitato No Expo e dai Lavoratori Autoconvocati.
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lunedì, 27 febbraio, 2012 alle 08:00
Sciopero dalle 9 alle 11 in Statale e presidio dalle 17 in piazza Scala: le promesse non portano il pane in tavola
Un lunedì all’insegna delle proteste, per i lavoratori milanesi che, sostenuti dalla nota associazione “San Precario”, chiedono al Comune di Pisapia di mantenere le promesse fatte ai lavoratori precari in campagna elettorale. Le manifestazioni si apriranno alle 9 all’Università Statale, dove fino alle 11 sciopereranno le addette alle pulizie dell’istituto. Dopodiché, alle 17.00 si svolgerà il presidio in Piazza Scala a sostegno dell’ incontro dei rilevatori censimento Istat con il direttore generale del Comune di Milano, Davide Corritore. Nel dettaglio:
LA PROTESTA DELLE ADDETTE ALLE PULIZIE DELLA STATALE – Le addette alla pulizia dell’Università Statale di Milano continuano la loro lotta per ottenere i mancati pagamenti, una certezza di reddito e di futuro per una vita dignitosa indicendo uno sciopero di 2 ore non vedendo nessuna prospettiva e non ricevendo risposte dalla società appaltatrice ne tanto meno dall’Università.
- si tratta di 45 lavoratrici, delle quali sette a tempo pieno, venti a 20 ore settimanali e le rimanenti a 15 ore a settimana.
- E’ da dicembre 2011 che tutte queste lavoratrici non percepiscono il salario e, da febbraio 2012, la nuova società appaltatrice ha ridotto ulteriormente il monte ore senza chiaramente diminuire gli spazi da pulire.
- Durante lo sciopero si darà vita ad una processione precaria “benedetta da San Precario”, al fine di sensibilizzare il mondo universitario sulle condizioni di lavoro e di non pagamento dei salari di coloro che lavorano quotidianamente nell’ateneo da 20/30 anni.
- Con le lavoratrici sfileranno gli studenti precari della facoltà e flc-cgil, che ha previsto anche uno sciopero concomitante dei lavoratori della statale.
- La protesta si svolgerà dalle 9 alle 11
IL PRESIDIO DEI RILEVATORI DEL CONSIMENTO ISTAT – Il presidio inizierà alle 17 di oggi in piazza della Scala.
- Una delegazione dei rilevatori del censimento Istat, accompagnata dall’ avvocato del Punto San Precario, incontrerà il Direttore Generale Comune di Milano, Davide Corritore. Corritore, dopo l’incontro del 17 febbraio scorso durante il quale ha ricevuto le richieste dei precari del censimento, dovrebbe rilanciare oggi le proprie proposte. Le rivendicazioni dei rilevatori rimangono:
1) – Rivedere il contratto firmato poiché illegale, iniquo e discriminatorio;
2) – La volontà di aprire un tavolo di trattativa per discutere il contratto e le rivendicazioni;
3) – Il diritto ad essere pagati non solo per il censimento Istat in corso ma anche per il Censimento delle Abitazioni fatto nell’ aprile 2011;
4) – Rivedere l’organizzazione del front office che attualmente causa code e ore di attesa;
5) – Rivedere l’ organizzazione delle uscite in campo (abitazione per abitazione);
6) – Definire un fisso mensile sia per i rilevatori al front office sia per quelli in campo;
7) – Il diritto ad organizzarsi sindacalmente come previsto dallo Statuto dei Lavoratori.
- In Piazza Scala ad aspettare l’esito colleghi rilevatori vi saranno i precari del Comune di Milano, che con azioni e sorprese cercheranno di sensibilizzare, informare e comunicare ai passanti tutto quanto è stato promesso loro dal Sindaco Pisapia, durante la sua campagna elettorale, e non mantenuto.
Da Cronaca Milano:
http://www.cronacamilano.it/cronaca/22115-protesta-precari-milano-lavoratrici-universita-statale-e-rilevatori-istat-pisapia-mantenga-le-promesse-elettorali.html
Questa mattina più di cento persone, tra lavoratori e lavoratrici delle pulizie, dipendenti e studenti della Statale si sono ritrovati in presidio davanti all’ingresso dell’università per supportare lo sciopero indetto per oggi dagli addetti alle pulizie e benedetto da San Precario.
Dopo aver dato vita ad un partecipato presidio, una processione precaria ha attraversato l’interno dell’ateneo, i corridoi, i chiostri e le aule gremite di studenti che, tra lezioni e lauree, sono stati finalmente informati della situazione, creando un ponte tra la precarietà e le condizioni di lavoro che oggi vivono i lavoratori in mobilitazione e che domani colpirà studenti e lavoratori con sempre meno tutele.
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Sei precario/a o sei disoccupato/a? Hai meno di 33 anni e risiedi a Milano? Il Comune di Milano ti regala un abbonamento ATM gratis per un anno. L’iniziativa si chiama Milano viaggia con te e detta così non è niente male, vero? Però solo i primi 1600 fortunati avranno accesso all’abbonamento gratis. Infatti il comune ha stanziato 500.000 euro. Prosegui la lettura »
da L’Espresso
Censimento, “contratti illegali”
di Gianluca Schinaia – FpS Media (16 febbraio 2012)
Oggi sono quasi un centinaio i rilevatori milanesi attivi nella protesta: hanno creato un blog, poi video promozionali, quindi marce di protesta simboliche e sit-in, tra cui uno davanti al Teatro La Scala. E infine assemblee organizzate, osteggiate anche dalle forze dell’ordine, come racconta Gianluca Cangini, uno degli attivisti milanesi: «Ho fatto richiesta ufficiale per svolgere il 30 gennaio scorso un’assemblea in un locale del Comune. Abbiamo mandato un fax all’assessore di riferimento, al dirigente dell’Istat, al diretto responsabile del sevizio: non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Fino alle 15 del giorno stesso, quando l’assemblea era prevista alle 17, solo allora ci è stato detto che non potevamo in quanto non dipendenti del Comune: non c’era più tempo per spostare la riunione e gli operatori dell’ufficio ci hanno gentilmente concesso di svolgerla ugualmente. A un certo punto è arrivato un funzionario del Comune e poi la Digos a metà dell’assemblea dicendo che non era autorizzata e che dovevamo andarcene».
Successivamente i rilevatori hanno scioperato davanti alla sede di via Marsala, spiegando ai cittadini il perché della loro protesta. Una strategia concreta e diversificata che ha portato al risultato di un incontro ufficiale che si terrà il prossimo 16 febbraio, su invito diretto del direttore generale del Comune di Milano Davide Corritore, uomo-chiave della strategia comunicativa che ha portato Giuliano Pisapia alla guida di Palazzo Marino.
D’altra parte, il contratto illegittimo denunciato dai rilevatori era stato preparato dall’ex giunta di Letizia Moratti. Ma in ogni caso, grazie al sostegno del Movimento San Precario, i rilevatori hanno condotto una strategia che pare porterà ad una risoluzione positiva della faccenda.
L’esempio di Milano è stato recepito da Latina. «All’inizio di novembre», spiega Cristian Iannuzzi, uno dei rilevatori della città laziale, «il Comune ci ha convocato per firmare il contratto, assicurandoci che nel giro di qualche giorno ce ne avrebbe restituito una copia insieme al tesserino, indispensabile per poter andare casa per casa». Invece niente tesserino, niente contratto, niente anticipi. Eppure i rilevatori hanno svolto il loro lavoro, per di più senza copertura assicurativa e mettendo di tasca propria i soldi per la benzina o la cancelleria. Anche in questo caso, secondo i rilevatori, il funzionario dell’Istat ha assicurato che il Comune di Latina ha già ricevuto un anticipo, utile quindi a pagare i rilevatori. Così i lavoratori laziali hanno chiamato Milano e chiesto consigli su come procedere.
Presto potrebbe succedere anche a Bari, dove i rilevatori sono pagati tra i 3 e i 6 euro lordi per questionario: prestazione occasionale e auto-muniti (neanche i rimborsi per i mezzi pubblici). Rapporto di lavoro occasionale e meno di 6 euro a questionario anche per i rilevatori di Pescara, Modena, Torino e Messina. Mentre a Palermo almeno c’è una retribuzione fissa di circa 300 euro al mese che si aggiunge a quella variabile sul numero di questionari compilati. Viene da chiedersi come sia possibile che nel capoluogo siciliano come a Bologna si riesca ad assicurare un fisso ai lavoratori, mentre ciò non succeda nelle altre città, visto che l’Istat paga nello stesso modo a prescindere dalle località. E soprattutto dove i prossimi rilevatori si animeranno per protestare contro il proprio comune di riferimento. A Milano suggeriscono che la chiamata di Latina non sia stato un episodio isolato: ormai i lavoratori precari sono autonomi anche nelle proteste. E indipendenti dai sindacati.
Rilevatori censiemento ISTAT incontrano il direttore generale Davide Corritore
Giovedì 16 Febbraio Ore 17.00 – Presidio Piazza della Scala
Finalmente un segno dopo mesi di richieste Davide Corritore Direttore Generale del Comune di Milano incontrerà una delegazione di rilevatori del censimento Istat accompagnati dall’ avvocato del Punto San Precario.
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(occhio ai link!) Le idee di riforma del mercato del lavoro sono mostruose e sanciscono di facto la precarietà permanete. La riforma degli ammortizzatori sociali sembra fatta da un cinico matematico che, con un gioco a somma zero e cambiando l’ordine e il nome degli addendi, cancella sigle e ne inventa di nuove. Via la cigs e la mobilità, via l’indennità di disoccupazione e dentro il rd, il reddito dei disoccupati, ovvero l’assegno degli sfigati.
Costruiscono opere faraoniche, inutili come le tav, comprano aerei superaccessoriati, ma i soldi per i precari e i disoccupati non ci sono. San Precario sa cosa vuole.
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